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Vatileaks, monsignor Balda: "Consegnare carte era modo di pagare mia libertà"

15 marzo 2016 | 14.23
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Francesca Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Balda insieme nel 2014 (Afp)

"Oggi dall'interrogatorio di Mons. Balda è emerso che siamo a processo per aver fatto solo domande. Una situazione inaccettabile". Lo denuncia Emiliano Fittipaldi, autore di 'Avarizia', uscendo dall'udienza in corso in Vaticano per il trafugamento di documenti riservati. In una pausa del processo, Fittipaldi sottolinea: "dall'interrogatorio di oggi Balda, in pratica, ha ritrattato sottolineando che non ha avuto alcuna pressione ma si è sentito psicologicamente pressato. In pratica con l'interrogatorio a Balda hanno smontato le accuse contro i due giornalisti". Con Fittipaldi è imputato anche Gianluigi Nuzzi, autore di 'Via Crucis', assente anche oggi dall'udienza.

Fittipaldi esprime tutta la sua amarezza per lo stato delle cose: "siamo a processo solo per aver fatto alcune domande all'allora segretario della prefettura economica. Il problema di Balda è che dice tutto e il contrario di tutto. Questo processo dimostra come in Italia chi denuncia il malaffare rischia il carcere mentre negli Usa giornalisti che fanno inchieste vincono il Pulitzer e ispirano film denuncia sulla pedofilia come 'Spotlight'".

VALLEJO BALDA: "Consegnare i documenti" da cui è scaturita l'inchiesta Vatileaks 2 sul trafugamento di documenti riservati del Vaticano è stato il "modo di pagare la mia libertà". Lo ha evidenziato monsignor Lucio Vallejo Balda, tra i cinque imputati nel processo, nel corso delle deposizione stamani davanti al Tribunale vaticano. Balda ha sostenuto di non aver "detto ad alcuno della mia intenzione di passare questi documenti ai giornalisti" Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.

Incalzato dagli avvocati, Balda ha detto che si trovava in un "contesto di ansia e qualcuno arriva ad avere anche paura a fare troppe domande". Anche il presidente Giuseppe Dalla Torre è intervenuto per chiedere se Fittipaldi avesse minacciato Balda. Al che lui ha risposto: "io ho interpretato le sue domande come quelle di uno che sapeva molte cose ma non sono state minacce dirette e concrete. Lo stato psicologico era tale che mi sono sentito minacciato".

CHAOUQUI: Francesca Immacolata Chaouqui, al sesto mese e mezzo di gravidanza, nel pomeriggio verso fine udienza, si è sentita male nell'aula. La Chaouqui è poi rientrata in aula: 'Volevano ricoverarmi - ha commentato -, ma io non ho voluto. Io volevo ascoltare e difendermi. Adesso forse ci vado'.

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