cerca CERCA
Martedì 29 Novembre 2022
Aggiornato: 12:58
Temi caldi

Calcio: Torres l'idolo dell'Atletico torna a casa, voglio vincere qui

04 gennaio 2015 | 16.22
LETTURA: 4 minuti

Dopo sette anni l'attaccante ha calcato di nuovo il prato del Vicente Calderon con la maglia dell'Atletico in una presentazione che ha visto la presenza di quasi 40mila tifosi che hanno riempito lo stadio per celebrare il ritorno del figliol prodigo

alternate text
Fernando Torres con la maglia della nazionale spagnola - INFOPHOTO

Dopo sette anni Fernando Torres ha calcato di nuovo il prato del Vicente Calderon con la maglia dell'Atletico Madrid in una presentazione che ha visto la presenza di tanta gente che è accorsa per riabbracciare il proprio idolo. "Mi chiedo ancora cosa ho fatto per essere trattato così bene, sono finalmente qui", ha detto Torres con il microfono in mano davanti ai quasi 40mila tifosi che hanno riempito lo stadio per celebrare il ritorno del figliol prodigo. Formatosi nelle categorie giovanili dell'Atletico de Madrid, 'El Niño' è diventato un idolo dell'Atletico in uno dei peggiori momenti della storia recente del club. Ha debuttato con l'Atletico in seconda divisione a soli 17 anni, ha vissuto il ritorno in Liga, gli è stata data la fascia di capitano, segnando tantissimi gol. Così tanti, che il Liverpool pagò quasi 35 milioni di euro per averlo nel 2007.

"Sono molto più maturo di allora e a livello sportivo sono cambiato molto. Ero un ragazzo di 24 anni. Avevo bisogno di lasciare l'Atletico per il club e ho potuto crescere. E' stato il momento più difficile della mia carriera, ma alla fine mi ha dato ragione", ha detto l'attaccante 30enne che ha vinto la Champions League con il Chelsea e una Coppa del Mondo e due campionati Europei con la nazionale spagnola, mentre il club spagnolo ha conquistato due titoli in Europa League e ha vinto un campionato spagnolo dopo un decennio di dominio di Barcellona e Real Madrid.

"Ho vinto i titoli che stavo cercando, ma mi è sempre mancato qualcosa. Voglio vincere qui. Ho molte cose per vincere", ha promesso Torres. Salutato dalla folla, l'attaccante ha ammesso di avere più pressione adesso di quando era partito. "Capisco che ho una responsabilità in più. Non vedo l'ora di giocare, che trascorrano questi giorni, di smettere di dare messaggi e giocare, indossare la maglia e andare al Calderón", ha detto l'attaccante con giacca e cravatta nera.

"Sette anni fa dicevamo addio e tutti speravamo che fosse un arrivederci e oggi siamo qui, finalmente", ha aggiunto emozionato. Dopo un brillante periodo al Liverpool, ha firmato nel 2011 per il Chelsea in un trasferimento record per il calcio inglese, circa 93 milioni di euro. Tuttavia, da quel momento non si è più visto il miglior Torres. Né con la maglia del Chelsea nè con quella della nazionale spagnola, e neanche negli ultimi mesi a Milano, dove è arrivato in prestito. Ora però Torres non vuole guardare indietro.

"Per me è un giorno felice, sarà difficile non emozionarsi", ha detto prima di incamminarsi sul prato dello stadio. "Al termine di questo giorno voglio solo giocare a calcio, io vengo in una squadra che ha vinto con i valori con cui sono cresciuto. Ho sofferto da fuori per le sconfitte e mi sono emozionato per le vittorie", ha spiegato prima di fare riferimento alla sconfitta dell'Atletico nell'ultima finale di Champions League. "Dobbiamo sognare, quel titolo perso all'ultimo minuto ci dà più forza per continuare. E' sempre bello tornare a casa".

Torres ha, infine, sottolineato il lavoro di Diego Simeone come allenatore dell'Atletico. "Ho trovato un club molto diverso, che è in competizione con i migliori del mondo. Il 'Cholo' è stato molto importante per farmi venire qui. Se come un giocatore è stato esigente, come allenatore immagino che lo sarà ancora di più", ha detto in una nuvola di fotografi e telecamere.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza