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Sostenibilità: Idrogeno, cos’è e a cosa serve. Le potenzialità dell’idrogeno circolare

05 febbraio 2021 | 08.53
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Primo elemento della tavola della chimica, l’idrogeno può essere sfruttato per ogni prodotto di uso quotidiano, dai carburanti alla plastica. “L’idrogeno è il primo della tavola degli elementi perché è un building block, ovvero ci si fa tutto. Può essere usato in mobilità proprio perché essendo un vettore di energia riesce a restituire energia e ad essere utilizzato in prima battuta per la mobilità, come carburante a tutti gli effetti. Nella formula di qualunque prodotto chimico c’è l’idrogeno. La plastica? Partendo dall’idrogeno, aggiungendo carbonio ed ossigeno che sono nella CO2 si potrà fare plastica. Un fertilizzante, le vernici, un qualunque altro chemical, qualunque prodotto intermedio contiene idrogeno”, spiega.

Ma bisogna guardare ai costi. “Il grande limite dell’economia dell’idrogeno sono i costi per smantellare l’economia degli idrocarburi e i costi di produzione. Un chilo di idrogeno fatto con l’elettrolisi usando le rinnovabili, il sole o il vento, rispetto ad un chilo prodotto da idrocarburi, costa il quintuplo”, continua Folgiero.

NextChem ha nel suo portafoglio un ventaglio di soluzioni per la produzione di idrogeno: verde – da rinnovabili, blu – da gas con la cattura della CO2, o superblu – un idrogeno blu prodotto mediante un processo elettrificato che abbatte le emissioni di CO2, e poi l’idrogeno circolare. La soluzione dell’idrogeno circolare consiste nel partire dai rifiuti. “L’idrogeno circolare è quello che si va a prendere l’H dentro i rifiuti plastici; ci sono già tecnologie mature che ci consentono di estrarre l’idrogeno che è dentro i rifiuti plastici ad un costo uguale o addirittura inferiore all’idrogeno da idrocarburi”, chiarisce.

Le potenzialità di questa soluzione? “La capacità di produzione di idrogeno circolare in Italia potrebbe essere nell’ordine delle 500-600mila tonnellate annue, immaginando di partire dai rifiuti urbani solidi e dalle plastiche non riciclabili e facendo uso della tecnologia di conversione chimica con ossigeno. Pensando all’intero mercato europeo, considerando una maggiore disponibilità di rifiuti, potremmo arrivare ai 2mln di tonnellate di produzione per anno”, chiarisce Giacomo Rispoli, amministratore delegato MyRechemical, la società di NextChem dedicata alla tecnologia waste to chemical.

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