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8 marzo, l'Italia ha più astronome al mondo

07 marzo 2021 | 16.20
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Sono il 21% nell'Uai. L'astrofisica Patrizia Caraveo (Inaf) all'Adnkronos: "E' un'ottima notizia ma il lockdown ha colpito di più le mie colleghe"

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L'astrofisica Patrizia Caraveo dell'Inaf

E' l'Italia il Paese che conta il maggior numero di astronome e astrofisiche al mondo presenti nell'Uai. Stando allo studio "Women in Italian astronomy", più del 26% dei membri italiani dell'Unione Astronomica Internazionale è donna, la percentuale di 'quota rosa' più alta fra i 107 Paese dell'Uai che, sul totale dei suoi 11.407 membri, conta solo il 18% di scienziate. Lo studio - firmato da Francesca Matteucci dell'Università di Trieste, Chairof Inaf Scientific Council, e da Raffaele Gratton, dell'Inaf Osservatorio Astronomico di Padova - colloca il nostro Paese in pole, seguito dalla Francia con il 24% di astronome nell'Uai e dalla Spagna (21%).

"E' un'ottima notizia ma c'è ancora molto da fare per vedere una vera parità di genere le donne in ruoli apicali della ricerca e della scienza" scandisce all'Adnkronos l'astrofisica Patrizia Caraveo, dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Caraveo ritiene però che si possa 'festeggiare' questo 8 marzo con un po' più di 'femminile soddisfazione' visto che il 2020 ha portato un altro Nobel per la Fisica al femminile con Andrea Ghez, newyorkese dell'Università della California a Los Angeles, insignita del prestigioso riconoscimento 'per la scoperta di un oggetto compatto supermassiccio al centro della nostra galassia'.

"E' il primo Nobel per la Fisica assegnato ad una astronoma" sottolinea Patrizia Caraveo.

Ghez ha condiviso il premio con il tedesco Reinhard Genzel, mentre l'altra metà del Nobel per la Fisica 2020 è andato all'inglese Roger Penrose per la scoperta che la formazione dei buchi neri è una rigorosa previsione della teoria generale della relatività.

"Ghez è stata la prima astronoma in assoluto a ottenere il Nobel per la Fisica, la quarta a conquistare questo riconoscimento se calcoliamo che Marie Curie é stata premiata due volte. Il Nobel per la Fisica è stato conferito 114 volte dall'inizio della sua istituzione per un totale di 2016 vincitori e solo 4 donne lo hanno ricevuto, appena il 2%, una percentuale assolutamente irrisoria" commenta ancora la scienziata italiana che nell'anno della pandemia ha dato alle stampe "Il cielo é di tutti" di cui sta ora lavorando alla traduzione inglese.

Caraveo rileva come anche la pandemia abbia "accentuato le differenze fra uomini e donne" nella scienza. "Per me il lockdown è stato un periodo di grande produzione scientifica ed ora sto scrivendo con i colleghi della Bocconi Andrea Sommariva e Clelia Iacovino un libro sulla Space Economy, ma non per tutte le mie colleghe scienziate italiane è andata così".

"Nel 2020 è stata fatta una ricerca per capire se il coronavirus avesse causato qualche differenza nella produttività degli astronomi italiani: purtroppo la produttività dei colleghi maschi è rimasta costante mentre quella delle donne è un po' diminuita. Il calo della produzione scientifica delle donne in lockdown è purtroppo una costante nelle scienziate che lavorano in smart working perché sono impegnate anche ad occuparsi di casa e figli" indica l'astrofisica dell'Inaf.

"La pandemia -continua Caraveo- ha reso insomma ancora più evidenti le disparità che esistono già nel mondo accademico e scientifico italiano e che adesso sono solo diventate più evidenti. E' proprio vero quello che ha scritto un magazine americano: 'Non si ha l'impressione di lavorare da casa ma di vivere in ufficio' e ciò vale maggiormente per le donne". Infatti, "non ci sono più orari, a tutte le ore del giorno si fanno conferenze e chiamate, basta guardare le foto delle mamme: in molti scatti hanno su un braccio il figlio e con l'altra mano usano il computer" scandisce infine l'astrofisica Patrizia Caraveo che vede 'ancora in salita' la strada della parità di genere.

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