Da 'Felicità' a 'Vita spericolata', quando i brani che non vincono Sanremo diventano cult

È lunghissimo l'elenco delle canzoni non vincitrici ma entrate nella storia della musica. Il segreto? Per l'esperto "è una questione di magia"

Da 'Felicità' a 'Vita spericolata', quando i brani che non vincono Sanremo diventano cult
27 febbraio 2026 | 17.04
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Una 'sconfitta' al Festival di Sanremo non è sempre sinonimo di bocciatura. Spesso, arrivare sul palco dell'Ariston con un brano che non ha incontrato il favore della giuria, non corrisponde alla fine di ogni sogno di gloria. Da 'Il ragazzo della via Gluck' a 'Felicità', la storia del festival - che questa sera vivrà la sua quarta serata - è piena di 'insuccessi di successo'. Un destino - quello delle canzoni che non vincono ma sfondano, diventando a volte veri cult - che nasce da una "combinazione di magie". L'elenco è lungo, ma ricordando alcuni brani, troviamo: 'Papaveri e papere' portata da Nilla Pizzi a Sanremo nel 1952, piazzata solo al secondo posto; stessa posizione nel podio per '24mila baci', brano rock/pop di Adriano Celentano, presentato al Festival nel 1961; e sempre Celentano con 'Il ragazzo della via Gluck' nel 1966, quando fu escluso alla prima serata. E ancora, altri pezzi da novanta come 'Piazza grande' di Lucio Dalla nel 1972 arrivata all'ottavo posto, 'Sarà perché ti amo' dei Ricchi e Poveri, che al festival nel 1981 arrivò solo quinta,mentre nello stesso anno 'Maledetta primavera' di Loretta Goggi si classificò al secondo posto, 'Felicità' di Romina e Albano, seconda nel 1982, senza dimenticare 'Vita spericolata' di Vasco Rossi che nel 1983 'guadagnò' addirittura il penultimo posto. Tutte canzoni che totalizzarono vendite record ed entrarono nella storia della musica italiana.

Ma perché un brano 'rifiutato' riesce a conquistare il pubblico? C'è una ricetta particolare? Il caso gioca un ruolo determinante così come la capacità di anticipare i tempi ha il suo peso. Il successo è "un incrocio di magie di cui non è possibile capire il funzionamento", spiega all'AdnKronos lo scrittore, compositore e produttore discografico Marco Rettani, autore insieme a Nico Donvito del libro 'Sanremo e la classifica del tempo', edito da Azzurra Music, ora in ristampa dopo l’ottimo riscontro di vendite registrate dall'uscita il 29 gennaio.

Le canzoni premiate, per così dire, dalla sorte a volte "sembrano anche banali ma rimangono per sempre. Bisogna cercare di scrivere la migliore canzone possibile, ma l'argomento che si racconta è importante. Magari non lo è oggi ma tra qualche tempo". Ecco quindi che il fattore 'tempo' occupa la ribalta. "Nel 1969 a Sanremo arrivò Battisti con 'Un'avventura' e non venne capito", dice Rettani. Stesso discorso per Lucio Dalla: non venne compreso nel 1971 con '4 Marzo 1943' e l'anno successivo con 'Piazza Grande'. È stato capito dopo perché era avanti, raccontava cose che sarebbero state percepite più tardi come anche Battisti. A quell'epoca funzionavano Bobby Solo e Iva Zanicchi, le loro canzoni erano popolari". Per arrivare al successo è necessario che "si incrocino le stelle: bisogna presentare una proposta intelligente, attesa sottotraccia dalla gente, e poi occorre avere una grandissima dose di fortuna". Un destino che Rettani e Nico Donvito ripercorrono nel loro libro per ben 100 canzoni del Festival che non hanno vinto ma che nel tempo sono diventate autentici classici della canzone italiana. (di Carlo Roma)

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