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Teatro: sport contro dittatura in 'Mar Del Plata' di Claudio Fava

31 ottobre 2015 | 13.42
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Alcuni dei giocatori della formazione del 'La Plata Rugby' vittima della dittatura argentina alla fine degli anni '70

"Chi ha paura della verità e della disobbedienza ricorre alla violenza e alla menzogna ovunque, i mafiosi in Sicilia oggi, i militari in Argentina 35 anni fa". E' questo il senso, e l'attualità, secondo il suo autore, di "Mar Del Plata - Gli ‘angeli del Rugby’ che sfidarono il regime argentino", la piece teatrale che Claudio Fava ha tratto dal suo libro 'Mar Del Plata' (Add editore, 2013) e che andrà in scena in prima nazionale il 4 novembre al Teatro Eliseo di Roma. Le violenze di mafiosi e golpisti "si rassomigliano -ha detto Fava all'Adnkronos- come si rassomiglia la capacità di dire di no, di tenere appunto la schiena diritta, senza cercare la bella morte e senza voler essere eroi, come non lo sono questi ragazzi che giocavano a rugby e volevano soltanto continuare a farlo, nel loro Paese".

Un Paese, l'Argentina, che ha subito una delle più brutali dittature militari del secolo scorso, al potere dal 1976 al 1983, dopo il colpo di stato che destituì il governo democraticamente eletto María Estela Martínez de Perón, il cui personaggio centrale è stato Jorge Rafael Videla, presidente de facto tra il 1976 e 1981. "In Argentina hanno avuto molte, troppe storie come questa: 40mila ragazzi sono stati uccisi o sono scomparsi, una generazione è stata decimata -prosegue Fava- Questa è una delle tante storie che faticano ad essere conservate ma resta nella memoria del Paese anche perchè è pervasa dalla forza, la libertà, la passione e il coraggio dello sport contro la miseria, la menzogna e la viltà della dittatura".

Lo sport è il rugby e la piece racconta della squadra 'La Plata Rugby', un gruppo di ragazzi che alla fine degli anni ‘70 venne decimato dalla ferocia dei militari di Videla ma nonostante questo rimase in campo a giocare fino alla fine del campionato. Raul Barandiaran, l’unico sopravvissuto a quella tragedia, ancora oggi è il testimone vivente della squadra che decise di correre contro la violenza e l’oppressione". Fava ha conosciuto Raoul: "Per molti anni non ha voluto raccontare quella drammatica vicenda perchè i sopravvissuti si portano sempre dentro un senso di colpa, è quasi un'ulcera questo privilegio di essere rimasti gli unici, ma alla fine questa storia è venuta fuori. Una storia di ragazzi che decidono di giocare fino all'ultima partita, di disobbedire all'ordine della tirannia che pretendeva si ritirassero dal campionato, e uno dopo l'atro vengono puniti con la morta per questa bestemmia, per la scelta di tenere la schiena diritta".

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