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Roma: zio 33enne ucciso al Gianicolo, Comune ignora emergenza sicurezza

01 aprile 2014 | 16.03
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"Per noi la questione è ancora aperta, stiamo cercando di capire in che maniera l'amministrazione intende fronteggiare il problema della legalita' e della sicurezza a Roma". Lo dichiara Carlo Bramonti, lo zio del 33enne ucciso al Gianicolo il 17 febbraio con un cacciavite da un cittadino di origine indiana, residente in una roulotte, per la musica troppo alta proveniente dall'auto dove il ragazzo era insieme al fratello Francesco. Lo zio ha partecipato oggi alla riunione della commissione sicurezza e legalita' del I Municipio sull'emergenza Trastevere.

"Le circostanze della morte di Carlo - ha proseguito - sono legate alla violazione di alcune leggi: la roulotte era senza targa, senza telaio, senza assicurazione e abitata da una persona con precedenti penali che doveva essere assistita in un'altra maniera". "Era dovere delle istituzioni - ha detto lo zio del ragazzo - e del prefetto di Roma prevenire questa situazione, mentre il prefetto ha rilasciato delle dichiarazioni su un quotidiano, individuando tra le motivazioni dell'accaduto la maleducazione, il disturbo alla quiete pubblica e il gesto di un folle. Quindi Carlo e' morto perche' era un maleducato e un disturbatore".

"Le istituzioni non facciano la politica dello struzzo. Il sindaco non ha detto una parola su questo e non ha dichiarato il lutto cittadino", ha concluso.

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