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Sudan, Meriam potrà lasciare il Paese solo con nome islamico sul passaporto

26 giugno 2014 | 11.36
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Fonti del governo di Khartoum ad Aki-Adnkronos International: "Lo stato di fermo attuale terminerà con l'arrivo di un garante". Associazione Italians for Darfur: "Non potrà ripartire prima di domenica"

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Meriam Yahia Ibrahim, la cui condanna a morte in primo grado per apostasia è stata annullata dalla Corte d'appello, "potrà lasciare presto il Paese, quando saranno terminate le procedure per il rilascio del suo passaporto sudanese". Lo riferiscono ad Aki-Adnkronos International fonti del governo di Khartoum, che chiedono l'anonimato non essendo autorizzate a parlare del caso con i media. Secondo le fonti, "la donna aveva insistito per avere un documento in cui appare come Meriam e non Abarar (il nome islamico, secondo le autorità sudanesi, ndr), ma il nome Meriam non risulta in nessun documento ufficiale della donna, dal certificato di nascita fino alla laurea in medicina".

"Lo stato di fermo attuale terminerà con l'arrivo di un garante (un cittadino sudanese che lavora all'ambasciata Usa a Khartoum, ndr)", precisano le fonti. Meriam è stata fermata dalle autorità sudanesi dopo la scoperta di "documenti irregolari" in mano alla donna all'aeroporto di Khartoum, ovvero un documento di viaggio di emergenza rilasciato dall'ambasciata del Sud Sudan e un visto per gli Stati Uniti.

"Meriam non sarà libera di lasciare il Sudan prima di domenica" si legge in una nota di Antonella Napoli sulla pagina Facebook dell'associazione Italians for Darfur che ha parlato con l'avvocato della donna. "Ancora 72 ore - continua il post su Fb - e poi sapremo se davvero Meriam potrà lasciare il Sudan per raggiungere gli Stati Uniti e iniziare finalmente una vita normale". Secondo quanto ha riportato Mohaned Al Nour, la donna è "in custodia" all'interno di un ufficio di pubblica sicurezza sudanese.

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