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Trasloco in vista per i gatti dell'Ermitage. Il museo di San Pietroburgo ne cede una ventina

25 agosto 2014 | 15.02
LETTURA: 2 minuti

Il numero di questi felini, utilizzati per difendere quadri e tele dall'attacco di topi e roditori, non può superare cinquanta altrimenti cominciano ad azzuffarsi e a trascurare il lavoro. Si cercano quindi famiglie disposte ad accoglierli

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Un gatto dell'Ermitage a San Pietroburgo

L'Ermitage cerca casa per i suoi gatti. Non per tutti, ovviamente, ma per una ventina dei settanta che vivono nel suo seminterrato e nel solaio per proteggere le opere d'arte dai topi. La colonia felina, infatti, spiegano i responsabili, sta diventando "troppo numerosa" e il "numero ottimale è di cinquanta". Se aumentano troppo cominciano ad azzuffarsi tra di loro e a trascurare i loro impegni 'lavorativi'. Per questo il museo cerca spesso famiglie disposte ad accogliere quelli in soprannumero. Questi 'gatti da guardia' passano per lo più inosservati perché vengono tenuti lontano dallo sguardo dei numerosi turisti.

Fu Pietro il Grande a portare il primo micio nel Palazzo d'Inverno, ma lo status di 'felini cacciatori' gli fu assegnato da Caterina II che li incorono veri e propri 'guardiani delle Pinacoteche', dividendoli tra quelli per le sale interne e quelli da giardino. Il compito del singolare esercito a quattro zampe era però per tutti lo stesso: difendere la tranquillità di sua Maestà da topi e roditori.

Da sempre nutriti e curati come dei fedeli servitori, possiedono un passaporto con fotografia con un'accurata descrizione delle loro abilità, oltre a un nome scelto con accuratezza per rispecchiarne il carattere. Celebrati nel corso della 'Giornata del gatto dell'Ermitage questi 'Aristogatti' hanno anche le loro ore di libertà, durante le quali escono da porticine basculanti e si rilassano, distesi lungo le rive del fiume Neva.

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