Su Hbo Max arriva la serie da lei creata e diretta da Maria Sole Tognazzi: "L'abbiamo ambientata in Spagna perché in Italia una donna single non può diventare madre"
"E' sempre un tema di guerra la maternità, perché è una guerra sia ormonale e sia psichica". Così la scrittrice Margaret Mazzantini parla del tema al centro della prima serie da lei ideata, 'In utero', in arrivo su Hbo Max da venerdì 8 maggio. Qui Sergio Castellitto interpreta Ruggero, ginecologo fondatore della clinica di fecondazione assistita 'Creatividad', dove ogni giorno arrivano coppie desiderose di genitorialità. Ognuna con le proprie ferite, speranze, desideri e scelte difficili da prendere. Persone di differente orientamento sessuale e romantico, in coppia o single, che attraverso il proprio desiderio di genitorialità portano punti di vista inediti e conflitti profondi mai esplorati. "Io sono un po' la madre del progetto, ho scritto il soggetto insieme a Enrico Audenino e Teresa Gelli che poi hanno sviluppato la sceneggiatura della serie", racconta Mazzantini. "Questa serie ha rappresentato per me l'idea di raccontare cosa scatena il desiderio di maternità". Per la scrittrice "oggi è un tema sempre di più necessario e audace". Un tempo "era un fatto naturale, oggi la maternità è complessa, dibattuta e scatena lacerazioni di ogni tipo. Se prima era qualcosa di viscerale - spiega - oggi è più psichico. Viviviamo in un momento storico in cui rischia di diventare un desiderio oggettuale perché siamo abituati ad ottenere tutto e quindi riversiamo tutte le nostre mancanze in un oggetto, che in questo caso è un bambino".
Per costruire quello che Castellitto definisce uno "psycho-medical drama" sono stati consulati "molti esperti, abbiamo visitato cliniche sia in Italia sia in Spagna e abbiamo parlato con molti pazienti", ricorda Audenino, che ha notato come su questo tema ci sia "ancora un tabù. E' come se ci fosse una sorta di peccato nel dire di essere passati da una clinica". Un'idea quella della serie "che non era stata fatta prima". Lo sceneggiatore si augura che "questa serie possa aprire un dibattito. Quando inizi a conoscere le storie di queste coppie ma anche le esperienze dei donatori e tutto il sistema che ruota attorno a questo mondo si supera l'idea del 'figlificio', della fabbrica degli figli". Alla regia della serie - una produzione Cattleya, parte di Itv Studios, in associazione con Paramount Television International Studios - c'è Maria Sole Tognazzi. "Ho deciso di lavorare a questa serie perché appartengo a quella categoria di donne che non ha avuto il desiderio di un figlio e non ho più l'utero, l'ho tolto per questioni di salute. Quindi mi interessava approfondire di raccontare donne che sentono quel bisogno, lo vogliono così tanto anche a costo di rischiare molto". 'In utero' parla di genitorialità "ma anche di famiglia, che non è creata solo per una coppia che fa figli, ma è anche quella che scegliamo di costruirci". Ma oggi "se una donna single vuole diventare madre deve andare in Spagna perché in Italia non può".
A colpire Castellitto è stato accorgersi come "la forza motrice sia femminile. Le coppie che arrivano alla clinica si sentono inadeguate al desiderio che hanno e che provano a soddisfare. Non sono pazienti che devono curare una malattia, ma arrivano con un desiderio che è una forma di impotenza rispetto alla vita", spiega l'attore. "Nella serie ci sono personaggi molto interessanti: una fotoreporter, interpretata da Maya Sansa, una donna evoluta che diventa improvvisamente arcaica davanti al desiderio di maternità. Questo fa capire quanto sia potente questa mancanza". E poi "c'è il personaggio di una donna che non vuole figli ma contribuisce alla realizzazione del desiderio degli altri: questa storia ha molte angolazioni", ha proseguito riferendosi al personaggio interpretato di Maria Pia Calzone, la manager della clinica. "Non dimentichiamo che attorno a queste cliniche girano molti soldi, non è solo una missione ma anche un business". Il tema della serie "non è solo politico, ma psicologico e umano, e si muove in tante direzioni. Per esempio ci si potrebbe chiedere "cosa pensano del diritto all'aborto tutte quelle persone che desiderano un figlio?", conclude Castellitto.