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Roma: Radicali, da Ostia a Sabaudia cresce 'lungomuro' cemento e illegalita'

23 agosto 2014 | 16.47
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"E nuovamente torna di estrema attualità quella decennale pratica di illegalità che tenta - spesso riuscendoci - di sbarrare con un cancello o con un muro quel mare che dovrebbe davvero essere uno dei pochi beni comuni che ci sono rimasti"

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"Apprendiamo senza stupore che a Sabaudia è stata aperta un'inchiesta per la chiusura abusiva dei varchi di pubblico accesso al mare da parte di privati cittadini. E nuovamente torna di estrema attualità quella decennale pratica di illegalità che tenta - spesso riuscendoci - di sbarrare con un cancello o con un muro quel mare che dovrebbe davvero essere uno dei pochi beni comuni che ci sono rimasti". Lo affermano Paolo Izzo, segretario dell'associazione Radicali Roma, e Riccardo Magi, consigliere radicale al Comune di Roma.

"Come Radicali Roma ci battiamo da anni per la libera e gratuita fruibilità del litorale laziale, in particolare a Ostia, dove proprio grazie a un nostro esposto alla magistratura si è avviata - dopo trent'anni di omissioni e di connivenze - una difficile e ancora insufficiente operazione di riapertura dei varchi pubblici, che trova un feroce ostacolo da parte di chi si sente ormai proprietario del mare. Ne è prova che la riapertura di due varchi pubblici al Pontile da parte del Municipio di Ostia - che ora attendono una urgente messa a norma - è stata prima impedita di fatto e poi realizzata di notte, già incontrando nuovi escamotage di opposizione da parte dei padroni del litorale. Se a Sabaudia sono privati cittadini, dunque, a Ostia sono privati concessionari di licenze, ma la sostanza non cambia: su quasi tutto il litorale laziale si perpetua un abuso che mai in passato le istituzioni hanno tentato di arginare".

"Anche a proposito di Sabaudia - come per Ostia e per il litorale italiano tutto - crediamo vieppiù che possa essere utile che la Commissione europea si pronunci in fretta su un nostro doppio recente ricorso, con cui abbiamo chiesto l'apertura di una nuova procedura nei confronti dell'Italia per le numerose infrazioni della direttiva Bolkestein con cui l'Europa dovrebbe controllare la legalità del pubblico demanio", concludono.

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