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Vaccino, Vaia: "Sì a terza dose ma valutare anche monoclonali, funzionano"

09 settembre 2021 | 10.46
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Il direttore dello Spallanzani: "Siamo sicuri che con un richiamo aggiuntivo un immunodepresso svilupperà anticorpi?"

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(Fotogramma)

Sì alla terza dose di vaccino anti-Covid quando serve, ma valutare anche l'arma degli anticorpi monoclonali perché funzionano. Torna a ribadire la necessità di un approccio integrato Francesco Vaia, direttore sanitario dell'Istituto nazionale di malattie infettive Spallanzani di Roma, intervistato a 'Radio anch'io' su Rai Radio 1.

"In questo momento - ha spiegato - noi dobbiamo vaccinare il più possibile la popolazione candidabile al vaccino, perché abbiamo dati ormai inoppugnabili sulla sua efficacia. Quindi oggi l'obiettivo è completare il ciclo vaccinale e arrivare per lo meno all'85-90%" di copertura. Quanto alla terza dose, certamente "è una possibilità" per potenziare la risposta immunitaria" nel momento in cui si è ridotta, ha confermato l'esperto. "Ma poi - ha aggiunto - c'è un altro dato da considerare: se io sono un immunodepresso", e in quanto tale con il vaccino "non ho sviluppato anticorpi, la terza dose è sicuro che me li farà sviluppare? Alcuni studi dicono fino al 50%". Ma "se io ho ancora un'altra arma, che sono gli anticorpi monoclonali che hanno già dimostrato di funzionare e che danno direttamente un'immunità passiva, io dico perché no?".

Secondo Vaia, "questa pandemia sconta battaglie politiche ed economiche. Vedo ancora troppa gente che ideologizza il vaccino e la campagna vaccinale ed è un errore", ha avvertito. "Noi dobbiamo evitare i totem - ha evidenziato in risposta a chi obietta che anche i vaccinati si possono contagiare - Il vaccino non è un atto taumaturgico, una pozione magica per cui tu ti trasformi in Highlander. Già quando sono stati approvati sapevamo che c'è una percentuale, pur molto ridotta, pari al 7-8-10%, di non efficacia". E poi, anche in un contesto in cui la variante Delta di Sars-CoV-2 è diventata prevalente, "dipende molto dalla persona alla quale inoculo il vaccino: se è immunodepressa, se ha altre comorbidità, da quanto tempo ha fatto il vaccino, se ha bisogno di un richiamo o di un potenziamento con gli anticorpi. Insomma, dobbiamo fare un ragionamento".

"Un'altra cosa che" per il direttore dello Spallanzani "dobbiamo dire con estrema chiarezza, è che ci sono fior di studi che dimostrano che la vaccinazione eterologa funziona benissimo", ha assicurato sempre rispondendo ai dubbi degli ascoltatori.

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