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Sudan: marito Meriam, grazie Italia per grande sostegno

07 giugno 2014 | 17.28
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(Aki) - "Sono particolarmente riconoscente all'Italia per il grande coinvolgimento nella campagna internazionale per la liberazione di Meriam". Questo il commento di Daniel Wani, marito della giovane cristiana condannata a morte per apostasia in Sudan, quando ha saputo delle oltre 150mila adesioni alla mobilitazione lanciata il 15 maggio da 'Italians for Darfur'. "Seguivamo il caso da febbraio - ricorda Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, in contatto diretto con Daniel e gli avvocati del Sudan Justice Center - ma c'era stato chiesto di non divulgarlo prima che si esprimesse la Corte. Si sperava che la vicenda potesse concludersi positivamente e che fosse archiviata".

"Ma quello che si credeva solo un malinteso ingigantito da incomprensioni tra familiari - continua - si e' invece concluso come mai avemmo voluto. Per questo poche ore dopo la condanna avevamo gia' avviato una petizione per chiederne l'annullamento e la liberazione di Meriam, incinta all'ottavo mese e in carcere con il suo primo bimbo di soli 20 mesi".

"A meno di un mese abbiamo raccolto decine di migliaia di firme e l'adesione di personalita' importanti come il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro degli Esteri Federica Mogherini e, soprattutto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". "Nelle ultime ore non sono mancati segnali positivi - conclude Napoli - il ministro degli Esteri del Sudan ha affermato, pur ribadendo che il governo non puo' intervenire direttamente perche' il potere giudiziario e' un potere sovrano, che una soluzione e' possibile".

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