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Imprese: startup innovative? Ancora poco diffuse si continua a preferire notaio

11 ottobre 2016 | 12.08
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Le start up innovative rappresentano, a quasi quattro anni dalla loro introduzione, un fenomeno troppo poco diffuso nel panorama dell’imprenditoria italiana. Al momento rappresentano lo 0,38% delle società di capitali: solo 1 ogni 263. E' quanto rileva Federnotai, l’associazione di categoria, che ha realizzato un sondaggio su un campione di 200 notai sul territorio nazionale in occasione della diffusione del rapporto sul numero di startup innovative create dal 20 luglio 2016, da quando è diventato possibile costituirle senza passare dal notaio.

"Per incentivare veramente la nascita delle start up innovative -sostiene Carmelo Di Marco, presidente di Federnotai- bisognerebbe prevedere una reale semplificazione: oggi, per ottenere agevolazioni limitate e a termine, occorrono requisiti difficili da possedere, da documentare e da conservare nel tempo".

"Eliminare l’intervento del notaio -sottolinea- non aiuta a 'lanciare' questo tipo di società, e i dati lo dimostrano chiaramente: dal 20 luglio al 30 settembre di quest’anno ne sono state iscritte mediamente 101,30 al mese, contro una media mensile di 141,38 da quando l’istituto è stato introdotto nell’ordinamento. Nello stesso periodo sono state iscritte complessivamente 233 start up innovative: il 90% di queste, ben 208, con l'ausilio dei notai".

"E’ la dimostrazione che -fa notare Di Marco- gli imprenditori, di fronte ad un’operazione che richiede competenze professionali specialistiche, scelgono un servizio che coniughi in modo efficiente e, quindi, economico la nascita della nuova impresa con l’applicazione delle regole e dei controlli di legalità".

"Non è solo una questione di numeri -ammette- il passaggio dal notaio garantisce anche la semplificazione di un procedimento complesso e articolato. è significativo leggere nel rapporto del Mise che, su 54 società costituite senza notaio in quell’arco temporale, solo 25 sono già iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese".

"Adottare misure demagogiche che scardinano il sistema di controlli previsto dalla normativa europea e nazionale -avverte Di Marco- non serve ad attrarre gli imprenditori, che esprimono un forte bisogno di regole certe e affidabili, applicate in modo efficiente”.

Rispetto alle società di capitali tradizionali, le startup attraggono di meno le donne e gli stranieri; i giovani la preferiscono alla società tradizionale, utilizzandola come strumento per una propria attività lavorativa (che faticano a prestare in altro modo).

Il numero medio dei soci di start up è superiore a quello delle normali società di capitali, le quali invece hanno mediamente circa il quadruplo dei dipendenti: nelle start up i soci sono spesso lavoratori in prima persona, non solo imprenditori che investono.

Per di più, i dati diffusi dal Registro delle Imprese nel luglio 2016 (riferiti però alla fine del 2014) dicono che solo il 43,46% delle start up ha conseguito un utile, contro il 61,74% delle società di capitali tradizionali.

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