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Omicidio Vannini, Anm: "Linciaggio mediatico per pm D'Amore"

20 febbraio 2020 | 13.14
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"Alle Iene data pubblica lettura di atti riservati del procedimento disciplinare che la riguarda, atti dei quali i conduttori del programma sono entrati in possesso con modalità ancora da chiarire"

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"Nei giorni scorsi la nostra collega Alessandra D'Amore è stata fatta oggetto di una campagna mediatica che ha assunto i contorni di un vero e proprio linciaggio. Nel corso della trasmissione televisiva "Le Iene", nella serata del 13 febbraio, è stata data pubblica lettura di atti riservati del procedimento disciplinare che la riguarda, atti dei quali i conduttori del programma sono entrati in possesso con modalità ancora da chiarire". Lo afferma in una nota la giunta distrettuale di Roma e del Lazio della Anm in merito alla vicenda che riguarda il pm titolare dell’indagine sul caso dell’omicidio di Marco Vannini. "La collega è stata indicata - prosegue la nota - come responsabile dei provvisori esiti, sgraditi, della relativa vicenda giudiziaria, imputati a sue non meglio precisate asserite negligenze. A ciò è seguita una forte ed indebita esposizione mediatica della nostra collega, che ha subito insistenti appostamenti e pedinamenti dalla troupe televisiva della trasmissione".

L’associazione magistrati sottolinea che "è diritto incomprimibile di ciascuno criticare liberamente i provvedimenti giudiziari relativi a ciascuna fase del processo. Perché questo diritto sia esercitato in modo pieno e consapevole , è dovere dei mezzi di informazione fornire una rappresentazione fedele e corretta dei fatti. Fermo restando che i fatti verranno accertati nelle sedi proprie – continua l’Anm - a fronte di una iniziativa disciplinare ancora nella fase iniziale, e all’indomani, peraltro, della decisione della Cassazione che ha rinviato per nuova valutazione al giudice di appello, appare assolutamente pretestuoso indicare la collega come responsabile degli esiti dei gradi successivi del giudizio, e inaccettabile attivare una persecuzione mediatica di tale portata nei suoi confronti, tramutando la critica in aggressione. E’ contrario alle più elementari regole del vivere civile attivare un circuito di dileggio mediatico e di persecuzione del singolo magistrato per l’attività da lui svolta, tanto più sulla base di una sua narrazione artefatta del suo operato".

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