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Visco: "Su Mps e banche venete intervento dello Stato necessario"

12 luglio 2017 | 11.29
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Con gli interventi su Mps e sulle banche venete "sono state pienamente rispettate la normativa e le procedure europee" e nei limiti consentiti "si è cercata la soluzione che meglio tutelasse il complesso degli interessi coinvolti". Lo ricorda Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, durante il suo intervento all'Assemblea annuale della Abi sottolineando come il "supporto pubblico ha buone probabilità di recupero". Un intervento, aggiunge, che "va considerato nella sua natura di intervento necessario, connesso con particolari condizioni di fallimento di mercato, ma eccezionale, anche alla luce dei principi sottostanti le nuove norme europee".

"Le misure adottate - ha detto Visco - sono il risultato di un processo reso particolarmente complesso, e oltremodo lungo, dall'evoluzione del contesto istituzionale e normativo. La gestione delle crisi bancarie è oggi affidata a una molteplicità di autorità e istituzioni indipendenti. Manca un’efficace azione di coordinamento che definisca le priorità e guidi l’utilizzo dei margini di discrezionalità che la normativa riconosce".

"Lo testimoniano - ha continuato il governatore - anche le difficoltà emerse nell'individuare una soluzione per la crisi delle banche venete. Occorre inoltre stabilire precise modalità con cui dare conto delle decisioni prese".

"I costi di una liquidazione pura e semplice (cosiddetta 'atomistica'), l'unica alternativa disponibile una volta esclusa la ricapitalizzazione precauzionale, sarebbero stati molto più elevati per la clientela, per il sistema bancario, per lo stesso Stato", commenta ancora.

Per le due banche venete, sottolinea ancora Visco, "la strada della ricapitalizzazione precauzionale non è risultata percorribile per la mancanza di risorse private sufficienti a coprire perdite cosiddette 'probabili nel futuro prossimo'. La stima di queste perdite da parte delle autorità europee coinvolte nella procedura è aumentata progressivamente nel corso dell'analisi del piano di ristrutturazione; nella stessa analisi veniva valutata negativamente la capacità delle banche di tornare a conseguire un'adeguata redditività. Si rendeva quindi necessario l'esame di ipotesi di soluzione alternative rispetto alla ricapitalizzazione precauzionale".

La procedura di selezione, sottolinea Visco ripercorrendo le tappe che hanno riguardato le due banche venete, "ha coinvolto sei potenziali acquirenti: 4 italiani (i due maggiori gruppi bancari, uno di media dimensione e un grande gruppo assicurativo) e altri due grandi intermediari europei. A conclusione del processo sono pervenute due offerte di acquisto vincolanti ; quella di Intesa Sanpaolo è risultata l'unica idonea ad assicurare la continuità delle funzioni critiche delle due banche in liquidazione. L'acquirente dovrà ora procedere all'integrazione e ristrutturazione delle attività e passività cedute nell'ambito dell'operazione".

Alle entità in liquidazione, rileva il Governatore della Banca d'Italia, "restano, all’attivo, azioni e partecipazioni per 1,7 miliardi e tutti i prestiti deteriorati (9,9 miliardi al netto delle svalutazioni); al passivo, capitale, obbligazioni subordinate e fondi rischi per complessivi 6,2 miliardi. La differenza di 5,4 miliardi costituisce un debito nei confronti di Intesa Sanpaolo, che acquisisce allo stesso tempo tutte le altre attività e passività delle banche in liquidazione. Questo debito (elevabile fino a 6,4 miliardi a seguito di una due diligence sui crediti in bonis) è garantito dallo Stato, che accorda all’acquirente ulteriori garanzie a copertura di rischi di varia natura per un valore atteso complessivo di 400 milioni".

L’onere immediato per lo Stato, sottolinea Visco, "consiste in un esborso di cassa per 4,8 miliardi, di cui 3,5 a copertura del fabbisogno di capitale generatosi per Intesa Sanpaolo a causa dell’acquisizione e 1,3 volti a sostenere le misure di ristrutturazione che Intesa dovrà attivare". A fronte di questi impegni lo Stato, aggiunge, "vanta un credito verso le banche in liquidazione da rimborsare con il realizzo dei loro attivi; per i crediti deteriorati esso sarà affidato alla Società di Gestione delle Attività (SGA), che dovrà operare per ottenere, nel tempo, tassi di recupero in linea con quelli impliciti nei valori, al netto delle svalutazioni, iscritti a bilancio".

"Per consolidare i risultati ottenuti è ora necessario attuare con impegno e determinazione i programmi stabiliti. La Banca Monte dei Paschi di Siena dovrà dare corso agli interventi di ristrutturazione e di rilancio aziendale contemplati nel piano industriale pluriennale che ha formato oggetto di approfondito confronto con le istituzioni europee e che potrà consentire un duraturo ritorno a un’adeguata redditività", ha poi affermato ancora nel corso dell'assemblea.

L’intervento di ricapitalizzazione precauzionale approvato dalla Commissione Ue il 4 luglio, rileva Visco, "ha evitato le conseguenze, assai gravi, di una risoluzione; permette un aumento di capitale di 8,1 miliardi, di cui 3,9 immessi dallo Stato e 4,2 derivanti dalla conversione in azioni degli strumenti patrimoniali oggetto di burden sharing. Per prevenire o chiudere liti relative al collocamento di tali strumenti presso la clientela non qualificata, lo Stato potrà acquistare, fino a un massimo di 1,5 miliardi, parte delle azioni frutto della conversione, assegnando in cambio obbligazioni senior emesse dalla banca senese".

Complessivamente, a fronte di un sostegno pubblico non superiore, quindi, a 5,4 miliardi, lo Stato, osserva il Governatore della Banca d'Italia, "acquisirà una quota del capitale della banca pari a circa il 70%. L’iter della ricapitalizzazione va completato entro l’inizio di agosto con l’emanazione dei decreti ministeriali di attuazione".

L’operazione, spiega Visco, "consentirà alla banca di innalzare i coefficienti patrimoniali su livelli in linea con quelli dei principali concorrenti; di liberarsi, anche grazie all’intervento del fondo Atlante, dell’intero portafoglio di sofferenze e di aumentare i tassi di copertura sul resto delle esposizioni deteriorate; di accrescere significativamente efficienza, produttività e redditività, con misure volte ad accompagnare l’uscita nel tempo di una parte significativa della compagine del personale; di tornare a contribuire pienamente al finanziamento dell’economia".

Una volta riportata la banca su adeguati livelli reddituali, aggiunge Visco, "lo Stato cederà sul mercato la propria partecipazione, valorizzando l’investimento ora effettuato".

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