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Bevilacqua: "evitare default Argentina per altruismo sociale ma anche per egoismo economico"

ECONOMIA
Bevilacqua: evitare default Argentina per altruismo sociale ma anche per egoismo economico

“La comunità internazionale dovrebbe rendersi attiva al fine di condurre, in extremis, a buon fine un negoziato di ristrutturazione che porti da una parte a tempi percorribili e interessi sostenibili e dall’altro lato a fare in modo che si evitino per il futuro ulteriori indebitamenti non ripagabili, in alcuni casi impedendoli, e che si accettino delle linee guida sulle politiche finanziarie tese a garantire la serietà del piano di rientro rinegoziato”. A sostenerlo, in un'intervista all'Adnkronos, è Nunzio Bevilacqua giurista d’impresa ed esperto economico internazionale commentando la situazione dell'Argentina dopo che venerdì ha ufficialmente dichiarato bancarotta non potendo onorare una tranche di pagamento degli interessi in scadenza per circa 500 milioni di dollari. Si tratta del nono default sovrano della storia del Paese. Intanto sono ancora in corso le trattative tra il governo argentino e i suoi creditori per raggiungere un accordo.


“Probabilmente - commenta Bevilacqua - verrà alla mente il fatto che questo potrebbe essere il nono default della storia del Paese e addirittura il terzo di questo millennio e che la condotta economico-finanziaria dell’Argentina ha delle ‘risonanze costanti’ che si ripetono con tutti i colori di Governo, quali il pesante debito per politiche di spesa pubblica, categorie privilegiate e fortemente sindacalizzate, una sempre più esigua classe media pressata fiscalmente all’inverosimile, con una propensione a spingere in avanti la risoluzione delle problematiche e vivere, probabilmente, al di sopra delle proprie reali possibilità: ma oggi il discorso è più complesso” spiega Bevilacqua.

Infatti, osserva l'esperto, "se la struttura del Paese tende, con ‘logiche ideologiche‘, a pressare come in un ‘crunch’ la classe media privata, unica per dimensione a garantire un gettito allo Stato, assicurando al contrario da una parte un ‘protezionismo socialista’ delle classi medio basse ed una ‘protezione sartoriale’ di quelle elevate, la propria incapacità di ‘patrimonializzare’ dagli errori economici ciclici interni non può continuare a legittimare, impunemente, politiche speculatrici di fondi che sono ben consapevoli, dall’inizio, delle condizioni di necessità e delle particolari ‘attitudini’ del Paese target” e prosegue “rispetto al 2001, default moderno di riferimento e ‘data orribile‘ per i risparmiatori privati anche italiani, l’esposizione oggi è prevalentemente con hedge fund e l’ipotesi, anche più estrema, dell’utilizzo delle tre leve- ‘periodo di grazia‘, taglio di parte di capitale e di interesse - andrebbe a creare un ridimensionamento di guadagni che sarebbero stati non solo esorbitati ma contratti con soggetto che, benché istituzionale, in un ‘permanente stato di difficoltà’ di cui un operatore, altamente qualificato, non potrebbe non accorgersi”.

Per Bevilacqua, quindi, è proprio per questo che la comunità internazionale dovrebbe contribuire alla ricerca di una conclusione positiva del negoziato di ristrutturazione in corso e soprattutto fare in modo che si evitino nel futuro ulteriori indebitamenti non ripagabili.

"Non è, ovviamente, la chiusura del Paese resa da Fernandez 'paradossalmente estremamente lunga' rispetto a quella della comunità internazionale e ai contagi interni di Covid-19 ad aver portato l’Argentina all'ennesima resa dei conti, ma il riequilibrio del prossimo dissesto sarà utile ad evitare non solo un’ulteriore ‘macelleria sociale’ interna, costretta a subire l’isolazionismo internazionale, ma anche a scongiurare ‘egoisticamente’ dei quanto mai probabili effetti domino nella sempre più fragile area Mercosur e dell’America Latina possibili soggetti di contagio, questa volta, di tipo economico”, conclude Bevilacqua.



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