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Taxi, domani si apre il tavolo 'caldo'

ECONOMIA
Taxi, domani si apre il tavolo 'caldo'

(Fotogramma)

Domani si apre il tavolo tecnico al ministero dei Trasporti ma sul dossier per approdare ad una riforma del settore mobilità gravano molte nubi. Le associazioni sindacali rappresentative del settore taxi, che si sono riunite oggi presso la sede del '3570', chiedono come pregiudiziale al primo incontro che il governo "si impegni a non accogliere gli emendamenti contenuti nel ddl concorrenza". La richiesta è sottoscritta da Uri- Unione radiotaxi italiani, Confartigianato, Unimpresa, Unica taxi cgil, Uti, Casartigiani, Claai, Fast Confsal, Uritaxi, Fit Cisl, Satam e Tam Acai.


Le sigle chiedono di fermare gli emendamenti e sostituirli con "una proposta di legge delega che riconosca le principali funzioni di servizio pubblico svolto dai taxi e rispetti i principi contenuti nel documento sottoscritto lo scorso 21 febbraio".

Così, mentre all'orizzonte si prefigura una nuova mobilitazione, anche le associazioni dei consumatori alzano gli scudi. "Nelle legge quadro ci sono le associazioni di consumatori" incalza Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori commentando quanto dichiarato da Unica taxi Cgil che sostiene che al tavolo di domani con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, devono sedere solo tassisti, noleggiatori ed enti locali, ossia quelli cioè previsti dalla legge quadro.

"Anche i consumatori -sottolinea Dona- sono previsti dalla legge quadro del 1992". "L'art. 4, ad esempio, -cita Dona- prevede esplicitamente che presso le regioni ed i comuni siano costituite commissioni consultive nelle quali deve essere riconosciuto un ruolo adeguato alle associazioni degli utenti". "Eppure non siamo stati invitati al tavolo da Delrio" lamenta presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

Dona ricorda che "fin dal giugno 2015, l'Autorità di Regolazione dei Trasporti ha invitato Governo e Parlamento a dare un adeguato livello di regolazione alle emergenti formule del trasporto non di linea diverse dai servizi di taxi ed Ncc, basate su piattaforme tecnologiche che offrono servizi di intermediazione su richiesta e con finalità commerciale. Quindi è assurdo non convocare anche chi rappresenta i servizi tecnologici per la mobilità".

"Evidentemente -commenta- il Governo non mira ad una legge moderna che apra alla concorrenza e ad un miglioramento del servizio, ma solo a dirimere il conflitto tra i 40mila tassisti e gli 80mila noleggiatori dopo le modifiche del 2008".

E nella querelle fa sentire la propria voce anche Uber. "Credo che si sia creata un'opportunità unica di riforma, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha promesso di arrivare a una riforma entro trenta giorni, e quindi a questo punto è importante che il governo ascolti tutte le parti in causa, ovviamente taxi e ncc, ma anche i consumatori e chi nel settore della mobilità è entrato negli ultimi venticinque anni, ricordiamo che il settore attende una riforma da venticinque anni, comprese le piattaforme elettroniche e quindi, anche Uber" afferma general manager per l'Italia di Uber, Carlo Tursi, in un'intervista al Gr1 Rai.

"Sono convinto che in un settore aperto di mobilità urbana che si sta trasformando, ci sia spazio per tutti" chiarisce ancora Tursi. "Poi è vero - aggiunge il manager- che bisogna assicurarsi che chi ha investito cifre ingenti per l'acquisto di una licenza, tassisti e ncc, non vengano penalizzati da una possibile futura apertura del mercato, ma sicuramente esistono meccanismi di transizione che il governo potrà studiare affinché questo non accada".

In Italia, "ricordiamo che il servizio Uber Pop, quello che più si sovrapponeva al servizio taxi, al momento è già vietato" indica il general manager. In Italia Uber, precisa, "non è altro che un'applicazione per smartphone che opera solo su Roma e Milano e consente di chiamare un autista di noleggio con conducente scegliendo tra una berlina o un van: ma parliamo sempre di autisti professionisti con regolare autorizzazione".



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