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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

24 aprile 2014 | 09.42
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Roma, 24 apr. (Labitalia) - ''La norma di contrasto alle dimissioni in bianco cerca di realizzare quel difficile equilibrio tra gli interessi contrapposti delle parti a cui tutta la riforma mira. Essa può essere efficace o meno, ma esiste dal luglio 2012. Non ha quindi senso ignorarla e presentare un disegno di legge in modo trionfalistico come grande segno di civiltà''. Lo scrive in una lettera al 'Corriere della Sera', l'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

''Questa è propaganda ideologica -continua Fornero- non seria e trasparente democrazia''.

Fornero, quindi, conclude che si può dire ''che la norma non funziona e che occorre migliorarla. O anche che è tutta sbagliata. Non si può però far finta che non esista''.

"Nel mondo dell'impresa la velocità è tutto e, purtroppo, devo dire che ancora una volta i tempi della politica non coincidono con quelli del lavoro. E poi questo tira e molla parlamentare rende ancora più complicato le nostre scelte: difficile assumere in una situazione che è al di fuori di un quadro di certezze. Se va avanti così c'è il rischio di trovarci di fronte ad un'occasione persa". Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e di Conserve Italia, azienda del settore agroalimentare che fa parte del mondo delle coop bianche, in un'intervista a 'La Stampa'.

"La mia preoccupazione -insiste Gardini- è che il decreto venga stravolto e che la macchina che dovrebbe correre veloce per sbloccare occupazione finisca impantanata in una palude. Il testo è stato approvato dalla Camera ma va al Senato con l' impegno di modifiche che renderanno necessario un altro passaggio a Montecitorio. Il decreto scade il 20 maggio, mi auguro che rispettino i tempi".

"Il ministro Poletti ha proposto una mediazione: gli veniamo incontro sul tema del massimo di cinque contratti a tempo determinato nei 36 mesi, ma non cediamo sulla questione dell'apprendistato. Perché imporre una formazione pubblica, visto che il mestiere si impara sul posto di lavoro?". Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, in un'intervista al 'Corriere della Sera', sul dl lavoro.

"Le contraddizioni esplose all'interno del centrosinistra -continua Lupi- hanno peggiorato un testo che inizialmente era ottimo. Ma non possiamo seguire la deriva demagogica e populista di certa sinistra: il governo Renzi deve caratterizzarsi per la concretezza delle sue proposte e in questa partita riformatrice ognuno deve fare la propria parte".

"Diciamo -conclude Lupi- che il testo originario, uscito dal Consiglio dei ministri, era da dieci e lode. Questo è da sette ma in Senato lavoreremo su alcuni punti per garantire ancora di più il criterio della flessibilità in modo da consentire alle imprese di tornare ad assumere tenendo presente quello che Marco Biagi ha sempre detto: il nostro primo dovere morale è rimettere i giovani nel mercato del lavoro".

"Nel Sud c'è una forte imprenditorialità simile ma diversa da quella del Nord Italia. La similitudine sta in ottimi imprenditori e in forti imprese che si individuano facilmente anche solo considerando l' elenco dei Cavalieri del lavoro e gli organi di governo delle associazioni imprenditoriali. Sono imprese che esportano e innovano. La diversità consiste nel fatto numerico rispetto al Nord dove il reticolo produttivo è a maglie strette mentre al Sud è frammentato". Lo scrivono gli economisti Alberto Quadrio Curzio e Marco Fortis su 'Il Sole 24 ore'.

"Un quesito è dunque: perché il numero delle imprese forti e innovative non cresce al Sud in modo da creare una massa e una rete che trasformi quella economia? Istituzioni. La risposta va cercata qui e la soluzione consiste nel trasformare le istituzioni portando nelle stesse una «logica industriale». Solo così ci si potrà sottrarre alla discrezionalità di interventi finanziari che nascono e finiscono spesso in quell' assistenzialismo di cui le risorse umane del Mezzogiorno non hanno necessità".

"Devo dire che come relatore ho vissuto un atteggiamento piuttosto ambiguo da parte di Ncd". Carlo Dell' Aringa (Pd), relatore del decreto lavoro, parla con l' Unità mentre in aula prosegue la chiama sulla fiducia.

"Per tutta la fase della discussione -continua Dell'Aringa- in commissione Ncd si è detto contrario a qualsiasi forma di emendamento, nella convinzione che non si dovesse modificare il testo originario. Con una posizione di questo genere era difficile coinvolgerlo in qualche tipo di mediazione. Quindi di fatto non c'è stato un confronto. Poi solo alla fine, appena 5 minuti prima di andare in aula, è sembrato che ci fosse la volontà di mediare. Se l' avessero detto qualche giorno prima, forse si riusciva a trovare una soluzione di compromesso anche con Ncd. Fattogli ultimi 5 minuti, è forte la tentazione di piantare le proprie bandierine".

"Se i punti restano quelli esposti due giorni fa -continua il deputato- credo che il compromesso sia a portata di mano. Perché quelle modifiche hanno una loro rilevanza, ma nessuna mette in discussione l' impianto di quello che è uscito dalla commissione, così come la commissione non ha stravolto l' impianto del decreto. In Senato si può trattare, ma attenzione che se poi si rilancia sorge il problema dei tempi e ci si assume una grossa responsabilità, perché le imprese vogliono questo decreto. Chi si comporterà in modo tale da intralciare l' approvazione si troverà in grande difficoltà".

"Sono due anni e mezzo che aspettavo questo momento, che come Regione parliamo di riconversione ecologica dell' acciaieria con tecnologie all' avanguardia. Diamo una prospettiva ad un intero territorio e vogliamo che tutti i lavoratori siano coinvolti nella bonifica con un grande contratto di solidarietà. Ma se siamo arrivati a firmare questo Protocollo lo dobbiamo a loro che in questa vicenda sono statila vera classe dirigente. E non certo a un bel pezzo del capitalismo italiano: se gli avessimo dato retta a quest' ora a Piombino l' area a caldo sarebbe un capitolo chiuso". Così il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un'intervista a 'L'Unità', sul caso Piombino.

"Adesso Matteo Renzi si affida al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Ma vedrà che sarà costretto a occuparsi di Alitalia in prima persona. Abbiamo già migliaia di cassintegrati da riassorbire, se l' azienda non riprende a crescere e continua il declino saranno guai loro e di chi gli va appresso". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, in un'intervista a 'Il Fatto Quotidiano' sulla vicenda Alitalia.

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