Il ministro al Quirinale per la cerimonia di presentazione dei David lancia l'appello al Parlamento: "Non perdiamo occasione di riforma coesa dell'audiovisivo". E chiede una revisione dei finanziamenti: "Ad alcuni fondi pubblici immeritati, ad altri meritevoli come il doc su Regeni no"
“La nostra volontà è chiara, quanto la nostra azione è perfettibile: tutelare il cinema italiano come lavoro, industria, arte e presidio culturale. Significa garantire la tutela dei diritti rivendicati dagli invisibili del cinema: le maestranze precarie, i disoccupati, le donne e gli uomini privati della prospettiva pensionistica e del riconoscimento dello status di malati o di genitori". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenendo oggi, martedì 5 maggio, alla cerimonia di presentazione dei candidati ai premi 'David di Donatello' al Quirinale. "Con grande sforzo - ha annunciato il ministro - abbiamo appena stanziato altri 20 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che si aggiungono alle risorse già ripartite per il 2026 e portano la dotazione complessiva a 626 milioni di euro”, ha scandito Giuli davnanti al Capo dello Stato. E il Presidente Sergio Mattarella ha a sua volta ribadito il sostegno al cinema definito "ricchezza culturale e sociale, com’è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi - ha scandito il Capo dello Stato - soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni, la competitività delle produzioni, il legame con il pubblico".
Giuli ha sollecitato una riforma del sistema dei finanziameni. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, a incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi. Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati, sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l'inaccettabile caduta sotto il film 'Tutto il male del mondo', dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l'opacità e l'imprecisione. Mai più". "Il sistema - ha sottolineato Giuli - va reso più giusto, evitando che paure e allarmi si trasformino in conflitti ideologici infruttuosi e nocivi. Il ministero non vuole condizionare né a monte né a valle le decisioni dei competenti, sì che insieme alle associazioni di categoria stiamo lavorando per rafforzare l'terzietà di giudizio, la trasparenza dei criteri e la responsabilità delle scelte. Più qualità, meno spazio all'ombra della politicizzazione". Giuli ha sottolineato come non si possa "fingere che non vi siano stati abusi anche in un sistema importante come quello del tax credit" ("distorsioni e illeciti che hanno prodotto squilibri tra richieste e risorse quantificabili in oltre un miliardo di euro", ha detto). Per evitare che questo si ripeta in futuro, "abbiamo introdotto - ha detto il ministro - verifiche e controlli più rigorosi sulla realizzazione delle opere, intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza".
Il ministro ha lanciato un appello al Parlamento affinché si mantenga un clima di collaborazione trasversale: "Vi prego, non perdiamo l'occasione di mostrarci coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale", l'esortazione di Giuli su una proposta di legge, già condivisa tra maggioranza e opposizione. "Alla centralità del potere legislativo, la facoltà di costruire il perimetro esatto. Al potere esecutivo, il dovere di riempirlo con proposte adeguate alle sfide del presente, ai protagonisti del settore, il diritto di accompagnarci verso l'esito auspicato. E ora finalmente posso rivolgere la mia ammirazione ai David, che anche quest'anno raccontano una straordinaria pluralità italiana e globale. Viva il cinema italiano, chi lo realizza e chi lo ama. Voi resterete. Noi siamo di passaggio, per fortuna, ma siamo al vostro fianco", ha detto chiudendo il suo intervento.
"Il cinema è anche lavoro. L’industria cinematografica e dell’audiovisivo italiana occupa più di centomila persone, tenendo conto dei tanti -davvero tanti- mestieri indispensabili alla realizzazione dei prodotti. Ad essi va aggiunta una lunga filiera di produzione e di servizi, con un indotto che va ben al di là di quanti sono direttamente impegnati nei film e nelle serie tv. Una ricchezza culturale e sociale, com’è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni, la competitività delle produzioni, il legame con il pubblico". Ha affermato Mattarella nel suo discorso al Quirinale. "Il cinema -ha proseguito il Capo dello Stato- deve continuare il suo cammino perché è il nostro cammino. Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro. A questo riguardo, ho ricevuto -e letto con vero interesse- un documento delle associazioni del settore cinema e audiovisivo. Sono sicuro -anche dopo aver ascoltato le parole del ministro Giuli- che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze".
"Condivido la considerazione che sarebbe improprio trattare il tema del futuro dell’audiovisivo come una mera richiesta di sostegni. Il punto cruciale è come essere all’altezza dei nostri momenti migliori, come esprimere ancora qualità e pluralità in una competizione sempre più difficile e in presenza di mutamenti sempre più veloci. Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà l’intesa tra le istituzioni e le componenti del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie". Abbiamo le forze e le competenze -ha ricordato ancora il presidente della Repubblica- per veder nascere nuovi prodotti italiani. Per realizzare altre co-produzioni importanti. Per attirare produzioni straniere nei nostri studi e nei nostri luoghi. Per sperimentare ancora, dando spazio a giovani registi e giovani autori. Sarebbe paradossale far pagare ai giovani il prezzo di questa fase di trasformazioni".
"C’è tanta voglia di esprimersi, ci sono tante nuove idee nel cassetto, c’è un cambiamento d’epoca che va raccontato, vissuto, approfondito, ci sono sogni -ha concluso Mattarella- che cercano le loro sequenze e le loro parole".