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Papa: "I cristiani siano gioiosi, non abbiano un volto da veglia funebre..."

13 dicembre 2020 | 15.45
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(Afp)

di Enzo Bonaiuto

La Chiesa, in particolare i suoi rappresentanti più elevati nella gerarchia vaticana, possono coerentemente annunciare il Vangelo e il messaggio di Cristo soltanto se ci si allontana da una dimensione da un canto autoreferenziale e dall'altro mondana della vita personale ed ecclesiale. A sottolinearlo è Papa Francesco, durante l'Angelus in piazza San Pietro.

"Quanti nella Chiesa sono chiamati ad annunciare Cristo agli altri, possono farlo solo nel distacco da sé stessi e dalla mondanità, non attirando le persone a sé ma orientandole a Gesù - chiarisce infatti il Pontefice - Ecco la prima condizione della gioia cristiana: decentrarsi da sé e mettere al centro Gesù".

Il Papa spiega che "questa non è alienazione, perché Gesù è effettivamente il centro, è la luce che dà senso pieno alla vita di ogni uomo e donna che viene a questo mondo: è lo stesso dinamismo dell’amore che mi porta a uscire da me stesso non per perdermi, ma per ritrovarmi mentre mi dono, mentre cerco il bene dell’altro".

Il Pontefice assicura che "più il Signore è vicino a noi, più siamo nella gioia; più Lui è lontano, più siamo nella tristezza. L’invito alla gioia è caratteristico del tempo di Avvento: l’attesa che viviamo è gioiosa, un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto, ad esempio un parente o un amico che non vediamo da tanto tempo".

E "questa dimensione della gioia emerge specialmente oggi", nella terza domenica d''Avvento detta del 'Gaudete'. Gioia che richiede ai cristiani di "non avere un volto da veglia funebre...". Anche nei "momenti bui", avverte Papa Francesco, perché "il cammino della gioia non è una passeggiata".

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