Fallimento Italia, tra luoghi comuni e una lunga lista di errori: come siamo diventati scarsi

Perché l'Italia non produce più giocatori capaci di fare la differenza? Perché non si affermano in Italia giocatori con queste caratteristiche? Chi ha la responsabilità di questo progressivo impoverimento?

Fallimento Italia, tra luoghi comuni e una lunga lista di errori: come siamo diventati scarsi
01 aprile 2026 | 13.40
LETTURA: 3 minuti

Il fallimento dell'Italia del calcio si presta a tante analisi, quasi tutte fondate e quasi tutte parziali. Si può scegliere il punto di vista. Si può parlare della cifra tecnica, dell'organizzazione e della gestione del sistema, del cambiamento della società. Si può spaziare dalla pochezza mostrata in campo alle formule sempre pronte, ai 'bambini che non giocano più in strada come una volta'. Onestà intellettuale vorrebbe però che ci si mettesse d'accordo su un aspetto sostanziale: siamo diventati scarsi, almeno più scarsi di tutte le squadre europee che si sono qualificate per gli ultimi tre Mondiali. Questo dicono i risultati e solo da qui si può ripartire.

CTA

Il passo successivo potrebbe essere chiedersi come siano arrivati a questo punto. Con una domanda che forse più di altre ha un fondamento: perché l'Italia non produce più giocatori capaci di fare la differenza? Non ci sono più, e da anni, i campioni (vengono in mente per primi Totti, Del Piero, Baggio, Pirlo...). Ma non ci sono neanche i giocatori di talento che hanno gli altri oggi, in Francia, in Germania, in Spagna e in Inghilterra, ma anche in Bosnia come ha dimostrato la partita di ieri. Da anni, non solo non produciamo fuoriclasse ma non produciamo neanche una tipologia di giocatori indispensabili per vincere le partite: quelli capaci di saltare un uomo, di inventare una giocata, e di farlo con una certa continuità, grazie alle qualità tecniche che sanno esprimere.

Altra domanda pertinente: perché non si affermano in Italia giocatori con queste caratteristiche? Per una lunga lista di errori che si sono stratificati nel tempo e che hanno una stessa matrice: la mancanza di visione e di competenze, che si legano a una generalizzata ossessione per il risultato immediato, quello 'a portata di mano'. Nella lista, si possono segnalare la carenza di progettualità e pianificazione; la sistematica mortificazione del talento puro a vantaggio delle doti fisiche, in tutte le scuole calcio, dal livello più basso a salire nei settori giovanili delle squadre professionistiche; i meccanismi malati con cui fanno affari, dal piccolo cabotaggio ai grandi contratti, intermediari, procuratori e faccendieri; gli altrettanto perversi meccanismi che rendono conveniente importare stranieri da inserire nelle squadre giovanili, senza valorizzare il talento che nasce in Italia.

Ultima domanda necessaria. Chi ha la responsabilità di questo progressivo impoverimento? Le risposte in questo caso possono essere più o meno elusive, scomodando fattori sociologici o più concreti fattori economici, perché l'impoverimento è anche legato alle minori risorse investite. Si possono chiamare in causa le responsabilità delle società di serie A, il vertice della piramide del movimento, oppure andare più giù fino alle più piccole scuole calcio. Sicuramente le responsabilità sono diverse e condivise. Ma se si vuole chiedere realmente rinnovamento, o addirittura rifondazione, del fallimento della Nazionale non può che rispondere chi il calcio italiano lo deve guidare per ruolo istituzionale, con un indirizzo noto: la Figc e i suoi vertici. (Di Fabio Insenga)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza