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Favignana "blinda" l'area marina protetta, blocchi di cemento contro la pesca a strascico

Al via il posizionamento di 40 dissuasori attorno a Levanzo e Marettimo

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Favignana blinda l'area marina protetta, blocchi di cemento contro la pesca a strascico

Una enorme isola pedonale per i pesci dove al posto delle fioriere, a impedire alle reti a strascico dei pescatori di frodo di distruggere la nursery ittica e la prateria di Posidonia oceanica più vasta del Mediterraneo, ci sono cubi di cemento sea-friendly, ovvero con lo stesso ph del mare, armati di otto uncini ciascuno e posizionati a pettine lungo le coste delle Isole Egadi. Così l’Area marina protetta di Favignana, la più grande (54mila ettari) e meglio gestita d’Europa - come certificato dal ministero dell’Ambiente nel 2013 - blinda le sue coste contro la pesca illegale.


Il progetto partito nel 2012 con la posa sui fondali intorno alle coste di Favignana di 72 dissuasori, vede ora la partenza della sua seconda fase con la messa in mare dei plinti a protezione delle altre due grandi isole dell’arcipelago: Levanzo e Marettimo.

“Questi dissuasori – spiega Stefano Donati, direttore dell’area marina protetta delle Egadi - agganciano le reti a strascico che eventualmente dovessero passarci sopra e le danneggiano irrimediabilmente. Quindi, sono dei deterrenti passivi che consentono di tenere lontano dalle coste le barche a strascico che ancora, in questo lembo di Sicilia, purtroppo a volte commettono questi abusi”.

La pesca a strascico è dannosissima perché ara i fondali, in particolare i fondali delle praterie di Posidonia oceanica, una pianta preziosa che con i suoi 7700 ettari nel mare delle Egadi è considerata il ‘polmone verde’ del Mediterraneo. La Posidonia produce infatti 2,5 volte l’ossigeno della foresta Amazzonica e assorbe un’enorme quantità di CO2. “Un lavoro impagabile – dice Donati - considerando che il Mediterraneo è un mare chiuso il cui ricambio delle acque avviene ogni mille anni, facendone un bacino fragile e vulnerabile”.

Ma lo strascico crea anche altri disastri. Proprio grazie alla Posidonia che protegge e offre nutrienti, le coste delle Egadi rappresentano la nursery di innumerevoli specie carismatiche protette, ivi compreso lo squalo bianco. I fondali ospitano poi tantissime varietà di coralli tra cui il rarissimo corallo nero. Ma le reti della pesca illegale distruggono e catturano tutto, dagli esemplari protetti ai pesci neonati che non essendo di interesse commerciale, vengono poi ributtati morti in mare.

Un doppio danno per l’area marina, perché di fatto azzerano l’effetto riserva e in più sottraggono risorse, con una grave concorrenza sleale, alla piccola pesca locale che si attiene alle regole. “Con questi dissuasori – spiega il direttore della riserva - noi facciamo delle barriere anti-intrusione per le barche a strascico, proprio come nei centri urbani si fa con le fioriere per non far passare le macchine”.

Barriere che attorno a Favignana hanno dato i loro frutti: “Da quando ci sono – afferma Donati - si sono dimezzati gli abusi”. Dunque, bisognava continuare. Ma dopo il posizionamento dei primi 72 blocchi a spese del ministero dell’Ambiente, i fondi per proteggere il resto dell’arcipelago scarseggiavano. “Grazie però alla collaborazione di uno sponsor, Rio Mare, che ci ha co-finanziato il progetto al 50%, ora – dice con soddisfazione l’instancabile direttore dell’Area marina – stiamo iniziando a posizionarne altri 40 a Levanzo e Marettimo. Nel 2016 saranno in tutto 150 e la riserva sarà blindata”.



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