cerca CERCA
Lunedì 16 Maggio 2022
Aggiornato: 11:37
Temi caldi

Papa al clero di Roma: colpito dalle accuse contro un gruppo di voi. Chiedo scusa

06 marzo 2014 | 15.34
LETTURA: 4 minuti

alternate text

Papa Francesco assicura la sua vicinanza al gruppo di sacerdoti romani, investito dall'accusa di prostituzione minorile. "Sono stato molto colpito e ho condiviso il dolore per le accuse fatte contro un gruppo di voi - sottolinea il Papa all'inizio dell'incontro con il clero di Roma nell'Aula Paolo VI in Vaticano - Ho visto il dolore di queste ferite ingiuste: una pazzia. Voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio". Le frasi di Jorge Mario Bergoglio si riferiscono a un caso sollevato alcuni mesi fa, quando un sacerdote, poi arrestato per calunnia, accusò un gruppo di preti romani per un preteso giro di prostituzione minorile.

"Voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vostro vescovo ma come Papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico". Una vicenda, assicura Francesco, che "non è stata dimenticata. Si studia il problema perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia, vi chiedo scusa per questo".

Sempre rivolto al clero romano, il Papa ricorda che "il prete è chiamato ad avere un cuore che si commuove: i preti asettici, 'da laboratorio', non aiutano la Chiesa". Il Papa torna poi a definire la Chiesa come "un ospedale da campo, che cura le ferite. C'è tanta gente ferita: dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa - ammette Francesco - Gente ferita dalle illusioni del mondo. Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente".

E ancora. I preti, quando confessano i fedeli, non devono essere "né lassisti, né rigoristi". Sottolinea allora Francesco: "La vera misericordia si fa carico della persona, l'ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione e l'accompagna nel cammino della riconciliazione. Né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità, non santificano il prete e non santificano il fedele. La misericordia invece accompagna il cammino della santità e la fa crescere".

Spazio anche a una 'confessione' personale. Papa Francesco racconta di quando a Buenos Aires è venuto a conoscenza della morte di padre Aristide, "un grande confessore", ultranovantenne. "Andai nella sua chiesa, scesi nella cripta e vidi che c'erano solo due vecchiette accanto alla bara, senza nessun fiore - racconta -. Ho cominciato a preparare bene la bara, con i fiori; e allora ho notato il rosario che aveva in mano. Subito mi è venuto in mente, da quel ladro che tutti noi abbiamo dentro, di prendere la croce di quel rosario, staccandola con un po' di forza. L'ho guardato e gli ho detto 'dammi la metà della tua misericordia!'. Ho sentito una cosa forte che mi ha dato il coraggio di fare quel gesto e quella preghiera''. ''Ho messo in tasca quella croce e l'ho portata sempre con me. Ma ora che le camicie del Papa non hanno tasche, io porto sempre una busta di stoffa piccola e da quel giorno fino a oggi quella croce è sempre con me. E quando mi viene un cattivo pensiero contro una persona, la mano mi va sempre lì e sento la grazia: mi fa bene!", conclude il suo racconto Francesco, tra un'autentica ovazione di tutta la platea di sacerdoti.

Infine il riconoscimento ai sacerdoti italiani. "Se l'Italia è ancora tanto forte, non è per noi vescovi ma per i parroci. I preti d'Italia sono bravi: non è per darvi un po' di incenso che ve lo dico...", assicura il Papa.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza