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"Sono vivo e lotto, lo dico anche a Fratoianni"

04 luglio 2019 | 10.51
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L'ex ministro dell'Interno: "I trattati politici tra Italia e Libia sono ancora in vigore, quella cornice normativa è utilissima"

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

"Il compagno Minniti è vivo e lotta insieme a noi. Lo dico anche a Fratoianni". Ha commentato così Marco Minniti, intervistato a Omnibus su La7, le dichiarazioni del deputato di Leu che ieri, nel corso di un dibattito parlamentare sulle missioni militari italiane all'estero, aveva sentenziato che nel Pd la 'linea-Minniti' sulla gestione dei flussi migratori e dei profughi era morta e sepolta.

L'ex ministro dell'Interno ha ricordato che "i trattati politici tra Italia e Libia sono ancora in vigore, nessuno li ha cancellati. In Libia è in corso una drammatica guerra civile e si vuole affrontare il tema dei corridoi umanitari e dei rimpatri, se si vogliono svuotare i centri di permanenza in Libia, quella cornice normativa è utilissima".

Minniti ha poi commentato caso Sea Watch, sostenendo che c'è stata una "colossale responsabilità del governo. Non c'era nessun motivo per cui una nave che trasportava 42 naufraghi fosse tenuta fuori per 16 giorni da tutti i porti italiani. La cosa curiosa è che mentre a quei migranti veniva impedito lo sbarco, altri 100 sbarcavano a Lampedusa trasportati illegalmente dai trafficanti di esseri umani. Carola Rachete, da comandante di una nave che svolge una funzione umanitaria, ha fatto quel che voleva e che doveva fare", ha continuato. "Io credo che chi non abbia fatto il proprio dovere siano stati il governo italiano e l'Europa. Perché una questione che riguarda 42 migranti la si risolve in 5 minuti".

"Tra un nazional-populismo che cavalca l'emergenza immigrazione, anche quando non c'è e l'accoglienza indiscriminata e assoluta, c'è una via di mezzo: il governo dei grandi flussi migratori, tenendo insieme sicurezza, umanità e libertà. Questa è la sfida storica per la sinistra. Se la sinistra non fa questo temo che non ce la farà a sconfiggere i nazional-populisti".

L'ex ministro ha poi definito inaccettabile l'attacco di Matteo Salvini nei confronti dei magistrati politicizzati, "soprattutto perché è il ministro dell'Interno. Sono preoccupato." Poche ore prima che il gip di Agrigento revocasse gli arresti domiciliari al capitano Rackete, Salvini, riferendosi al pm che aveva emesso il provvedimento "aveva detto finalmente c'è un giudice. Dopo pochissime ore quel giudice non c'è più. Non si può fare che la giustizia funziona solo fa comodo. Ci vuole rispetto per l'autonomia dei magistrati".

"A me la retorica dei capitani non piace", ha infine affermato riferendosi al soprannome con cui è stato politicamente ribattezzato da Salvini. "Ogni volta che i capitani hanno guidato la storia non è finita molto bene".

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