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Sisma Amatrice, Borrelli: "Intervento fu rapido, in 72 ore 240 estratti vivi"

22 agosto 2020 | 12.24
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A 4 anni dal terremoto del Centro Italia il capo della Protezione civile ricorda con l'Adnkronos le vittime di quella catastrofe. Boccia: "Territori provano a disegnare nuovi orizzonti, Amatrice è esempio"

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(Afp)

di Giorgia Sodaro

"Ripenso a quelle ore impegnative per tutti, per noi ma soprattutto per la popolazione e al dolore per i morti, per le persone che non ci sono più. Dei terremoti si ricordano le sofferenze, le case si ricostruiscono per fortuna, anche se lentamente, ma per chi rimane sotto le macerie non si può fare più nulla, solo continuare a farlo vivere nel ricordo di ognuno di noi e dei familiari". A 4 anni dal terremoto del Centro Italia che devastò Amatrice e i Comuni limitrofi, causando 299 morti e 388 feriti, Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, ricorda con l'Adnkronos le vittime di quella catastrofe e aggiunge: "Noi in quel terremoto abbiamo perso una collega molto brava, esperta di terremoti, era di Amatrice ed era lì con la madre, fu estratta morta un paio di giorni dopo la scossa''.

Capo del dipartimento dal 2017, all'epoca del terremoto di Amatrice Borrelli era vice di Fabrizio Curcio ma ha vissuto in prima linea quella e tante altre calamità. La scossa alle 3.36 di notte, di magnitudo 6, ridusse in macerie i quattro centri abitati più vicini all'epicentro, due nel Lazio e due nelle Marche. "Arrivammo abbastanza presto anche se c'erano delle difficoltà per raggiungere Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto - racconta Borrelli - le vie erano difficoltose e così utilizzammo gli elicotteri per fare arrivare le squadre dei vigili del fuoco. E' stato un terremoto nel quale la prontezza dell'intervento ha consentito di estrarre vive dalle macerie circa 240 persone nelle prime 72 ore, soprattutto ad Amatrice e nei paesi accanto. E' stato un buon risultato per l'attività di soccorso".

Ma il lavoro della Protezione civile su quel fronte non è ancora finito. "Siamo coinvolti nella gestione perché c'è ancora in atto la dichiarazione dello stato di emergenza, che è stata prorogata con l'articolo 57 del decreto legge n.104 del 14 agosto, fino al 31 dicembre 2021 con stanziamento di ulteriori 300 milioni di euro", spiega.

"Abbiamo ancora fuori casa circa 42mila persone, molte sono nelle soluzioni abitative di emergenza, negli alberghi e nelle altre strutture, la stragrande maggioranza, circa 32mila, è in contributo di autonoma sistemazione, il 70% è nelle Marche - spiega - Siamo impegnati per assistere la popolazione, stiamo gestendo con i Comuni tutto il tema delle soluzioni abitative di emergenza, gli espropri, le opere che sono state fatte per i puntellamenti che hanno bisogno di manutenzione".

Inoltre ''ogni tanto dal territorio ci arrivano delle richieste di supporto, per esempio per le risorse idriche nella provincia di Ascoli. Il terremoto aveva fatto anche deviare le sorgenti dalla zona dell'ascolano alla zona di Norcia e ha scompensato le risorse idriche di quei territori. Il famoso fiume Torbidone, che dagli anni '70 non scorreva più, è fuoriuscito e adesso scorre nuovamente nel territorio di Norcia".

Quello del 2016, spiega poi Borrelli, è stato "un terremoto come quelli della parte appenninica, lungo nel tempo, con cinque eventi di intensità elevata e almeno con tre momenti: il 24 agosto, il 26 e il 30 ottobre, e il 18 gennaio concomitante con la nevicata. Nell'intervento del 24 agosto i primi dati consolidati davano circa 4.700 persone che avevano bisogno di assistenza, più di 6mila soccorritori, un grande intervento e una grande assistenza".

Un merito, quello di un intervento tempestivo subito dopo la scossa del 24 agosto, che Borrelli non tiene per sé. "Noi dobbiamo molto della nostra capacità di intervento ai nostri volontari, li voglio ringraziare per lo straordinario contributo che danno - dice - Inoltre ringrazio le unità cinofile del volontariato, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco che sono una risorsa del nostro Paese, soprattutto per questi eventi. Io spero che in futuro si possa ricorrere anche a strumenti più all'avanguardia, come sensori da montare su droni, che esistono già per scopi militari ma che si potrebbero utilizzare anche per scopi civili. Al momento non abbiamo ancora queste strumentazioni tecniche ma stiamo lavorando per averle. Ad oggi l'unità cinofila rimane ancora lo strumento più usato".

La scossa del 24 agosto è stata però solo la prima di un'altra serie di scosse che sono culminate in quella del 30 ottobre, il terremoto di maggiore intensità, con 6.5 di magnitudo, dopo quello dell'Irpinia del 1980, con magnitudo di 6.7.

"Il 30 ottobre l'epicentro del terremoto si è spostato più a nord, verso Norcia - racconta ancora Borrelli - e lì abbiamo avuto numeri più consistenti, con un'area più vasta che è stata colpita e con l'impiego di circa 7mila soccorritori. Quello fu un evento particolare che per l'intensità più elevata ci faceva pensare a un numero di vittime più alto. La fortuna è stata che la zona dell'epicentro ricadeva nella zona di Norcia, che era stata ricostruita a seguito del terremoto di Umbria e Marche del 1997, e quindi le case hanno retto".

"Inoltre c'era stata la scossa della sera del 26 ottobre, dopo la quale la popolazione aveva abbandonato le proprie abitazioni, e l'orario: le 7.40 del mattino - aggiunge Borrelli - Se fosse avvenuto alle 9-9.30 credo che avremmo avuto decine di morti nella basilica di Norcia".

Nella seconda metà di gennaio, mentre proseguono le attività legate all’emergenza terremoto, il Sistema di protezione civile si trova a fronteggiare un’eccezionale ondata di maltempo e il 18 gennaio quattro scosse di magnitudo superiore a 5 colpiscono nuovamente le zone del centro Italia. "Quella sera c'è stata la tragedia di Rigopiano, che è stata veramente devastante - ricorda il Capo della Protezione civile - Noi eravamo a Roma in riunione con Curcio ed Errani nella sede di via Vitorchiano e ricordo che le scosse si sono sentite nitidamente. La situazione era difficilissima, soprattutto perché i territori erano già in sofferenza per le nevicate".

"Noi abbiamo avuto in quel periodo circa 11mila uomini e donne del sistema di protezione civile impegnati dai vigili del fuoco, alle forze armate alle forze di polizia, la croce rossa, ai nostri volontari ai volontari di tutte le organizzazioni - racconta - C'è stata una grande azione di coinvolgimento delle strutture operative e siamo riusciti a fronteggiare anche quella situazione estremamente difficile e con una complicazione in più legata alla concomitanza di due situazioni, la nevicata eccezionale e il terremoto da gestire contemporaneamente".

"Il coronavirus evidentemente ha creato problemi anche per la ricostruzione - spiega Borrelli - perché quando c'è stato il lockdown ci si è fermati ma il lavoro che è stato fatto dal commissario Legnini ha portato una razionalizzazione delle procedure. Abbiamo lavorato molto, in stretto rapporto con Legnini, per fare in modo che la ricostruzione riparta velocemente sia complessivamente, sia per la ricostruzione leggera (ovvero quella relativa ai danni lievi ndr), prevedendo anche forme per la decadenza del contributo di autonoma sistemazione, nell'ipotesi in cui la ricostruzione leggera non dovesse avvenire nei tempi fissati dal commissario".

"A creare problemi alla ricostruzione da un lato l'aver avuto una serie di norme che si sono avvicendate nel tempo, dall'altro il patrimonio molto antico con delle difformità - dice il capo della Protezione civile - Il tema della sanatoria delle difformità è un tema comune in tutta Italia, lo abbiamo avuto anche per i terremoti di Ischia e di Catania".

Borrelli è convinto che ''sulla ricostruzione si sta facendo un grande lavoro: adesso c'è anche il dipartimento Casa Italia, in seno alla presidenza del Consiglio, che sta cercando di creare un testo unico sulla ricostruzione, perché non si debba ogni volta che c'è un terremoto ricominciare da capo con norme diverse. Se invece si fa un ragionamento di questo tipo in caso di terremoto c'è già pronta la legge, si individua il commissario e si procede speditamente. Si sta immaginando di creare una struttura deputata a queste cose che possa intervenire con le norme già stabilite".

I terremoti non possono essere previsti ma se ne possono ridurre i danni. "La vera sfida è la prevenzione strutturale, che è la prima cosa da fare - spiega Borrelli - Poi noi interveniamo con la prevenzione non strutturale, quindi con la pianificazione di Protezione civile per avere un intervento tempestivo e rapido dei soccorsi, per mettere a disposizione della popolazione delle strutture provvisorie confortevoli in tempi brevi e per partire subito con la ricostruzione".

"Per favorire la messa in sicurezza dei nostri immobili, dal punto di vista fisico oltreché dal punto di vista energetico, il governo è intervenuto nel corso del tempo e anche recentemente - sottolinea il capo della Protezione civile - Il sisma bonus, ovvero il contributo del 110% per fare interventi di consolidamento, permette a chi vuole di mettere in sicurezza il proprio immobile. Gli strumenti ci sono ma i cittadini devono comprendere che testare la vulnerabilità dei propri edifici è importante. Ci sono sistemi di consolidamento anche semplici come catene, tiranti, interventi che poi vengono ripagati dallo Stato. E' importante cogliere questa opportunità".

Proprio in questa prospettiva, spiega Borrelli, ''ogni anno noi facciamo 'Io non rischio, buone pratiche di protezione civile' e gli ordini professionali che sono al nostro fianco fanno un'iniziativa che si chiama 'Diamoci una scossa' in cui gli ordini degli ingegneri, degli architetti e dei geologi, spiegano alla popolazione quali sono le opportunità per mettere in sicurezza il nostro patrimonio, che è bellissimo ma che è anche molto antico''.

Boccia: "Territori provano a disegnare nuovi orizzonti, Amatrice è esempio"

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