La band britannica al Fabrique festeggia 15 anni del disco d’esordio: "Ci ha cambiato la vita, siamo grati"
'Cosa vi aspettavate dai The Vaccines?' La band nel 2011 aveva posto questa domanda sulla copertina del disco d’esordio, trasformandola in un titolo-manifesto. A distanza di quindici anni, la risposta arriva chiara dal palco del Fabrique di Milano: energia, immediatezza e una sequenza inarrestabile di inni indie-rock che continuano a funzionare come allora, se non meglio. Quasi metà della scaletta pesca proprio da ‘What Did You Expect from The Vaccines?’, l’album che ha consacrato la band britannica come uno dei nomi più rilevanti della scena indie internazionale e che oggi viene celebrato nell’ultima data di un tour europeo partito da Glasgow il 28 febbraio scorso.
Riff essenziali ma incisivi, un’attitudine disinvolta e quell’aria da festa collettiva che li accompagna da sempre: il gruppo londinese guidato da Justin Young si presenta così, aprendo il set con i brani del disco più iconico della loro carriera. Da ‘Blow It Up’, che dà il via allo show, si passa rapidamente a pezzi cult come ‘If You Wanna’, ‘Wetsuit’ e ‘Post Break-Up Sex’, capaci ancora oggi di accendere il pubblico fin dalle prime note.
L’impatto è immediato: ‘Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra)’ fa ballare tutto il locale grazie a quello che è il segno distintivo dei Vaccines: una scrittura semplice ed efficace, costruita su ritornelli che resistono al tempo. Non è un caso che il loro disco di debutto venga ancora percepito come una raccolta di hit senza punti deboli. Tra i momenti più significativi della serata, emerge anche la chiusura più intima di quel disco, ‘Somebody Else’s Child’. Proposta in una versione minimalista, la canzone rallenta il ritmo e regala una pausa in un concerto altrimenti serrato. La band dimostra così di saper modulare l’intensità senza perdere il coinvolgimento dei fan. L’effetto complessivo è quello di un ritorno immediato ai vent’anni, a quelle atmosfere indie malinconiche e liberatorie che hanno segnato più di una generazione.
Sul palco, Justin Young, occhiali da sole e camicia rossa, gestisce il ruolo di frontman con sicurezza, mantenendo costante il dialogo con il pubblico senza mai forzare la scena. “Questo album ci ha cambiato la vita - ammette il frontman - in qualche modo siamo diventati la colonna sonora di alcune parti delle vostre vite. Quando scrivevamo queste canzoni, nel lontano 2009, 2010, durante tutti quegli anni un po’ confusi della nostra vita, non avremmo mai immaginato che 15 anni dopo saremmo stati qui a suonare davanti a migliaia di persone in un posto così bello. E siamo davvero grati di vedervi tutti qui stasera”. La seconda parte del live amplia lo sguardo sull’intera carriera della band, con una selezione equilibrata tratta dai loro sei album, incluso il più recente ‘Pick-Up Full Of Pink Carnations’ (2024). Anche i brani nuovi vengono accolti con entusiasmo, segno di un pubblico trasversale e fedele.
Viene spontaneo chiedersi come i Vaccines riescano a concentrare così tanti brani efficaci in un’unica scaletta. La risposta è semplice: il loro repertorio è costruito su una quantità impressionante di pezzi immediati e riconoscibili. Da ‘Headphones Baby' a 'Teenage Icon', fino alla coppia ‘A Lack of Understanding / Nørgaard’, il concerto procede senza cali, inanellando una sequenza di brani che mantengono alta la tensione. Lo show del Fabrique conferma una band che non sembra né invecchiare né perdere slancio. Del resto, i Vaccines continuano a fare quello che sanno fare meglio con concerti coinvolgenti e senza fronzoli, dove l’obiettivo è uno solo: far divertire. E anche stavolta hanno centrato il bersaglio. (di Federica Mochi)