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Spagna: Steinberg (Elcano), 'vittoria Psoe può consolidare ripresa economia'

29 aprile 2019 | 19.53
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(foto Afp)

"Oggi l'economia spagnola è molto più equilibrata che in passato, con una ripresa che presenta dati migliori del resto dell'Eurozona e un'ulteriore accelerazione nei primi mesi del 2019: in questo contesto è poco probabile che l'esito del voto, che ha premiato la continuità, possa condizionare l'andamento dell'economia. E forse, paradossalmente, darebbe più stabilità un governo di minoranza" socialista rispetto a una coalizione frammentata e litigiosa. Lo sottolinea in un'intervista all'Adnkronos Federico Steinberg, professore di Analisi Economica all'Università di Madrid e ricercatore del Real Instituto Elcano, il principale think tank spagnolo di studi strategici e internazionali.

La vittoria di Sanchez - osserva lo studioso - non dovrebbe dispiacere agli imprenditori che "in linea di principio preferirebbero un governo di minoranza socialista con appoggi esterni, perché le posizioni del Psoe vengono considerate più moderate sul fronte della tassazione rispetto a quelle che si avrebbero con Podemos".

Una posizione echeggiata dal presidente della Confindustria spagnola Antonio Garamendi, che oggi ha invocato un governo che garantisca "stabilità e moderazione", indicando apertamente come gli imprenditori si sentirebbero "più tranquilli con un governo di centrosinistra".

L'appello evidente a un'alleanza Psoe-Ciudadanos, tuttavia, dovrebbe cadere nel vuoto visto che il partito di centro di Rivera "vuole consolidarsi come leader dell'opposizione", approfittando della situazione dei popolari "il cui ciclo politico potrebbe essersi concluso, anche se non lo sappiamo per certo". "La destra spagnola oggi è frammentata, non sappiamo se il PP recupererà i voti sottrattigli da Ciudadanos o da Vox: sarà importante vedere se i popolari avranno un atteggiamento più costruttivo. Di sicuro - osserva Steinberg - l'estrema destra non ha sfondato: certo, Vox ha preso il 10% e prima non sedeva in Parlamento ma non siamo ai livelli della Lega o del Front National. A livello nazionale, non ha avuto troppo ascolto il discorso anti-immigrazione e anti-femminista di Vox, lo 'scontro di culture' non è stato profondo come ci si aspettava".

"Non credo che Sanchez avrà problemi a ottenere l'incarico di formare il governo e i partiti più piccoli gli daranno un appoggio esterno o l'astensione" anche se - osserva - "ci sono differenze fra i nazionalisti catalani e gli altri partiti autonomisti: un dialogo con i catalani sarebbe più complicato perché c'è di mezzo il confronto fra Madrid e Barcellona".

Peraltro Sanchez "una volta al governo potrebbe chiedere il sostegno di questa o quella formazione a seconda dei temi: per il bilancio pubblico necessariamente servirebbe quello di Podemos o dei partiti autonomisti, ma per altre riforme, come quella delle politiche sull'occupazione, sull'educazione o sulla trasformazione digitale, potrebbe persino chiedere il sostegno a Ciudadanos, anche se - osserva lo studioso - Rivera non vuole entrare in un governo di coalizione".

Comunque, aggiunge. dopo la vittoria socialista nelle elezioni di ieri "per la Spagna - visto l'atteggiamento dell'Italia o le politiche anti-europeiste della Polonia - c'è la possibilità di avere a Bruxelles un ruolo più importante, come non mai da dieci anni in qua per via della crisi economica. Certo, per ricoprire una posizione più costruttiva dovrà essere uno 'studente esemplare' in materia di conti pubblici e rispettare le regole del Patto di stabilità. Ma Madrid, come la Francia, punta a riformare le regole europee, ad avere più margini in materia fiscale e magari arrivare a un bilancio comune dell'Eurozona, e per questo non vuole - a differenza dell'Italia - infrangere i patti e porsi in un atteggiamento di scontro con la Commissione".

Quanto alla possibile 'interferenza' di eventuali alleati del Psoe Steinberg spiega che "anche in caso di un governo di coalizione con Podemos non credo che a Bruxelles siano troppo preoccupati, sanno che l'europeismo di Sanchez è molto forte". "L'importante - conclude con un indiretto riferimento all'Italia - è evitare l'errore di non rispettare i target di bilancio fissati con Bruxelles".

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