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Onorato Armatori, Unicredit respinge accuse Moby e valuta azioni legali

ECONOMIA
Onorato Armatori, Unicredit respinge accuse Moby e valuta azioni legali

(Fotogramma)

Unicredit respinge "immediatamente e con forza le infondate accuse" mosse all'istituto da Moby, dopo che è saltata l'operazione di scambio di traghetti del gruppo italiano con la compagnia danese Dfds. Unicredit, in qualità di agent e security agent, ha scritto al gruppo una lettera, visionata dall'Adnkronos, indirizzata all'attenzione di Vincenzo Onorato, presidente del cda, Raffaele D’Alessio, presidente del consiglio del collegio sindacale, e Achille Onorato, amministratore delegato. "Sin da ora, inoltre, vi informiamo che alla luce delle gravi e infondate accusa diffuse a mezzo stampa dalla vostra società nella giornata del 29 ottobre, sono in corso analisi approfondite circa la valutazione del danno arrecato" a Unicredit, "nonché all'individuazione delle idonee azioni dirette alla tutela della reputazione" della banca e dei propri funzionari, "nonché degli interessi dei propri soci", si legge nella lettera dell'istituto. "Con l'occasione vi diffidiamo dal perseguire qualsiasi iniziativa che possa arrecare danno" a Unicredit e "a tal riguardo, come anticipato, ci riserviamo ogni diritto e azione".


Moby: "Fantasiose e distorsive notizie lettera Unicredit"

IMPOSSIBILE LIBERARE IPOTECHE SUI DUE TRAGHETTI - Unicredit, agent e security agent nella procedura per Moby, scrive l'istituto bancario nella missiva visionata dall'Adnkronos, si trovava nell'"ovvia impossibilità di poter vagliare le richieste" di liberare le ipoteche sulla Moby Wonder e sulla Moby Aki che il gruppo avrebbe dovuto scambiare con due traghetti della danese Dfds. Dall'istituto si sottolinea che "le richieste di Moby sono state avanzate in sostanziale concomitanza con l'avvio da parte di un gruppo di obbligazionisti della società del procedimento incardinato presso il tribunale di Milano per la pronuncia dello stato di insolvenza di Moby". Considerata "l'ovvia rilevanza del procedimento e la circostanza che nell'ambito dello stesso, da quello che abbiamo appreso, vi è stato uno scambio di memorie e addirittura la richiesta di provvedimenti di natura cautelare, era di tutta evidenza l'altrettanto ovvia impossibilità di poter vagliare le richieste in pendenza dello stesso". E anche il tribunale di Milano, si ricorda da Unicredit, "pur respingendo l'istanza degli obbligazionisti, con decreto ha preso una posizione nettissima con riferimento all'attuale stato della società, affermando che 'la situazione di crisi è altresì evidente'". Secondo la banca, era lo stato della società e le osservazioni del tribunale "hanno doverosamente indotto Unicredit a chiedere chiarimenti agli organi societari di Moby circa a situazione economico-finanziaria della società, circa l'intenzione di assumere i provvedimenti richiesti dal tribunale e ulteriore conforto anche con esperti terzi sulla congruità del prezzo di vendita delle navi oggetto delle richieste e delle navi acquisende con i proventi della vendita". Da Unicredit si ricorda che il prezzo di vendita delle navi era di 137 milioni di euro, mentre il valore di quelle navi nel piano del 2018 era di 190 milioni e di 157 milioni secondo la perizia Brax. Inoltre "mancava qualsiasi perizia indipendente circa le navi in via di acquisizione, nonché la stima di eventuali costi/investimenti sulle stesse". Per Unicredit era "evidente" che la banca dovesse "avere e valutare attentamente tali informazioni, trasmetterle ai propri mandanti e poi prendere una decisione consapevole e informata in adempimento dei basilari doveri di diligenza nell'esecuzione del mandato". Unicredit, in quanto security agent, si è quindi attivata per la valutazione delle richieste di liberare le ipoteche sulle due navi, ha consultato le banche finanziatrici e il 17 ottobre ha ricevuto formale diffida da parte dei bondholder a non liberare le ipoteche sulla Moby Wonder e la Moby Aki. E' quindi, secondo la banca "del tutto ovvio che nessun addebito può essere fondamentalmente mosso" a Unicredit e pertanto "respingiamo qualsiasi pretesa risarcitoria. A riguardo, tra l'altro, non capiamo su quali basi possiate impuntarci una responsabilità per i danni derivati da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds, posto che avete negoziato termini e condizioni in totale autonomia senza tenere conto dei tempi dell'istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie, istruttoria peraltro da compiere in un momento in cui vi era grande attenzione da parte dei creditori sulla situazione del gruppo".



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