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Sport a scuola, Italia fanalino di coda in Europa

19 febbraio 2020 | 19.21
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"Siamo al 42esimo posto in Europa" per la salute dei ragazzi di età scolare, analizzando i grafici dell'Hbsc, studio internazionale sul tema. Lo ha affermato la presidente della Società italiana di Medicina dell'adolescenza Gabriella Pozzobon, in occasione del convegno “Lo sport abita a scuola?”, organizzato da Panathlon Club Milano e Regione Lombardia, tenutosi a Palazzo Lombardia alla presenza di medici e docenti. Dati non certo lusinghieri per l'intero sistema scolastico - sottolinea una nota - che ci pongono nelle ultime posizioni in Europa per l'attività motoria nelle tre fasce d'età considerate dall’indagine: 11, 13 e 15 anni.

Particolarmente virtuosi i ragazzi di Finlandia, Bulgaria, Albania, Ucraina, Moldavia e Irlanda: tutti quanti stabilmente tra i primi posti nelle tre le fasce d'età prese in esame. In affanno, invece, Italia e Israele con Svizzera, Danimarca, Svezia e Grecia. Un bilancio decisamente insoddisfacente per i nostri ragazzi. "Sarebbero necessari invece - ha sottolineato Pozzobon - 60 minuti al giorno di attività motoria per salvaguardare e migliorare la salute fisica, mentale e cognitiva dei ragazzi. Ne scaturirebbe anche un cospicuo beneficio per il sistema sanitario nazionale". Lo sport nelle scuole italiane, dunque, non regge il passo con l'Europa. Come conferma Luca Eid, presidente Capdi & LSM (Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati Isef e laureati in Scienze motorie): “Siamo indietro rispetto alle altre nazioni d'Europa - afferma - dove nella scuola Primaria sono previste fino a cinque ore di educazione fisica settimanali (la media è di 2,5/3). Tra queste la più virtuosa è l'Ungheria".

Tra i principali obiettivi della Capdi, quello dell’approvazione del Ddl 992 che prevede l’inserimento dell’educazione fisica curricolare nella scuola primaria. Questo obiettivo - prosegue la nota - consentirà all’Italia di allinearsi ai curricula scolastici europei che prevedono ormai da tempo l’obbligatorietà dell’educazione fisica nella scuola di ogni ordine e grado. "I maggiori organismi internazionali (Oms, Unesco, Onu, Ue, Ce…) - sostiene Luca Eid - dichiarano l’importanza della pratica quotidiana di attività sportiva e di almeno tre ore di educazione fisica a settimana nella scuola. Alcune nazioni, soprattutto del nord Europa, hanno messo a punto una progettazione per adempiere a queste raccomandazioni".

"Se avessimo autonomia regionale - ha affermato l'Assessore allo Sport e Giovani di Regione Lombardia Martina Cambiaghi - assumeremmo docenti di educazione fisica nelle scuole Primarie e aumenteremmo l'attività motoria in quelle Secondarie. È il sistema che non funziona da decenni - denuncia - e che non investe risorse adeguate su questo tema. Regione Lombardia, in accordo con il Coni regionale, sta facendo il possibile per colmare queste lacune".

Cambiaghi ha quindi delineato i punti fermi del progetto “A scuola di Sport”, promosso e finanziato dalla Regione in collaborazione con l'ufficio Scolastico Regionale, Coni Lombardia, Cip Lombardia e Anci Lombardia. Giunto alla sesta edizione (si è partiti dall'anno scolastico 2014/15), il progetto prevede l'attuazione di un programma di educazione motoria da svolgersi nelle scuole Primarie della Lombardia nel corso dell'anno scolastico, da novembre a giugno. "Accanto all'insegnante di classe sono previsti un esperto di educazione motoria e di un tutor supervisore, entrambi formati dal Coni. Per essere ammessi al finanziamento gli istituti scolastici devono possedere alcuni requisiti quali lo svolgimento di due ore settimanali di educazione motoria e il cofinanziamento parziale del progetto per la parte riferita agli esperti.

"Al momento - ha riferito l'assessore - Regione Lombardia ha stanziato 5.500.000 euro. Per la nostra istituzione è un orgoglio essere promotori di questa iniziativa e aver portato più sport nelle scuole lombarde. In regime di autonomia avremmo la possibilità di implementare l’attività in tutti gli istituti scolastici della Lombardia e non solo a chi partecipa al bando. Alla domanda lo sport abita scuola? Rispondo sì, purtroppo solo parzialmente", conclude.

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