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Rivoluzione ricerca, il Mur pubblica il 'Piano Nazionale della Scienza Aperta'

22 giugno 2022 | 13.49
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Il ministro Messa all'Adnkronos: "Più condivisione, tempestività e democrazia nella comunicazione dei dati". Il Nobel Parisi: "Contento che anche l'Italia vada verso l'Open Science"

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(Luca Matarazzo/Fotogramma, MILANO - 2014-07-24) FOTOGRAMMA

Parte una vera e propria rivoluzione nel modo di fare ricerca, condividere i dati raccolti e comunicare i risultati della scienza. E questa volta l'Italia è già pronta. Il ministero dell'Università e Ricerca guidato da Maria Cristina Messa ha pubblicato il Piano nazionale della scienza aperta, un piano che individua 5 assi di intervento anche a fronte delle nuove sfide dettate dai cambiamenti climatici e dalla pandemia: pubblicazioni scientifiche, dati, valutazione della ricerca, partecipazione e apertura dei dati della ricerca su Sars-Cov-2 e Covid-19. Il Piano Nazionale della Scienza Aperta (Pnsa) è stato pubblicato dal Mur in attuazione al Decreto Ministeriale (n. 268) del 28 febbraio 2022 e, insieme al Piano per le Infrastrutture di ricerca (Pnir), completa l’insieme dei Piani nazionali richiamati dal Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027. Il ministero spiega che il Pnsa "pone le basi per la piena attuazione della scienza aperta in Italia, favorendo la transizione verso un sistema aperto, trasparente, equo, in linea con le più recenti tendenze europee". Nel far questo il Piano individua 5 assi di intervento: le pubblicazioni scientifiche, i dati della ricerca, la valutazione di quest’ultima, la partecipazione e l’apertura dei dati della ricerca su Sars-Cov-2 e Covid-19" e che il Piano, "già dalla sua articolazione, si presenta come un documento programmatico che spinge l’Italia a garantire un accesso aperto agli strumenti di produzione della ricerca, a sostenere l’open-source dei codici di calcolo e ad assicurare a tutti i ricercatori l’accesso ai necessari servizi di calcolo". L’obbiettivo del Piano "è quello di sviluppare processi trasparenti, potenziare l’attività di ricerca, la verificabilità e l’integrità dei risultati, nonché la corretta comunicazione scientifica" sottolinea il Mur. "La scienza aperta implica un mutamento nell’attività di comunicazione della ricerca scientifica attraverso due elementi fondamentali: la condivisione e la tempestività" spiega all'Adnkronos il ministro dell'Università e Ricerca, Maria Cristina Messa, intervendo così sul 'Piano Scienza Aperta' pubblicato dal Mur. "Le sfide che stiamo affrontando in questi anni, da quelle sanitarie a quelle ambientali e climatiche, hanno accelerato questo processo di cambiamento nella comunicazione scientifica. L’accesso ai dati, la condivisione dei risultati della ricerca, la tempestività nel saper comunicare ai cittadini cosa fa concretamente un ricercatore in tutte le fasi della sua attività, sono diventati aspetti molto rilevanti" ha detto Messa sottolineando che "è un modo di rafforzare la democrazia attraverso la scienza, rendendo i cittadini più consapevoli dei benefici che la ricerca può portare alle nostre vite e di cosa voglia significhi realmente libertà accademica”. Anche il Premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi, plaude il percorso intrapreso verso la Open Science e all'Adnkronos sottolinea: "Non conosco nel dettaglio il Piano ma sono molto contento che anche l'Italia vada nella direzione della Scienza Aperta".

Entrando nel merito del Piano, il Mur spiega che "il Ministero con questo Piano ritiene che i principi della scienza ap erta, la loro implementazione attraverso precisi metodi e strumenti avranno un effetto diretto su tutti gli aspetti della società della conoscenza generando un impatto importante nella comunità scientifica nazionale". Il Mur rileva che con il Piano Pnsa "la ricerca scientifica ha uno strumento in più per continuare ad avanzare in termini di capacità di creare reti di collaborazioni nazionali, internazionali e globali" e "si intende così rispondere in modo ancora più incisivo alle sfide del pianeta e della società, adottando procedure più trasparenti per la validazione dei risultati, favorendo un processo più rapido di creazione della conoscenza ed una formazione più adeguata". Il Mur aggiunge che il modello di scienza a cui si ispira il Piano Nazionale della Scienza Aperta "adotta come criterio base il principio per il quale offrire uguali opportunità a tutti i ricercatori, indipendentemente dalla loro nazionalità o appartenenza istituzionale, favorisce l’integrità della ricerca e la trasparenza della comunicazione scientifica" prosegue il ministero". "Sulla base di una migliore informazione, la scienza aperta e la nascita dello European Open Science Cloud (Eosc) favoriranno l’evoluzione dello Spazio Europeo della Ricerca a beneficio della civiltà della conoscenza, con l’obiettivo di massimizzare la fruizione delle scoperte scientifiche generate da risorse pubbliche, da parte dei ricercatori di tutte le discipline, degli operatori economici e sociali, e della cittadinanza in senso più ampio" anticipa il Mur mentre a livello europeo si stanno muovendo passi strategici.

"La pandemia ci ha mostrato quanto sia strategica la Scienza Aperta", la condivisione fra tutti - scienziati, policy maker, cittadini - dei dati prodotti dalla ricerca scientifica, e "questo ci ha regalato i vaccini" in tempi brevissimi, sottolinea, parlando con l'Adnkronos, il professore Giorgio Rossi, ordinario di Fisica della materia all'Università degli Studi di Milano Statale e coordinare del gruppo di lavoro sulla open science per il Piano Nazionale della Scienza Aperta appena pubblicato dal Mur. "Nella pandemia abbiamo capito quanto sarebbe stata di enorme aiuto una infrastruttura già attiva di Open Science. Se ci fosse stata ci avrebbe potuto regalare ancora più conoscenze, sarebbe stata importante anche per sapere molto prima dell'arrivo della pandemia" sottolinea Rossi che rappresenta l'Italia nello steering board della European Open Science Cloud (Eosc) e già presidente dell'Espri, il Forum strategico europeo delle infrastrutture di ricerca. "Se ci fosse stata una infrastruttura attiva di Scienza Aperta a livello nazionale, europeo e globale avremmo avuto policy più mirate rispetto alla pandemia e alle politiche di restrizione" prosegue Rossi aggiungendo che "se nella comunità dei ricercatori i dati scientifici hanno circolato apertamente durante la pandemia, ciò che è invece mancato è stata la condivisione dei dati epidemiologici, dei dati clinici, dei dati, ad esempio, relativi alla carica virale dei pazienti e questa carenza ha influenzato anche le decisioni politiche". "In una pandemia ma non solo, anche rispetto al tema della scarsità di acqua, delle migrazioni o dei cambiamenti climatici i dati si riferiscono a fenomeni molto complessi che richiedono dati di natura diversa. Per esempio nella pandemia ha giocato non solo la conoscenza nel settore della biologia ma anche, tra l'altro, i dati nel settore della logistica e molto altro" chiarisce inoltre Rossi sfiorando i nuovi scenari sulla conoscenza che si aprono con la Scienza Aperta. "Tutta la clinica ha prodotto dati che non è stato possibile diffondere perché i dati clinici sono di proprietà del paziente e dell'Istituto presso cui sono stati acquisiti. Si tratta però di informazioni di base che non venivano discusse, non si poteva sapere la carica virale" che, invece, chiarisce il professore, era un dato che avrebbe potuto influenzare le politiche di restrizione. "Eppure - prosegue Rossi- esistono tecniche per anonimizzare i dati" e se avessimo potuto far sapere ai decisori politici "ad esempio che a Bologna c'era una carica virale X" , ne sarebbero state influenzate anche le scelte e soprattutto "la comunicazione verso i cittadini". La mancanza di tutte le informazioni, spiega ancora Rossi che delinea così il futuro che potrà esserci grazie ad una infrastruttura attiva di Open Science, ha comportato "che durante la pandemia non fosse tracciata alcuna mappa in Italia della carica virale, solo quanti tamponi facevamo: un dato troppo piccolo per decisioni strategiche". Rossi rileva inoltre che "le macchine che analizzano i tamponi generano dati sulla carica virale e condividerli avrebbe prodotto una visione, in tempo reale, sulla diffusione e l'intensità della diffusione del virus. L'Italia con i colori delle Regioni qualcosa ha fatto ma la comunità scientifica avrebbe potuto lavorare a ipotesi più tempestive e più efficaci" di policy e tutela del cittadino. "La pandemia - aggiunge infine - ha freso evidente che non solo lo scienziato specialista deve condividere con altri specialisti i dati - perché questo già lo fa - ma se lo scienziato riesce a generare dati aperti a tanti altri soggetti, a tanti altri ricercatori di settori differenti - allora si possono estrarre dati importanti per la conoscenza", si può approdare a soluzioni che "possono essere sorprendenti anche per chi ha generato queste informazioni". La infrastruttura di una Scienza Aperta "è molto sfidante" ma "è e sarà fondamentale garantire la veridicità dei dati, preservare la genuinità dei dati" osserva lo scienziato. "La condivisione delle conoscenze" con la Scienza Aperta diventa "efficace e tempestiva tale da favorire il massimo ritorno pratico dalle nuove conoscenze prodotte, almeno quelle che arrivano con finanziamento pubblico" e, aggiunge ancora, "consente anche di creare gli strumenti che permettano di rendere fruibili e riutilizzabili queste conoscenze". "Le comunità scientifiche devono sapere che possono avere un servizio molto utile, non corretto, cioè genuino, rintracciabile e riproducibile che è un paradigma da cui ricavare il meglio e il massimo" dice inoltre Rossi che avverte: "preservare la genuinità dei dati è una sfida" che va traguardata perché "le grandi masse di dati saranno gestite da algoritmi di Intelligenza Artificiale e su tutto ciò dovremmo esercitare un controllo efficace affinché" una grande mole di dati "non diventi una trappola. La Scienza Aperta è una bella idea, molto sfidante, con un grandissimo potenziale e ci vorranno decenni per avere la concretezza" di questa idea che "però richiede un impegno importante". (di Andreana d'Aquino)

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