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Veloce e fai da te, l'affitto ai tempi della sharing-economy

ECONOMIA
Veloce e fai da te, l'affitto ai tempi della sharing-economy

di Vittoria Vimercati


Sempre più veloce e a misura di privato, con le agenzie immobiliari destinate a finire all'angolo. E' il mondo degli affitti ai tempi della sharing economy e di Airbnb dove il 'consumatore' di immobili non è più disposto a pagare per un servizio che non c'è. La trasformazione è già in atto ed è veicolata dal moltiplicarsi di servizi offerti via web.

Per gli affitti più brevi ci sono le soluzioni fast, come Home to home. Per quelli a lungo termine ci sono bacheche online - la versione 2.0 dei foglietti appesi ai muri delle università - oppure servizi più organizzati, come quello di Casa veloce, che per 240 euro mette a disposizione per sei mesi un database di privati da contattare.

L'inquilino è diventato un esperto ed è la vera parte attiva della ricerca di una casa rispetto al passato. "Quando non sa offrire valore, l'intermediario sta scomparendo in quasi tutti i mercati. C'è, piuttosto, il mandato a un professionista che lavora per te. Solo in Italia e in Grecia chi cerca una casa in affitto paga dei soldi a un'agenzia", spiega all'Adnkronos Carlo Giordano, Ad del portale Immobiliare.it.

"In Gran Bretagna - sottolinea - l'inquilino non paga nulla se non vuole alcun servizio, ossia se vuole solo vedere la casa". La riorganizzazione delle agenzie immobiliari andrà verso una sempre maggiore attenzione ai proprietari e "la rivoluzione vera" arriverà quando a loro saranno offerti nuovi servizi: non si tratterà più solo della valutazione o della consulenza amministrativo-burocratica, ma delle informazioni sulla sua controparte.

"Già oggi, in America, esistono database o banche dati che raccolgono informazioni sui potenziali inquilini. Alcuni, qualificano gli affittuari in base al loro comportamento nelle case dove hanno vissuto in precedenza". La tripadvisor degli inquilini, insomma.

Certo è che le agenzie immobiliari del futuro non chiederanno più una provvigione all'inquilino solo "per il valore dell'informazione", dal momento che gli annunci sono già sul web. "Ormai non esistono più giovani che cercano casa senza guardare su Internet. Ed è poco comprensibile chiedere dei soldi - afferma sempre Giordano - se si apre solo la porta di una casa. E' un modello desueto, che non sviluppa un percepibile servizio al cliente".

Per chi cerca una casa in affitto, effettivamente, soprattutto nelle grandi città, la richiesta delle agenzie è fino al 15% del canone di locazione moltiplicato per dodici mensilità: calcolando, per un bilocale da 800 euro al mese la fee da pagare è di circa 1.440 euro: una cifra off limits per la maggior parte degli studenti o dei giovani alla prima occupazione. Soprattutto se unita alle tre mensilità di caparra da anticipare al proprietario dell'immobile.

Nonostante questo, quello degli affitti, "è sempre stato un business molto modesto per gli intermediari", osserva Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. "All'anno - spiega - ci sono 70-80mila nuove locazioni e il margine per le agenzie è contenuto". In futuro, "immagino che resteranno più che altro legate al mondo della mediazione per l'acquisto, dove servirà sempre una garanzia di verifica e controllo sulla proprietà", spiega ancora.

Il business di Casa Veloce

Per adesso soluzioni più economiche si possono trovare. Una di queste è, appunto, Casa Veloce. Fondata vent'anni fa, è diretta Daniele Marchesini, bolognese, 55 anni: tra crisi finanziarie ("cinque anni fa la crisi mi ha fatto chiudere l'80% dei miei uffici") e qualche citazione in tribunale ("secondo le agenzie immobiliari la mia attività era illegittima ma ho vinto tutte le cause") Casa Veloce si è ritagliata un suo segmento di mercato, quello dei privati, "che, molti non lo sanno, ma rappresenta il 60% del mercato".

Il suo business è quello di metterli in contatto, con una banca dati che a oggi ha accumulato circa 18mila case nelle città in cui opera. Marchesini ha oggi 14 uffici, tutti suoi, e otto dipendenti assunti. Ha smesso con il franchising da qualche anno, quando gli affari sono ripartiti. "Il business va meglio per gli affitti. In questo momento mi sto dedicando all'estero e conto di aprire a Barcellona e Madrid: è un mercato in evoluzione, che sarà sempre più liberalizzato".

Di certo il mondo delle agenzie immobiliari per ora non conosce crisi e resta stabile. Secondo un'elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese, ad esempio, a giugno 2015 le attività di mediazione immobiliare in città e provincia sono quasi 8mila, in linea con il 2014. A Milano città sono addirittura in aumento, a 3.635 contro i 3.571 dell'anno scorso (nel 2009 erano 3.392), segno che l'attività, con basso investimento iniziale, è ancora fiorente.



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