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Migranti: storia di Grace, morta di tumore circondata dall'affetto di Palermo

La profuga morta a 19 anni
La profuga morta a 19 anni
04 ottobre 2017 | 14.10
LETTURA: 4 minuti

Poco più che diciottenne anni aveva abbandonato la sua terra, la Nigeria, per provare a trovare un lavoro in Europa. Per avere un futuro. Per mettere su famiglia con il suo giovane compagno. E fino a pochi mesi fa pensava di esserci riuscita. Era felice, Grace. Non sapeva che la sua felicità sarebbe durata solo pochi mesi e che un tumore al cervello l'avrebbe strappata alla vita in poco più di un mese. Questa è la storia di Grace Adetunji, sbarcata a giugno a Palermo con il fidanzato, Sonday, 19 anni. Pensava che quello fosse solo il primo passo verso una vita diversa. Ma era solo l'inizio della fine di un sogno. Grace, ospitata in una casa di accoglienza a Giardinello, nel palermitano, dopo poco tempo inizia a stare male. Ha convulsioni, perde coscienza. Inizia la trafila di visite mediche. In poco tempo arriva il verdetto: un tumore micidiale al cervello. La diagnosi è devastante. Le resta solo poco tempo da vivere. Iniziano le cure che la obbligheranno ad abortire. Perché, nel frattempo, la giovanissima donna resta incinta. Grace viene operata al cervello nel reparto di Neurochirurgia dell' ospedale Villa Sofia. Un reparto che l'adotta. Ed è qui che arriva il suo 'angelo custode', Giorgia Butera, Presidente dell'associazione Mete onlus, che da anni si occupa dei più deboli, che è sempre in prima fila al porto quando arrivano i migranti.

"ll mio incontro con Grace è avvenuto poco più di un mese fa, quando si trovava ricoverata all’Ospedale Cervello per effettuare una interruzione volontaria (ma necessaria) di gravidanza, in virtù del successivo intervento. Diagnosi terribile: tumore al cervello", racconta Giorgia Butera all'Adnkronos. La Presidente di Mete onlus è ancora molto scossa e non fa niente per nasconderlo. "Vengo chiamata da una paziente ricoverata nella stessa camera d’ospedale, ritenendo che Grace non avesse persone al suo fianco; riesco a parlare anche con l’assistente sociale dell’ospedale - racconta ancora - a lì, il trasferimento a Villa Sofia in neurochirurgia. Mi reco in ospedale con la certezza che da quel momento in modo assolutamente volontario, e nel ruolo di Presidente Mete Onlus, avrei avuto cura della Principessa Grace".

Giorgia BUtera, Le ho mostrato le immagini degli sbarchi

"Mi presento, mostrandole le mie immagini in occasioni degli sbarchi; le mostro l’Africa nella mia vita - dice ancora Giorgia Butera - Grace è arrivata in Italia insieme al giovane marito Sonday, lui sempre presente avvolto da dolore, fragilità, paure e tantissimo amore. Dal nostro primo incontro, non ci siamo più lasciate. La situazione è sempre stata critica, i medici hanno sempre parlato di una difficile possibilità di rimanere in vita. Grace era una migrante senza speranze della Nigeria, una tra gli “ultimi”, eppure Dio nella sua grazia ha voluto mostrarle l’amore e la generosità della gente. Cito tra gli altri: Cristina, l'assistente sociale della Comunità dove era stata ospite, Gabriella, Lucrezia, Maria, Jole, Habiba, Jemy".

"Sin dal primo istante ho avuto la vicinanza da parte del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e da parte dell’assessore alle Attività sociali Giuseppe Mattina e del Presidente della Gesap Fabio Giambrone, tutti coinvolti da me - ricorda ancora Giorgia Butera -Ho chiesto loro sostegno per qualunque necessità si presentasse, e li ringrazio per ogni atto, per ogni pensiero; sino all’ultimo sono stati vicini, anche manifestandosi in azioni concrete. Ho trascorso con lei, un mese e poco più in ospedale; ho compiuto atti, che mai avrei immaginato di poter compiere: come aiutare a radare una testa in virtù dell’intervento, accompagnare in sala operatoria, o trascorrere del tempo in neurorianimazione".

'Ogni attimo con lei è stato condiviso senza abbandonarsi a isterismi inutili'

E Giorgia Butera conclude tra le lacrime: "Ogni attimo è stato condiviso nella certezza, che la Vita è un dono meraviglioso, e che bisogna far di tutto perché si viva nella pace, senza abbandonarsi ad isterismi inutili. Io e Grace non ci conoscevamo sino ad un mese fa, ma il bel destino della vita ci ha fatte incontrare. Lei è Amore, lo è stato per Me. Lo è stato per chiunque abbia incrociato il suo cammino. Purtroppo, non ce l’ha fatta. Sono stremata, ma felice d’aver donato coraggio, speranza ed amore ad una donna con pochi attimi da vivere".

Ai funerali di Grace, celebrati da don Charles Chukwudi Onyenemerem, nigeriano anche lui, erano in tanti. Dall'assessore comunale alle Attività sociali, Giuseppe Mattina, ai consiglieri comunali Paolo Caracausi e Ottavio Zacco, al vicedirettore della Caritas diocesana, Mario Sedia, ai rappresentanti dell'associazione Donne di Benin City e della comunità nigeriana. Palermo non ha lasciato sola, la piccola grande Grace.

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