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Sud Sudan, vescovo gambizzato: la preghiera del Papa

26 aprile 2021 | 11.15
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Padre Christian Carlassare è stato picchiato, insieme alla suora che era con lui, poi gli hanno sparato. Sarà operato in un ospedale di Nairobi. A quanto si apprende il Pontefice si è raccolto in preghiera per il missionario comboniano

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Vescovo gambizzato in Sud Sudan, il Papa, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti vaticane si è raccolto in preghiera. Padre Christian Carlassare ,da poco nominato vescovo di Rumbek, è rimasto ferito in un agguato nella notte tra domenica e lunedì. Sarà operato in un ospedale di Nairobi come fanno sapere all’Adnkronos fonti comboniane, aggiungendo che una delle ferite sta ancora sanguinando.

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''Padre Cristian è stato picchiato, insieme alla suora che era con lui, poi gli hanno sparato 4 proiettili alle gambe. Stando alle prime notizie l'attentato era stato pianificato per spaventarlo in modo che non venga consacrato vescovo'', ha spiegato una fonte citata dall'Agenzia Fides. E' prevista in questi giorni la consacrazione del missionario comboniano a vescovo della diocesi di Rumbek che era rimasta vacante dopo la morte di monsignor Cesare Mazzolari nel 2011.

Monsignor Carlassare è stato nominato da Papa Francesco l'8 marzo di quest’anno come vescovo della diocesi di Rumbek e la sua consacrazione è prevista il 23 maggio.

Padre Christian Carlassare, 43 anni, nato a nato a Schio il 1° ottobre 1977 è cresciuto a Piovene Rocchette in Diocesi di Padova, dove risiedono i suoi genitori e la sua famiglia. Comboniano, è giunto in Africa nel 2005 e si occupa principalmente di pastorale giovanile e dell’accompagnamento vocazionale dei giovani seminaristi nella capitale del Sud Sudan, Juba. Nel giugno 2020 è stato nominato vicario generale della Diocesi di Malakal e quest’anno, l’8 marzo 2021, papa Francesco lo ha nominato vescovo della Diocesi di Rumbek, divenendo così il vescovo italiano più giovane al mondo.

Il missionario è stato colpito ad entrambe le gambe e picchiato da due aggressori, a quanto dicono le prime notizie. A soccorrerlo la dottoressa Ottavia Minervini, anestesista di Medici con l’Africa Cuamm e un chirurgo sud sudanese, che sono riusciti a bloccare l’emorragia e a stabilizzare la situazione.

"Il compound del Cuamm è vicino all'abitazione di padre Christian Carlassare: i nostri volontari hanno sentito gli spari e sono subito accorsi, trovando padre Christian ferito alle gambe da alcuni colpi di arma da fuoco, lo hanno subito soccorso e portato all'ospedale della cittadina del Sud Sudan: aveva perso molto sangue, ma è fuori pericolo" ha detto all'Adnkronos Elisa Bissacco di Medici con l'Africa Cuamm.

"Le ferite non hanno provocato fratture, ma il problema è che padre Christian ha un gruppo sanguigno molto raro, per fortuna uno dei nostri volontari aveva lo stesso gruppo sanguigno e così è stata possibile la trasfusione, quindi è stato stabilizzato". Padre Christian "è stato sempre cosciente e vigile". "I nostri volontari hanno preso contatto con la Croce Rossa Internazionale ed è stato proprio ora trasferito all'ospedale della capitale del Sud Sudan Juba", ha spiegato la portavoce del Cuamm che non è a conoscenza della dinamica dell'attentato ma, ha sottolineato, "certo, la situazione in quell'area è difficile".

LA MADRE DEL VESCOVO - "Christian ha perdonato i suoi aggressori ma da madre e soprattutto da italiana mi chiedo: chi ha fornito loro le armi?". Marcellina Carlassare è la mamma del vescovo gambizzato in Sud Sudan. E stata contattata dal figlio vescovo e ora è più tranquilla ma interpellata dall’Adnkronos osserva: "Il perdono può esserci ed è un cammino, è un bel gesto da parte di mio figlio ma io vado oltre e dico: queste armi chi le ha fornite agli aggressori se non l’Occidente, noi?".

"Mi sento ancora frastornata - osserva la mamma del vescovo - ma ora che ho sentito Christian mi sento più tranquilla". La madre del vescovo vuole andare oltre quello che è accaduto al figlio sacerdote perché, come dice, "è tempo che ognuno faccia qualcosa per cambiare il mondo. Belle le preghiere e le persone che si stringono attorno in questo momento ma poi c’è la realtà che va cambiata. Il Sud Sudan ma penso anche a tanti altri Paesi faticano a trovare l’equilibrio ma poi le armi chi le fornisce? Anche l’Italia".

La mamma del vescovo pensa che si debba cogliere questa occasione per avviare un processo di cambiamento: "Bisogna cominciare a denunciare le ‘banche armate’. Troppo spesso sentiamo di persone buone e competenti che lavorano per la pace e poi vengono tolte di mezzo. L’ultima la missionaria in Perù. E’ tempo di cambiare e di denunciare".

LE IPOTESI E GLI ARRESTI - Si fa sempre più concreta la possibilità, ipotizzata all’Adnkronos dal padre provinciale dei comboniani, che il vescovo gambizzato in Sud Sudan sia stato colpito perché non gradito da tutti ma avvertito come interferenza. Padre Andrea Osman, della diocesi di Rumbek, è il sacerdote di stanza accanto al vescovo Christian Carlassare.

Ha raccontato alla radio cattolica Network Morning News Service: "Ho sentito il vescovo gridare e, sentendo gli spari, ho provato a bussare alla mia porta dall’interno, in modo da spaventare le due persone armate, ma non sembravano per nulla intimoriti. Anzi, hanno preso di mira la stanza del vescovo, hanno bussato alla sua porta e hanno iniziato a sparare finché non l’hanno sfondata. Così gli hanno sparato alle gambe e sono fuggiti. Penso che gli abbiano sparato tre proiettili, due su una gamba e uno sull’altra. Quando mi hanno visto, mi hanno detto di andarmene. Uno di loro mi ha sparato due proiettili che sono finiti nella sedia dietro me".

Il mensile dei comboniani, a cui appartiene il vescovo Carlassare, parla di alcune voci che trapelano in città secondo le quali il movente dell’agguato - ancora da verificare - potrebbe essere il rifiuto da parte di alcuni gruppi dinka di un nuovo vescovo venuto da lontano a rimpiazzare il coordinatore diocesano che invece era autoctono e che aveva diretto la Diocesi di Rumbek per nove anni dopo la morte, nel luglio del 2011, di monsignor Cesare Mazzolari, missionario comboniano e vero "padre del popolo".

Il provinciale dei comboniani in Italia, padre Fabio Baldan, che stamani ha parlato con Carlassare, ha raccontato all'Adnkronos che "ora è lucido e tranquillo e non è impaurito. Più che per le sue condizioni è preoccupato per la gente e desidera tranquillizzare i familiari". La dinamica dell’agguato è ancora tutta da chiarire anche se, per dirla con il provinciale dei comboniani in Italia, sembra da escludere la rapina. "E’ possibile - ha ipotizzato padre Baldan - che la nomina di Carlassare non sia andata bene a tanti, ipotesi che non scarta nemmeno lui anche se ancora non si è espresso e bisognerà cercare di capire con calma quando prenderanno questi delinquenti che lui ha perdonato. Sulla dinamica lui è ancora molto pensoso. Perché spaventarlo, perché è visto come interferente? Sarà da capire". Da quel che si sa, ha continuato padre Baldan, "gli aggressori sono entrati in casa e hanno sparato per spaventare il sacerdote che era con Carlassare. Il colpo è finito contro una sedia. Poi un colpo ha colpito Christian alle gambe. L’agguato non sembra comunque motivato da rapina. In Sud Sudan c’è una violenza endemica con forti rivalità. Erano senza vescovo dal 2011".

''Dobbiamo mettere fine una volta per tutte alle violenze contro i leader della chiesa'' in Sud Sudan e ''stiamo lavorando in questa direzione'' ha detto a Juba Echo il ministro dell'Informazione dello Stato dei Laghi William Kocji Kerjok, che ha condannato ''l'attacco mirato'' contro il vescovo italiano. "Questa non è la prima volta che i leader della chiesa vengono presi di mira'', ha aggiunto, ricordando che ''due anni fa uno dei pastori è stato ucciso nella contea di Cuei-bet e questa volta hanno lanciato un attacco contro il nuovo vescovo". Quello contro Carlassare ''è stato un attacco mirato. Sono andati direttamente alla porta, hanno bussato e hanno iniziato a sparare alla porta finché non si è aperta. Poi lo hanno raggiunto, gli hanno ordinato di sedersi e gli hanno sparato alla gamba'', ha spiegato Kocji.

In relazione all'agguato sono state arrestate 24 persone. Lo ha reso noto una fonte della chiesa locale al Juba Echo a condizione di anonimato. ''La polizia e altre forze della sicurezza hanno arrestato diverse persone all'interno del compound e verranno condotti altri arresti perché abbiamo bisogno di sapere esattamente cosa è successo nella Chiesa cattolica della diocesi di Rumbek'', ha confermato a Juba Echo il ministro Kocji Kerjok.

"Profondamente scosso" il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla. "La notizia mi ha raggiunto stamane, sono profondamente scosso e colpito da questo grave atto nei confronti di mons. Carlassare - ha dichiarato mons. Cipolla - Esprimo a nome mio personale e di tutta la Chiesa padovana vicinanza a padre Christian, ai suoi genitori Marcellina e Pierantonio con cui ho parlato non appena appresa la notizia, ma anche alla comunità di Piovene Rocchette dove padre Christian è molto amato e conosciuto. Un pensiero particolare e intenso va ai comboniani, impegnati in queste terre e in altre situazioni difficili nel mondo e al popolo sud sudanese colpito da una gravissima crisi umanitaria e martoriato da continue violenze e aggressioni. Quanto è avvenuto è molto grave, è un dramma nel dramma che sta provando il Sud Sudan".

"Mi ha molto colpito la mamma di padre Christian il cui pensiero è rivolto al figlio e altrettanto a questo popolo. Grazie al pronto intervento dei medici di Medici per l’Africa Cuamm, che ringrazio di cuore, il cui compound è contiguo a quello della Curia, si è potuto scongiurare il peggio e stabilizzare la situazione. Mi auguro che padre Christian possa recuperare quanto prima e assicuro la preghiera della nostra Chiesa per la sua guarigione e per la pace in questa terra africana", ha sottolineato.

E' una "bellissima figura" dice all'Adnkronos padre Alex Zanotelli. "I comboniani probabilmente lo avrebbero utilizzato in Italia se non fosse arrivata la promozione a vescovo di Rumbek in Sud Sudan, terra difficile anche se non teatro di guerra". "Va capito il perché Carlassare sia stato gambizzato. Parliamo di una zona dove la situazione è molto delicata - osserva all’Adnkronos il missionario comboniano - . Dal 2011 era senza vescovo; la zona, ripeto, è molto difficile e anche la nostra presenza deve essere disposta perché fino a quando non ci sarà una vera riconciliazione può capitare di tutto".

Padre Claudio Monge, domenicano responsabile del centro per il dialogo interculturale a Instanbul, sceglie una espressione cara al Papa per descrive il vescovo del Sud Sudan gambizzato. "Pastori che hanno l’odore delle pecore a loto affidate. A due mesi dalla nomina a vescovo di Rumbek , mons Christian Carlassare, comboniano, è stato colpito alle gambe da colpi di arma da fuoco. Costruire ponti e occuparsi dei più poveri in nome del Vangelo è pericoloso", scrive padre Monge via social.

E' una ''comunità scioccata'' quella sud sudanese a Rumbek, dove ''era stato accolto molto bene, con una grande festa''. Ma forse ha pagato il suo ''non voler essere passivo'', la sua volontà di ''attuare una svolta, essere propositivo e non statico''. Lo spiega ad Adnkronos l'analista in questioni internazionali ed esperta di Africa Antonella Napoli, direttrice di 'Focus on Africa' e presidente onoraria dell'associazione 'Italians for Darfur Onlus'.

Certo, spiega, ''la tensione è altissima'' in Sud Sudan, ''che è uno dei Paesi più pericolosi al mondo al momento e sta attraversando una crisi profondissima''. In questo contesto ''sembra che la volontà di questo giovane vescovo, probabilmente il più giovane al mondo con i suoi 43 anni, fosse quella di cambiare la situazione''. Certo, ha proseguito, ''non è un caso isolato, gli uomini della chiesa sono un obiettivo, ma forse in questo caso c'è qualcosa di più''.

Ora ci sono ''le indagini in corso, ma il fatto che sia stato picchiato e gambizzato sembrano proprio dimostrare che si sia voluto inviare un messaggio a lui''. Anche se, per avere maggiore chiarezza in una ''situazione che è di estrema complessità'', per Napoli occorre ''capire chi ha colpito. Ci sono stati degli arresti, ma non sappiamo ancora'' se l'autore dell'agguato fosse ''di etnia Dinka o Nuer''. Inoltre, spiega, ''ci sono scontri, razzie, c'è chi vuole controllare gli aiuti, chi può essere infastidito da qualcuno che vuole cambiare la situazione''. L'analista ci tiene infine a sottolineare la ''grande umanità di questo prelato. Che nonostante la gravità della situazione, nonostante fosse stato ferito e fosse dolorante, ha voluto rivolgere un pensiero alla comunità di Rubek, alla sua gente''.

Propaganda Fide "con grande dolore ha appreso dell'attentato al nuovo vescovo eletto di Rumbek (Sud Sudan) intorno alla mezzanotte del 25 aprile, per mano di due persone armate. Voglio assicurare a monsignor Christian Carlassare la mia vicinanza in questo momento di prova e il continuo sostegno nella preghiera per una pronta guarigione". Con queste parole, inviate a monsignor Mark Kadima, Incaricato d'Affari nella Nunziatura Apostolica in Sud Sudan, l'Arcivescovo tanzaniano Protase Rugambwa, Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, si rivolge in un messaggio - riferito da Fides - al Vescovo, ferito alle gambe e attualmente trasportato in un ospedale di Nairobi (Kenya) per cure mediche appropriate, esprimendo la vicinanza e solidarietà della Santa Sede e della Chiesa universale.

Nigrizia, la rivista dei missionari comboniani a cui appartiene il vescovo gambizzato in Sud Sudan, ricorda le parole di mons. Christian Carlassare, di pochi giorni fa, al mensile: "Sogno che i giovani del Sud Sudan possano realizzare i loro sogni, che non siano costretti a darsi alle armi o a lasciare il paese, che possano studiare e trovare un lavoro che costruisca il futuro e dia stabilità al paese. Sogno che le giovani ragazze del Sud Sudan possano emanciparsi e non essere totalmente dipendenti dai loro capi famiglia e che possano fare le proprie scelte in libertà".

"Noi di Nigrizia - concludono - siamo con te, sicuri che quella vita che già hai dato per il Sud Sudan continuerai a spenderla sempre per e con gli ultimi del mondo, come hanno fatto Gesù di Nazaret e i profeti a te cari: Daniele Comboni, Oscar Romero e Charles De Foucauld".


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