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Milioni come Ibrahim. Nel mondo lavora 1 bimbo su 10

Ibrahim ha 13 anni, è turco e già da tre anni è un lavoratore agricolo stagionale. Ogni anno si sposta da Urfa per trovare lavoro nei campi. Lo ha fatto suo nonno, lo ha fatto suo padre. Tutti sanno che dovrà farlo per anni dall’alba al tramonto. Ma Ibrahim ha un sogno: studiare e diventare un insegnante da grande ma lui stesso ha perso qualche anno di scuola per lavorare nei campi. Come lui nel mondo milioni di bambini sono costretti a rinunciare ai loro sogni per lavorare fin da piccolissimi. L’Unicef, in occasione della Giornata Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile del 12 giugno ricorda che, a livello globale, quasi 1 bambino su 10 è vittima di lavoro minorile, numero che aumenta a circa 1 su 5 in Africa. Inoltre, l’incidenza del lavoro minorile in Paesi colpiti da conflitti armati (dove vivono circa 250 milioni di bambini) è più alta del 77% rispetto alla media globale, mentre la percentuale di lavori pericolosi è maggiore del 50%. Nelle sue forme peggiori, il lavoro minorile può tramutarsi in schiavitù, sfruttamento sessuale ed economico e morte. “Il lavoro minorile – ricorda il presidente di Unicef Italia Francesco Samengo - è sia causa che conseguenza della povertà: rinforza le disuguaglianze sociali e la discriminazione, priva i bambini di un futuro prospero e mina sia il benessere dello Stato sia dell’individuo”. Fra il 2008 e il 2012 il lavoro minorile è diminuito di solo l’1% e i progressi nella riduzione del lavoro delle ragazze sono stati il 50% in meno di quelli per i ragazzi. Ai tassi attuali di progresso, 121 milioni di bambini saranno ancora vittime di lavoro minorile nel 2025, 52 milioni in lavori pericolosi.

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