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Al via la convention 'Trump show', apre Melania e chiude Ivanka

18 luglio 2016 | 07.33
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(Afp)

Al via a Cleveland della 'convention show', nella fattispecie un 'Trump show' con la moglie - la terza - sarà proprio Melania, grande stella della giornata d'apertura, con la figlia Ivanka, ad avere il compito di presentare il discorso dell'investitura del candidato repubblicano.

E Donald Trump salirà sul palco per presentarla. "Mr Trump accompagnerà la moglie, arriveranno insieme e lui la presenterà, poi dopo il suo discorso tornerà a New York", ha spiegato Paul Manafort, il manager della campagna del magnate, illustrando ai giornalisti il primo strappo alle regole non scritte della convention che vogliono che il candidato arrivi solo poco prima del discorso con cui accetta la nomination, atteso per giovedì.

"Voleva essere qui per il discorso della moglie", ha aggiunto Manafort confermando le voci che si erano diffuse dell'arrivo già oggi a Cleveland di Trump.

Facendo di necessità virtù - molti importanti esponenti del partito diserteranno la convention - lo staff del miliardario, nello stendere il programma della convention, ha messo l'enfasi sull'aspetto televisivo.

Lui, Donald Trump, "ha sempre pensato di essere nato per essere re, di essere destinato a diventare un leader del mondo". E' quanto racconta Marla Maples, la starlette che per sei anni è stata la seconda moglie di Trump, convinta che in qualche modo, forse in una vita passata, il padre della figlia, Tiffany Arianna, abbia avuto veramente sangue reale.

Nella realtà Trump, che da oggi è il 're' della convention di Cleveland che si chiuderà giovedì con il suo discorso di investitura, è nato nei Queen il 14 giugno 1946, da Mary Ann MacLeod, scozzese arrivata a New York per turismo e poi rimasta per amore, e Fred Trump. Così avevano anglicizzato il loro nome i nonni Friederich ed Elisabeth Drumpf arrivati dalla Germania negli Stati Uniti per conquistare il 'sogno americano' che ora il nipote vuole negare a tanti.

E alla nascita di Donald, quarto di cinque figli, Fred Trump si poteva considerare arrivato alla vetta di quel sogno: costruttore ed immobiliarista, dopo la Grande Depressione aveva fatto fortuna costruendo 15mila alloggi nei Queens, Staten Island e Brooklyn, nell'ambito dei progetti federali per l'edilizia popolare.

Ma evidentemente questo non bastava e il padre spronò il figlio Donald, che a 13 anni fu mandato a studiare all'accademia militare, a diventare "un killer" per avere il successo che meritava perché "era un re", secondo quanto raccontato dal biografo di Trump, Harry Hurt III.

Uscito dall'accademia, dove ovviamente divenne un leader e un campione sportivo, nel 1964 Donald lavorò un'estate nell'azienda di famiglia e poi andò alla Fordham University, passando poi alla Wharton School of Finance dell'università della Pennsylvania, dove si laureò nel 1968 in economia.

Anche questo semplice dettaglio della sua biografia, il trasferimento da un'università all'altra, ha dato modo al candidato repubblicano - che ama descriversi sempre come "una persona estremamente intelligente" - di esprimersi in termini aggressivi, affermando di aver lasciato l'ateneo newyorkese perché non era all'altezza del suo genio.

E tale aggressività che lo contraddistingue è emersa ancora, oggi, in un nuovo attacco contro il presidente americano Barack Obama, in seguito alla sparatoria di Baton Rouge, in Louisiana, dove tre agenti sono stati uccisi e tre sono rimasti feriti, uno dei quali gravissimo, da un ex marine afroamericano di 29 anni. "Non ha idee. Stiamo cercando di combattere l'Isis e ora la nostra gente uccide la nostra polizia. Il nostro Paese è diviso e fuori controllo. E le cose peggioreranno", ha scritto su Twitter il magnate americano dopo la conferenza del leader Usa.

"Siamo in lutto per gli agenti uccisi a Baton Rouge. Quanti ne devono morire per mancanza di leadership? Chiediamo ordine", ha affermato Trump. Obama ha da parte sua criticato la retorica politica e lo ha invitato a moderare i toni.

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