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Crisi governo

Su Conte ter incombe fronda M5S anti Renzi: ecco 'la resistenza'

01 febbraio 2021 | 19.07
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L'anti-renzismo, storico cavallo di battaglia grillino, è il fuoco che anima la fetta malpancista dei parlamentari

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Adnkronos

La storia parlamentare del Movimento 5 Stelle è costellata di 'fronde' ribelli e scissioni sempre minacciate ma mai concretizzate. Un dissenso a 'geometria variabile' che spesso riesce a compattare intorno a un tema (o contro un tema) persone anche ideologicamente distanti tra loro. L'anti-renzismo, storico cavallo di battaglia grillino, è il fuoco che in questo momento anima quella fetta di deputati e senatori malpancisti, poco più di una ventina, che si candida a diventare la spina nel fianco del prossimo esecutivo. Questa volta però, secondo quanto apprende l'Adnkronos, i ribelli si sarebbero dati anche un nome di battaglia: "la resistenza".

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Tutto comincia nei primi giorni di dicembre, quando una cinquantina di parlamentari M5S, in un documento indirizzato ai vertici, minaccia di votare no alla risoluzione di maggioranza relativa alla riforma del Mes, che riceverà poi il via libera dalle Camere il 9 dicembre. A Montecitorio sono 13 i grillini che votano contro: alcuni di loro - Fabio Berardini, Mara Lapia e Carlo Ugo De Girolamo - lasceranno il Movimento nei giorni successivi. Altri non prendono parte al voto: tra questi Raphael Raduzzi, Cristian Romaniello, Francesco Berti, Davide Zanichelli. A Palazzo Madama i no del M5S sono due: Mattia Crucioli e Bianca Laura Granato, mentre non partecipano al voto Rosa Silvana Abate, Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Nicola Morra e Fabrizio Trentacoste.

E' proprio in quelle settimane, raccontano, che si crea una sinergia tra le due frange ribelli di Camera e Senato. "Gli irresponsabili", si chiamano scherzosamente tra di loro i malpancisti. Viene creata anche una chat 'parallela' a quelle normalmente utilizzate nell'ambito dei lavori parlamentari: il gruppo social viene battezzato appunto "la resistenza". La crisi di governo innescata da Matteo Renzi compatta la 'fronda', di cui fanno parte persone storicamente vicine ad Alessandro Di Battista come la senatrice Barbara Lezzi. Proprio l'ex ministra, in un post su Facebook datato 14 gennaio, arriva a minacciare le dimissioni qualora il M5S dovesse tornare al governo con Italia Viva: "Ad un nuovo governo con i renziani non darò la mia fiducia. Naturalmente, come ho sempre fatto, me ne assumerei tutte le responsabilità lasciando il mio posto in Senato a disposizione".

Quando il capo politico Vito Crimi il 29 gennaio, al termine delle consultazioni al Quirinale, annuncia la caduta del veto posto dal M5S sul partito di Renzi, la compagine parlamentare grillina entra in fibrillazione: "Se ci trasformiamo in dorotei ne prenderò atto e tornerò a casa. Io sono in una casa politica per fare la 'guerra' per il cambiamento: se il cambiamento questa casa politica non lo vuole più fare, non escludo le dimissioni", le parole del presidente dell'Antimafia Morra.

Il resto è storia recente. Sabato 30 gennaio l'Adnkronos dà la notizia di una riunione 'segreta' della fronda, composta da circa 20 pentastellati, che si sarebbe dovuta tenere l'indomani in videoconferenza, a partire dalle ore 10. La fuga di notizie crea scompiglio e l'assemblea virtuale viene sconvocata. Sparisce anche la chat "la resistenza", utilizzata dai frondisti per coordinarsi e fissare le riunioni.

Secondo il 'Corriere della Sera', però, i contatti tra i ribelli sarebbero andati avanti ugualmente, nonostante i rumors. "Il ritorno dei renziani al governo viene ormai considerato ineluttabile anche dai 'duri e puri', anche perché a tutti è noto che non ci sono i numeri. Ora va fatta una battaglia sui temi storici del Movimento, che nel prossimo governo dovranno essere difesi con le unghie e con i denti", spiega un pentastellato. Il timore è che il leader di Italia Viva possa alzare il prezzo sempre di più.

"Sarà inaccettabile qualsiasi ricatto e aumento del potere negoziale di Matteo Renzi", scrive sui social il deputato M5S Cristian Romaniello, che aggiunge: "Non mi sconvolge lo scenario di un rientro di Iv, ma pretendo che ci sia un equilibrio basato sulla legittimità, sulla volontà espressa dai cittadini".

"Dico solo che l'atteggiamento di Renzi, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, mentre siamo in piena sofferenza sanitaria ed economica, ha dimostrato la totale inaffidabilità di questa persona", afferma invece la senatrice M5S Rosa Silvana Abate, interpellata dall'Adnkronos. A chi le chiede se voterà la fiducia al nuovo esecutivo, la pentastellata risponde: "Massima fiducia nel premier Conte e nei colleghi M5S seduti al tavolo delle trattative, poi ognuno di noi farà le sue considerazioni. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. E' tutto in itinere: vediamo quello che verrà fuori".

(di Antonio Atte)

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