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Pm Di Matteo: "La mafia è ancora pericolosa'

04 maggio 2017 | 15.34
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Il pm Di Matteo (a destra)

"La mafia è un fenomeno criminale che, da troppo tempo e con sempre maggiore evidenza e diffusione, costituisce un grande pericolo, insidioso, nascosto e troppe volte colpevolmente sottovalutato, che compromette di fatto fondamentali principi di libertà e democrazia". E' la denuncia del pm antimafia di Palermo Antonino Di Matteo. Il magistrato avrebbe dovuto partecipare a un incontro all'università inglese King's College ma poi la trasferta è saltata perché la Gran Bretagna ha negato la scorta armata al pm. Ecco alcuni stralci dell'intervento che Di Matteo avrebbe dovuto fare in Inghilterra. "Per questo al silenzio, alla indifferenza, alla rassegnazione dobbiamo contrapporre la conoscenza approfondita, il dibattito, la diffusione e condivisione delle esperienze - dice - Sono orgoglioso che un magistrato italiano abbia oggi l’occasione, in un così autorevole consesso del Regno Unito, per stimolare un momento di riflessione sulla necessità di considerare la questione mafiosa un grave problema globale, certamente non più circoscritto ad alcune regioni del meridione d’Italia".

"Il mio è il Paese in cui l’organizzazione mafiosa più forte, Cosa Nostra, ha avuto origine, per espandersi nel tempo, come un cancro inarrestabile, in altre parti d’Europa e del Mondo". "Italia è il Paese che, più di ogni altro, negli ultimi quarant’anni ha pagato un prezzo altissimo con una scia infinita di stragi ed omicidi eccellenti - prosegue - Sono stati uccisi Giudici, Pubblici Ministeri, importanti esponenti politici (appartenenti sia a forze di opposizione che di governo) alti funzionari dello Stato e ufficiali delle forze di Polizia, imprenditori, giornalisti, sacerdoti".

"Una lunga teoria di vittime, spesso uccise dopo che in vita avevano dovuto subire condizioni di isolamento e delegittimazione perfino nel rispettivo ambiente istituzionale o professionale nel quale operavano - prosegue - Una tragica serie di delitti in relazione ai quali, come hanno fatto emergere le indagini ed i processi, si sono saldati interessi mafiosi ed interessi e responsabilità, di uomini, di ambienti, di gruppi di potere estranei a Cosa Nostra ma collusi con i mafiosi".

Il pm Antonino Di Matteo prosegue: "Non dobbiamo mai dimenticare questa triste realtà ma dobbiamo trovare, nella consapevolezza di ciò che ho ricordato, la forza della reazione. Il mio è il Paese – consentitemi di rivendicarlo con orgoglio – che, prima e meglio di ogni altro, ha saputo reagire. Non solo con il sacrificio personale e l’eccellenza professionale di molti magistrati e investigatori ma, in un contesto più generale, con un sistema, progressivamente consolidatosi, di norme, in materia penale, processuale e penitenziaria, che (pur senza mai compromettere i fondamentali diritti della persona) oggi costituisce una efficace, seppur certamente perfettibile, arma di individuazione e repressione dei crimini di mafia".

"Norme come quelle sulla specificità del reato di associazione mafiosa (rispetto ad ogni altra forma di associazione a delinquere per commettere delitti), sul sequestro e la confisca dei patrimoni di sospetta origine mafiosa, sui benefici processuali e la protezione di collaboratori di giustizia, sul procedimento giudiziario autorizzativo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, sul regime carcerario differenziato per i capi detenuti dell’organizzazione (finalizzato ad evitare ogni possibilità di contatto diretto o indiretto con gli affiliati in stato di libertà), costituiscono nel loro insieme un sistema che altri Paesi, non solo europei, guardano come punto di riferimento per adeguare la loro legislazione e renderla più idonea a contrastare la globalizzazione delle mafie e dei loro capitali.mente convinto che anche in Paesi come il vostro che, per numero ed importanza strategica di centri di interesse economici e finanziari, costituisce fertile polo di attrazione di capitali illeciti, sia oggi necessaria la conoscenza e lo studio delle caratteristiche più autentiche del fenomeno mafioso, anche in funzione, come è avvenuto in Italia, dell’auspicabile creazione, nell’ambito giudiziario ed in quello delle forze di polizia, di uffici specializzati e dediti esclusivamente al contrasto alla criminalità organizzata".

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