Trivelle, cosa prevede l'accordo

ECONOMIA
Trivelle, cosa prevede l'accordo

Via libera delle Commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato all'emendamento sulle trivelle al Dl Semplificazioni, depositato con riformulazione e che recepisce l'accordo raggiunto tra M5S e Lega. L'emendamento al Dl è stato presentato da Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato, e Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.


Ad annunciare l'intesa trovata, dopo lo scontro tra Lega e M5S dei giorni scorsi, era stato il presidente della commissione Lavori Pubblici, a margine di una seduta lampo delle commissioni impegnate nell'esame del decreto legge semplificazioni. L'accordo prevede l'aumento di 25 volte i canoni annuali di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi per tutte le compagnie petrolifere e uno stop alle ricerche in mare di idrocarburi di 18 mesi per realizzare il 'Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee'. La proposta di modifica prevede, inoltre, un'intesa forte tra Stato e Conferenza unificata per l'approvazione del decreto di previsione del piano e l'introduzione di una speciale moratoria, sino all'approvazione del piano. L'incremento per le tariffe applicate sui permessi di prospezione e ricerca scatterà al termine della moratoria.
Con l'intesa raggiunta saranno ''all'incirca 49 i premessi che vengono bloccati'' di cui ''40 dovrebbero essere bloccati subito e 9 che sono ancora in fase di istruttoria ma non hanno avuto la valutazione di impatto ambientale positiva'' ha spiegato il capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato, Stefano Patuanelli. L'intesa prevede inoltre una moratoria nei confronti delle compagnie che non hanno delle coltivazioni in essere. Le altre, invece, ''potranno continuare fino a esaurimento''. Quindi l'attuazione del piano Pitesai ''potrebbe generare possibili richieste di risarcimento o indennizzo, che gli operatori colpiti dagli effetti della moratoria potrebbero eventualmente chiedere'' e che potrebbero andar da un minimo di 282,4 milioni a un massimo di 470,7 milioni di euro.

L'esame degli emendamenti al dl nelle commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici proseguiranno fino a venerdì, mentre da lunedì il provvedimento arriverà in Senato. Approvazione prevista probabilmente martedì. "Nessun blocco alle perforazioni in corso: al termine di un lungo confronto abbiamo raggiunto un accordo sul tema delle cosiddette 'trivelle'. Abbiamo arginato alcuni eccessi, abbiamo evitato la sospensione delle proroghe delle concessioni in corso e ai procedimenti pendenti. È un buon risultato a difesa del Paese e della sua capacità di attrarre investimenti, a difesa dell'occupazione, dell'ambiente e della certezza del diritto", ha detto Vannia Gava, sottosegretario all'Ambiente. "La Conferenza Stato-Regioni vaglierà il Piano per la Transizione Energetica. Le transizioni - ha sottolineato Gava - se vogliono essere positive, devono essere lunghe e ponderate. Sarà un cammino lungo che seguiremo passo per passo perché vogliamo costruire un Paese capace di guardare e di andare avanti''.

COSTA - "Questi 18 mesi servono, per esempio, per togliere l'articolo 38 dello Sblocca Italia che considera la trivellazione come la priorità strategica del Paese Italia. Penso che non sia una priorità strategica. Bisogna mettere a frutto questi 18 mesi per costruire quello che chiamo un pensiero nobile ambientale ulteriore'', ha commentato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa a Sky TG24 Pomeriggio. ''Noi abbiamo circa 75 piattaforme nei nostri mari, quindi piattaforme offshore, ma abbiamo anche oltre 450 pozzi. Cominciamo a capire che fine fanno le piattaforme dopo il loro utilizzo, chi le smantella, come si smantellano, quanto costa? - ha continuato - Cominciamo a capire cosa fare con i pozzi quando sono definiti esauriti? Questi sono elementi che in questi 18 mesi vanno affrontati. Io li trovo utili solo per questo scopo, se servono solo ad aspettare non hanno alcun senso''. ''Il 97% delle risorse che provengono dalle trivellazioni vanno all'estero e in Italia non rimane nulla. Diciamo anche che i più grandi economisti e i più grandi studiosi del sistema delle nuove economie ci dicono che per ogni posto di lavoro del carbonfossile ce ne sono dieci delle energie rinnovabili. Senza lasciare indietro nessuno si possono riconvertire posti di lavoro verso l'economia che oggi il Pianeta ci chiede, ottenendo risultati in posti di lavoro ma anche ottenendo la salvaguardia del Pianeta. È un win-win: un Paese verde e un'economia verde'', ha aggiunto Costa.

SALVINI - Dopo i contrasti con i partner di governo sulla questione trivelle, il titolare del Viminale Matteo Salvini ha spiegato: "Adesso incominceremo a imporre un po' di sì, garantito. L'unico no è agli sbarchi, per il resto cominceremo con i sì".

LEZZI - "Sono molto soddisfatta per la soluzione trovata rispetto al caso trivelle. Si tratta di un'ottima notizia per chi, come noi, crede che l'Italia si debba emancipare dall'energia fossile", ha scritto il ministro per il Sud Barbara Lezzi in un post su Facebook. "L'accordo raggiunto prevede l'aumento di 25 volte dei canoni annuali, che da noi sono i più bassi d'Europa, e lo stop alle ricerche in mare di idrocarburi per 18 mesi. Adesso è il momento di puntare in modo ancora più deciso sulle rinnovabili: gli italiani chiedono lavoro e il green ha ancora grandi possibilità di crescita, sia in termini occupazionali che di sviluppo imprenditoriale", ha concluso la ministra.

LEGAMBIENTE - Sulle trivelle "è stato fatto un buon primo passo ma il governo ora deve fare la maratona per fermare le trivellazioni di petrolio in Italia. Bene ha fatto il ministro Costa a tenere duro rispetto alla posizione permissiva della Lega, ma dopo questo compromesso ora servono tre cose: la legge per vietare l'uso di airgun; una legge per togliere i 16 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi alle fonti fossili; mettere un punto fermo alle nuove attività di trivellazione, perché tra 18 mesi e un giorno continueranno. La moratoria è un modo per prendere tempo, non risolve problema alla fonte", ha detto all'AdnKronos il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. "Il M5S, durante la scorsa legislatura - ricorda Ciafani - si è sempre lamentato dei sussidi alle fonti fossili, ma nella legge di Bilancio governo e Mise non hanno tolto un centesimo di euro alle società petrolifere. E questo dal M5S lo pretendiamo, perché è stato il suo cavallo di battaglia quando era all'opposizione e ora che è al governo alle parole deve far seguire i fatti".



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