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Draghi resta fermo ma 'bacchetta' i governi: "Accelerare le riforme"

08 settembre 2016 | 15.18
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Non arrivano nuove decisioni di politica monetaria e i tassi restano fermi al minimo storico. Ma dal presidente della Bce, Mario Draghi, arriva un ripetuto richiamo ai governi dell'area Euro: devono fare di più per la ripresa, soprattutto agendo con le riforme strutturali. L'analisi del numero uno dell'Eurotower parte dalla premessa che la ripresa c'è ma è "stabile e moderata" e che restano "rischi al ribasso per la crescita". Le nuove stime cambiano poco rispetto alle ultime, con una leggera revisione al rialzo per il 2016 e una leggera limatura per il 2017 e 2018: il pil crescerà dell'1,7% nel 2016 e dell'1,6% nel 2017 e 2018.

Ma resta chiaro che per uscire definitivamente dal tunnel devono agire, insieme, la politica monetaria e la politica economica degli stati membri. La prima gamba, quella della Bce, funziona. La seconda, quella dei governi, meno. "La trasmissione degli effetti della politica monetaria all'economia reale non ha mai funzionato così bene come oggi". E l'impatto è considerevole: "sul pil dell'area dell'euro è di 0,6% mentre sull'inflazione è dello 0,4 nell'orizzonte delle nostre previsioni", e quindi entro il 2018. In ogni caso, il programma di acquisto di asset per 80 miliardi, il Quantitative easing nell'ultima versione varata, "proseguirà fino a marzo 2017 e oltre se necessario". E, comunque, la Bce "segue l'evoluzione da vicino" e resta "pronta ad agire se necessario".

Ma, visto il quadro, evidenzia il numero uno della Bce, l'azione dei governi, con la politica economica, "deve incidere di più sulla ripresa". Draghi fa riferimento all'attuazione delle riforme strutturali e alle politiche fiscali "che devono essere in linea con le regole" europee. La tesi a cui approda il ragionamento di Draghi è che "per raccogliere i frutti della politica monetaria della Bce servono un contributo a livello nazionale e a livello europeo".

L'entrata in vigore delle riforme strutturali, in particolare, va accelerato. E il monito è rivolto a tutti i Paesi. "L'attuazione di riforme strutturali deve essere intensificato notevolmente per una riduzione della disoccupazione strutturale e aumentare per la crescita del prodotto potenziale nell'area dell'euro", scandisce Draghi. Nei paesi dell'euro "l'attenzione dovrebbe essere focalizzata sulle azioni per aumentare la produttività e migliorare il business environment, inclusa un'adeguata infrastruttura pubblica, che è di vitale importanza per aumentare gli investimenti e promuovere la creazione di posti di lavoro". Inoltre, ribadisce, "in un contesto di politica monetaria accomodante, la rapida ed efficace attuazione di riforme strutturali non solo può portare ad una maggiore crescita economica sostenibile nella zona euro, ma anche rendere la zona dell'euro più resistente agli shock globali".

Quanto alle politiche di bilancio "dovrebbero sostenere la ripresa economica, pur rimanendo nel rispetto delle regole di bilancio dell'Unione europea". Di certo, prosegue Draghi, "la piena e coerente attuazione del Patto di stabilità e di crescita rimane fondamentale per assicurare la fiducia nel quadro di bilancio. Allo stesso tempo, tutti i paesi dovrebbero adoperarsi per politiche fiscali maggiormente orientate alla crescita".

Governi, ma anche le banche. Draghi non vuole alibi, anche in relazione all'andamento dei tassi di interesse. "I tassi di interessi bassi non possono essere l'unica spiegazione a tutto quello che non va nel settore bancario. E' un'interpretazione errata", chiarisce, aggiungendo: "Bisogna essere pazienti, i tassi devono restare bassi per favorire la ripresa economica, permettere il suo rafforzamento e questo sarà anche positivo per il bilancio delle banche. I tassi di interesse devono essere bassi oggi per essere elevati domani", aggiunge il presidente della Bce.

Se la crescita deve essere stimolata e sostenuta, resta l'inflazione la prima preoccupazione della Bce. Su questo fronte, le indicazioni non sono negative: continuerà a crescere nel 2017 e nel 2018. La Bce prevede un'inflazione a +0,2% in 2016, a +1,2% nel 2017 e a +1,6% nel 2018 nell'area dell'euro. "Seguiamo l'evoluzione da vicino e siamo pronti ad agire se necessario. Ma non abbiamo registrato alcun segnale di deflazione", assicura Draghi.

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