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Pentagono: "Uccisi leader dell'Is legati agli attacchi di Parigi"

29 dicembre 2015 | 17.26
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Soccorritori impegnati dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi(foto Afp) - AFP

C’è anche il francese Charaffe al Mouadan, conosciuto come Souleymane, tra i leader dello Stato Islamico uccisi lo scorso 24 dicembre in un raid aereo della coalizione anti terrorismo guidata dagli americani. "Nell'ultimo mese abbiamo ucciso 10 leader dell'Is con raid mirati, fra cui persone che pianificavano attacchi esterni e alcune delle quali coinvolte negli attentati di Parigi", ha detto il portavoce del Pentagono colonnello Steve Warren.

Mouadan era una delle menti degli attentati parigini, “direttamente collegato”, secondo Warren, a colui che viene considerato il capo operativo di quelle stragi, Abdelhamid Abaaoud, morto in un raid della polizia a Saint Denis. Souleymane, come tutti lo chiamavano, era un amico d’infanzia di Samy Amimour, uno degli attentatori del Bataclan, morti in quell’occasione. Nei giorni scorsi lo avevano tirato in ballo i ricordi di uno dei sopravvissuti alla strage, che agli inquirenti ha raccontato che, nelle ore in cui era intrappolato nella sala da concerto, uno degli attentatori ha fatto il suo nome.

"Mouadan era attivamente impegnato a pianificare attacchi contro l'Occidente. Continueremo a dare la caccia ai leader dell'Is che ispirano attacchi contro gli Stati Uniti e l'Occidente", ha sottolineato ancora il portavoce del Pentagono.

Figlio di due marocchini, Mouadan era nato il 15 ottobre 1989 a Bondy, nella banlieue parigina, ricordano i giornali francesi. Cresciuto a Drancy, un'altra località della periferia nord est di Parigi, fin da ragazzo era diventato amico di Samy Amimour, uno dei tre terroristi suicidi che hanno ucciso 90 persone al Bataclan nella tragica notte del 13 novembre. Ieri le Parisen aveva diffuso alcune agghiaccianti mail della moglie 18enne di Amimour, Kahina, che si diceva orgogliosa della strage compiuta dal marito.

Nel 2012 Mouadan, Amimour e un terzo amico, Samir Bouabout, furono fermati dalla polizia francese e accusati di voler partire per combattere come jihadisti in Yemen o Afghanistan. I tre si erano radicalizzati su Internet e Mouadan aveva seguito nel marzo 2012 dei corsi di tiro a segno sportivo in un club della polizia. A quanto riferisce Le Figaro, si era munito anche di materiale paramilitare e aveva ottenuto un prestito di 20mila euro. Nel 2013, Mouadan era riuscito a raggiungere lo Stato Islamico in Siria. Negli ultimi due anni e fino a poche settimane fa era molto attivo su Twitter. La settimana scorsa il quotidiano Le Parisien aveva rivelato che un testimone della strage del Bataclan aveva riferito di aver sentito uno dei terroristi che chiedeva ad un altro in francese se "pensava di sentire Souleymane".

L'uccisione di dieci comandanti fa parte della strategia di schiacciare "la testa del serpente" dell'Is, ha detto il colonnello Warren. Fra gli altri capi dell'Is uccisi vi sono il comandante e il suo vice della provincia di Kirkuk, il leader di una unità che piazzava ordigni esplosivi, un alto funzionario per affari finanziari a Mosul, un comandante sul campo a Tal Afar, un esperto di computer cresciuto in Gran Bretagna e quattro coordinatori di operazioni esterne, due dei quali legati agli attentati del 13 novembre a Parigi. Uno di questi sarebbe Abdul Qader Hakim, morto in un raid aereo a Mosul, in Iraq, il 26 dicembre.

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