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Vaticano, scandalo finanziario: Becciu racconterà la sua verità

16 marzo 2022 | 11.27
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Domani l'interrogatorio dell'ex Sostituto: "Finalmente, sono sette mesi che aspettavo..."

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(Fotogramma)

Il processo davanti al Tribunale Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese di Sloane Avenue entra nel vivo dopo sette mesi di discussioni preliminari e di schermaglie tra accusa e difese degli imputati, dieci in tutto. Domani alle 9.30 - e si riprenderà anche l’indomani - nella grande Aula dei Musei Vaticani allestita per i maxi processi, sarà sentito il cardinale Angelo Becciu. Sarà il primo imputato ad essere ascoltato. “Finalmente arriva l'ora di dire la verità. Bene. Inizia il dibattimento e così... E' da sette mesi che aspettavo. E adesso posso parlare, sono contento", ha detto il cardinale Becciu ai margini della scorsa udienza.

“È surreale che io sia accusato di peculato”, aveva detto il porporato all’indomani della decisione di papa Francesco di licenziarlo dal ruolo di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e di privarlo dei diritti del cardinalato. Il cardinale ruppe il silenzio convocando una conferenza stampa nella quale nego’ ogni addebito e disse: “Darei la vita per il Papa”.

Nei confronti dell’ex sostituto alla Segreteria di Stato si procede, "come normativamente previsto, per i reati di peculato ed abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione". La Santa Sede, nello spiegare le motivazioni alla base del rinvio a giudizio del porporato, spiegò che "le attività istruttorie, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera) hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre". L’iniziativa giudiziaria "è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l’ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli sul piano reputazionale nei termini indicati nella richiesta di citazione a giudizio".

Il cardinale Becciu ha sempre ribadito assoluta fedeltà al Papa respingendo ogni addebito nella famosa conferenza stampa convocata all’indomani del licenziamento: "Non ho commesso peculato. I 100mila euro dell'Obolo di San Pietro li ho dati alla Caritas della diocesi di Ozieri (la diocesi di cui è originario,) e sono ancora lì (notizia confermata anche dal vescovo della diocesi sarda). Su di me sono state scritte falsità, che potrebbero anche meritare querela”.

Becciu, nella sua autodifesa, spiegò che l'accusa si riferisce a una somma di 100mila euro che quando era Sostituto della segreteria di Stato aveva destinato alla Caritas della diocesi di Ozieri. I fondi, chiarì il cardinale, erano tratti da un fondo dove confluisce l'Obolo di San Pietro e che è nella disponibilità del Sostituto di movimentare: “Quindi non ho distratto i fondi dalla loro destinazione, ed era nella mia discrezione usarli per varie opere di carità. Perché proprio alla mia diocesi? In 7-8 anni non avevo mai fatto un'opera di sostegno per la Sardegna. So che nella mia diocesi c'è un'emergenza soprattutto per la disoccupazione, ho voluto destinare quei 100mila euro alla Caritas. Quei soldi sono ancora lì e non sono stati dati alla cooperativa di mio fratello. Quindi non so perché sono accusato di peculato".

In merito alle altre accuse, il cardinale disse: "Quando ero nunzio in Angola, ho ristrutturato la nunziatura (nel 2009). E poiché in loco era difficile reperire falegnami che lavorassero bene, ho chiesto a mio fratello che è falegname di mandarmi due porte".

Stesso discorso per quanto riguarda la nunziatura a Cuba, dove era stato poi trasferito (nel 2010-2011): "Sull'isola era molto difficile reperire il legname che serviva e perciò, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione della Segreteria di Stato, me lo sono fatto mandare da mio fratello. Si tratta di episodi di conflitto di interessi? Non lo so. Ma nel caso dei 100mila euro volevo aiutare la Caritas di Ozieri. Per i lavori in nunziatura erano situazioni di oggettiva difficoltà. E comunque avevo l'autorizzazione".

Da Becciu smentito anche di aver favorito un terzo fratello produttore di birra: “Non è vero niente. Non gli ho dato mai un soldo e non sono mai intervenuto per fare propaganda alla sua birra. Chi lo dice lo dimostri. Questo è da querela".

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