Luca Argentero: "Ligas è tutto ciò che non ho mai avuto il coraggio di essere"

L'attore protagonista del primo legal drama di Sky Original: "Dopo tanti anni passati a interpretare un po' la figurina dell’eroe positivo, è divertente confrontarsi con un personaggio scomodo"

 - Photo credits: Jule Hering
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03 marzo 2026 | 15.02
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Dal camice di 'Doc' alla toga di un avvocato penalista brillante, geniale, ma anche cinico e con una considerevole tendenza all’autosabotaggio. La legge è fatta di regole, ma lui segue soltanto le sue. Luca Argentero cambia pelle e torna sullo schermo nei panni della rockstar del Tribunale di Milano segnata da una vita privata tutt'altro che lineare. È il protagonista di 'Avvocato Ligas', il primo legal drama di Sky Original tratto dal romanzo 'Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti' di Gianluca Ferraris, in uscita oggi per Corbaccio. "Ligas è tutto quello che ho sempre sognato di essere e non ho mai avuto il coraggio di essere. Una parte di me vorrebbe avere alcune sue caratteristiche, ma la mia torinesità, il mio understatement genetico, me lo impediscono. Forse è per questo che mi sta così simpatico", confessa Argentero durante la conferenza stampa di presentazione della serie, oggi a Milano. Le sue ispirazioni? Nessun modello reale: "Non mi sono ispirato a qualcuno della realtà ma ho sempre avuto in mente 'Better Call Saul', che racconta di un avvocato disastrato che perde tutto e deve ricostruirsi pezzo per pezzo".

Nel presentare 'Avvocato Ligas' - dal 6 marzo su Sky e in streaming su Now, prodotta da Sky Studios e Fabula Pictures - l'attore racconta il piacere di essersi misurato con un ruolo lontano dall’eroe positivo "senza macchia" che il pubblico era abituato ad associare al suo volto. "Dopo tanti anni passati a interpretare un po’ la figurina dell’eroe positivo a tutti i costi, è divertente confrontarsi con le zone d’ombra, con i difetti, con le debolezze invece che coi punti di forza", spiega. La scintilla è scattata subito: "Non perché sentissi l’esigenza di scrollarmi di dosso il camice, ma per la volontà di avere un registro diverso, un modo diverso di esprimermi". Un ruolo che "ho preparato in pochissimo tempo, perché ero sul set di 'Motorvalley'. Ma il testo era così puntuale che non abbiamo avuto bisogno di affinarlo". Argentero sottolinea inoltre come la serie gli abbia offerto una libertà linguistica rara nel panorama italiano: "La cosa che ho notato subito non era solo il personaggio, ma la forma di espressione. Chiamare le cose col loro nome, senza giri di parole. È merito di Sky essersi assunta questa responsabilità, perché qui trattiamo temi forti, difficili da raccontare se edulcori il linguaggio".

Per Luca Argentero, 'Avvocato Ligas' è anche una storia di famiglia. Nel cast c’è infatti Cristina Marino, sua moglie. "Io e Cristina ci siamo conosciuti e innamorati su un set", ricorda. "Nel frattempo, in questi ultimi sei anni, sono nati i nostri due figli. E come spesso accade, soprattutto in Italia, è la mamma a sacrificarsi un po’ di più. Sono felice che stia pian piano tornando a fare il lavoro che faceva quando l’ho conosciuta". E aggiunge: "Non sarei assolutamente geloso, anzi sarei molto felice che riguadagnasse terreno, soprattutto in termini di tempo. Abbiamo due figli piccoli, qualcuno deve esserci, e mi piacerebbe potermi permettere di stare a casa al posto suo".

Il regista Fabio Paladini racconta la sfida di dare una forma visiva nuova a un genere codificato come il legal drama: "Entrare in un genere così consolidato e cercare di dargli vivacità e ritmo non è stato semplice, soprattutto perché spesso si basa su lunghe scene di dialogo. Nei tribunali italiani non c’è nemmeno l’arringa all’americana che ti permette di muovere la camera". La chiave, dice, è arrivata dalla scrittura: "Mi ha dato l’occasione di entrare nella testa di un personaggio come Ligas, con una visione del mondo complessa, sfaccettata, capace di scomporre la realtà in brandelli minuscoli e ricomporla nelle sue intuizioni. Questo mi ha permesso di dare ricchezza visiva e movimento, non come accessorio estetico, ma perché il protagonista chiedeva di essere raccontato così".

La serie è scritta da Federico Baccomo, un ex avvocato: "Lo sono stato per sette anni, poi sono scappato da quel mondo. Era una realtà diversa da quella di Ligas, ero un avvocato d’affari. Mi sentivo un fallito perché non era la mia strada", racconta. La sua carriera di sceneggiatore nasce proprio da lì: "Ho creato un blog anonimo in cui raccontavo la vita degli avvocati. Tutto è cominciato da quella cosa lì". Per questo, lavorare a Avvocato Ligas ha avuto il sapore di un ritorno alle origini: "Mi sembrava di riuscire a mettere insieme tante cose che appartengono alla mia vita e altre che appartengono a tutti noi: l’idea della moralità, della giustizia, soprattutto oggi che viviamo in un mondo ambiguo". Ligas, dice, è perfetto per incarnare questa tensione: "È intelligente, brillante, ma anche sregolato e autodistruttivo. Si trova ad affrontare casi moralmente ambigui, in cui non c’è mai un giusto o uno sbagliato vero. La forza di queste storie è lanciare una sfida allo spettatore: Ligas dà una sua risposta, ma non è detto che sia quella giusta".

Nel cast, insieme ad Argentero, Marina Occhionero nei panni di Marta Carati, la determinata praticante di Ligas, e Barbara Chichiarelli in quelli del pubblico ministero 'rivale' di Ligas in tribunale, Annamaria Pastori. E ancora Gaia Messerklinger e Flavio Furno a interpretare rispettivamente l’ex moglie di Ligas, Patrizia Roncella, e Paolo Scarpelli, collega e migliore amico di Ligas. Grande protagonista è anche Milano. "Vediamo una nuova versione della 'Milano da bere'", spiega Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios Italia, che annuncia: "Siamo al lavoro sulle stagioni 2 e 3". Presente alla presentazione anche Giuseppe De Bellis, Executive Vice President Entertainment, Sport e News di Sky Italia: "Ci ha conquistato la forza dei temi che tocca: sono temi reali, forti, profondamente collegati alla vita di tutti i giorni". La serie "parte da elementi concreti della realtà e poi li sviluppa con una capacità innovativa che non riguarda solo il genere, ma tutto ciò che la serie racconta: la ricchezza delle sfumature, la profondità dei personaggi, la qualità della sceneggiatura e persino la comicità che emerge".

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