Wagner Moura: "La verità è finita, oggi esistono solo versioni"

L'attore, fresco di vittoria del Golden Globe, racconta all'Adnkronos 'L'agente segreto', dal 29 gennaio nelle sale

Wagner Moura:
13 gennaio 2026 | 17.29
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"Penso che non esista più alcuna verità e che i fatti non contino più. Al giorno d'oggi esistono solo versioni e, in questo quadro, la tecnologia peggiora solo le cose, perché le persone vivono nelle loro piccole bolle di informazioni. Il declino del giornalismo come pilastro della democrazia non fa che aggravare ulteriormente la situazione. Le persone ottengono informazioni attraverso i social media e piattaforme simili. Se c'è una cosa che mi spaventa, è proprio questa: la verità è impopolare". Così all'Adnkronos Wagner Moura, fresco di vittoria del Golden Globe come Miglior attore in un film drammatico per 'L'agente segreto', parla del film sospeso tra memoria e presente in cui si inserisce il tema della verità. Il regista Kleber Mendonça Filho condivide la preoccupazione di Moura, ma trova nel cinema una bussola in questi tempi difficili: "Qualunque verità io riesca a cogliere, la trovo facendo film. Paradossalmente, oggi un film di finzione può essere più vero di un documentario", riflette il regista, che si sta preparando per gli Oscar, dove il film è il candidato del Brasile nella categoria Miglior film straniero.

Nel film, Moura - indimenticabile interprete di Pablo Escobar nella serie 'Narcos' - interpreta Marcelo, un esperto di tecnologia sulla quarantina, in fuga perché perseguitato dalla dittatura militare brasiliana del 1977. Arriva a Recife durante la settimana del carnevale, sperando di ricongiungersi con suo figlio, ma si rende presto conto che la città è tutt’altro che il rifugio pacifico che cercava. "Da quando abbiamo iniziato a proiettare il film – tutto è cominciato al Festival di Cannes – abbiamo ricevuto moltissime reazioni forti dagli spettatori americani e spagnoli, per esempio". In Spagna "molti spettatori ci hanno detto che il Paese non ha mai davvero affrontato ciò che è accaduto dopo Franco (il dittatore, ndr). E in Brasile, negli ultimi dieci anni, con il governo Bolsonaro, si è cercato di riportare in vita la retorica dei 'bei vecchi tempi' degli Anni 50, 60 e 70. Mentre scrivevo la sceneggiatura, ho cominciato a rendermi conto che il film sì parla degli Anni 70, ma anche e soprattutto del Brasile contemporaneo".

Moura, che da anni alterna cinema e impegno civile, allarga lo sguardo: "Qualsiasi forma d'arte è un incontro tra ciò che l'artista vuole dire e il momento storico in cui il pubblico la riceve". In Brasile, oggi, "il film viene visto in un clima democratico più solido, che permette di guardare al passato recente – gli anni di Bolsonaro - e a quello più lontano – la dittatura - con occhi diversi". In altri Paesi dove ci sono governi con tendenze autoritarie, la reazione è: "Ah, quindi questa è una possibilità. Questo può accadere". Trovo tutto ciò estremamente interessante e affascinante. Il film – vincitore del Golden Globe come Miglior film straniero e candidato brasiliano agli Oscar 2026 – arriverà nelle sale il 29 gennaio, distribuito da FilmClub Distribuzione con Minerva Pictures. (di Lucrezia Leombruni)

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