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S&P conferma rating Italia, abbassa outlook su rischi per riforme

26 luglio 2022 | 22.48
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Dopo la fine della legislatura con le dimissioni di Mario Draghi

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L'agenzia S&P conferma il rating BBB per l'Italia e abbassa da 'positivo' a 'stabile' l'outlook alla luce dei rischi per le riforme connessi alla fine della legislatura con le dimissioni del governo guidato da Mario Draghi.

Secondo l'agenzia "questi sviluppi potrebbero distogliere l'attenzione dalle riforme chiave e pesare ulteriormente sulla fiducia e sulla crescita in un momento di elevata incertezza e aumento dell'inflazione" a livello europeo e globale. Una evoluzione politica, spiega S&P, che "potrebbe compromettere la tempestiva attuazione delle tappe fondamentali e degli obiettivi da cui dipendono" i fondi del Pnrr che per l'Italia che equivalgono al 7,6% del Pil. Alla luce delle ricadute del conflitto in Ucraina S&P ha rivisto al ribasso dal 3,1 al 2,8% la stima sul Pil italiano nel 2022. Rinviare l'attuazione degli obiettivi del Pnrr - sottolinea l'agenzia - potrebbe portare a rimandare l'erogazione dei fondi e "ciò ridurrebbe la spinta attesa del Next Generation EU Fund".

Sul fronte dei conti pubblici S&P stima per il 2022 un deficit di bilancio dell'Italia al 6,3% del PIL rispetto all'obiettivo del governo del 5,6%, per via delle misure fiscali volte a mitigare l'aumento dei costi energetici per famiglie e imprese che sull'intero anno dovrebbero costare circa 28 miliardi di euro (1,5% del PIL). Per il 2023, "prevediamo un miglioramento di 1,3 punti percentuali del disavanzo pubblico al 5,0% del PIL, sebbene le prospettive siano incerte. Ciò che conta di più sono i dettagli del prossimo bilancio 2023, che dovrebbe essere consegnato dal governo entrante entro la fine dell'anno".

L'agenzia infine prevede che il debito netto delle amministrazioni pubbliche raggiungerà poco meno del 138% del PIL (escluse le garanzie del Fondo europeo di stabilità finanziaria) a fine 2022 rispetto al 141,5% del PIL di fine 2021, per poi stabilizzarsi leggermente al di sotto del 140% del PIL entro fine 2025.

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