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Polizia Postale a cittadini: ''Attenzione, falsi green pass non sono utilizzabili e si rischia denuncia''

09 agosto 2021 | 16.16
LETTURA: 3 minuti

'colpo a mercato illegale green pass ma fenomeno non è debellato'

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''Le indagini vanno avanti per individuare i gestori dei canali. Questo è solo il primo step dell'attività, che ovviamente continuerà perché il fenomeno è tutt'altro che debellato. Speriamo di stroncare subito questo mercato e puntiamo a far crollare la domanda a fronte di un'offerta che esiste ed è ancora sostenuta seppur abbondantemente defalcata dall'operazione che abbiamo condotto''. Così all'Adnkronos Ivano Gabrielli, direttore del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, sull'operazione 'Fake Pass' contro il commercio online di falsi passaporti sanitari condotta dalla Polizia Postale che ha portato al sequestro di 32 canali Telegram.

''L'indagine è partita dal monitoraggio, che era doveroso nel momento in cui ci sono stati i primi decreti sul green pass - spiega Ivano Gabrielli - C'era già del 'rumore' in rete che stavamo notando e nel momento in cui il green pass è divenuto obbligatorio per alcuni servizi, immediatamente alcuni canali che conoscevamo, perché sono dedicati a commerci illeciti, sono stati tutti riconvertiti alla vendita di green pass fasulli. Altri sono spuntati dopo, fino a una fotografia che abbiamo fatto qualche giorno fa di 32 canali, per i quali è stato richiesto il sequestro preventivo da parte della procura di Roma e che è stato concesso dal gip''.

''L'attività ha portato a denunciare quattro persone che sono state perquisite - sottolinea il direttore del Cnaipic - Due erano minori, 17enni molto 'skillati' dal punto di vista informatico con una buona confidenza anche con gli strumenti di pagamento in moneta virtuale''.

'venduti almeno 30 green pass ma su canali illeciti informazioni chieste da migliaia di utenti'

Alcuni certificati verdi falsi, almeno 30, erano stati già venduti a prezzi che vanno dai 150 ai 500 euro. ''Al termine dell'analisi del materiale sequestrato produrremo un'ulteriore informativa di reato sulle persone che hanno acquistato il green pass, ovvero circa una trentina di persone che hanno già pagato che abbiamo individuato sui canali monitorati - aggiunge Ivano Gabrielli - Potrebbero essere di più e non sappiamo se poi effettivamente abbiano ricevuto il falso passaporto sanitario. E' una cosa che stiamo verificando ma certamente ci sono migliaia di persone che frequentano quei canali e chiedono informazioni sui green pass''.

Il direttore del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche spiega come queste certificazioni verdi, ''documenti farlocchi, non siano assolutamente spendibili'' perché ''come abbiamo detto tante volte sono difficilmente riproducibili''.

In primo luogo, spiega Gabrielli, ''l'app C19, che legge il green pass, fa l'incrocio in tempo reale dei dati presenti in banca dati. Quindi il qr code che viene creato abusivamente ha dentro pochissimi dati che emergono se viene letto con un lettore di qr code ma non con l'app C19, che fa più di un incrocio. Inoltre il passaporto sanitario è dotato di certificato elettronico rilasciato dal ministero della Salute, che ovviamente non potrà mai essere riprodotto in un green pass falso''. Per riuscire ad avere una certificazione verde utilizzabile, aggiunge, ''i criminali dovrebbero entrare abusivamente all'interno della banca dati ma stiamo parlando di un'attività che presuppone una grande complessità''.

'attenzione falsi green pass non sono utilizzabili e si rischia denuncia'

''Quello che vogliamo far capire ai cittadini è che è inutile acquisire il green pass in modo illecito perché non è spendibile, si buttano via dei soldi alimentando un mercato allucinante - sottolinea il direttore del Cnaipic - inoltre i dati che vengono richiesti per l'emissione del green pass vanno ben oltre il nome e cognome: ci sono tessere sanitarie, fotocopie di documenti, tutto quel materiale va in mano a delinquenti che possono farne l'uso che ritengono''.

''Quindi - è l'appello di Gabrielli - stiamo molto attenti: c'è il rischio di non ricevere nulla o qualcosa di non utilizzabile, il rischio di vedersi denunciati per concorso in falso in atto pubblico e di cedere i proprio dati sensibili a persone che poi possono usarle per commettere altri reati''.

(di Giorgia Sodaro)

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