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Commodity agricole, volatilità senza tregua anche nel 2023

Il punto di Unione Italiana Food ed Areté: i prezzi rimarranno ostaggio della volatilità per gli scarsi livelli delle scorte, conflitti militari, condizioni climatiche avverse, caro-energia, rafforzamento del dollaro.

(Fotogramma)
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11 ottobre 2022 | 17.27
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Non si arresta la schizofrenia dei mercati agrifood, la cui volatilità senza precedenti continua ad essere alimentata da conflitti militari, condizioni climatiche avverse, caro-energia, rafforzamento del dollaro. E se per i mercati agroindustriali il 2022 è l’anno della tempesta perfetta, dopo un 2021 già caratterizzato da importanti fenomeni di volatilità, nel 2023 lo scenario non cambierà in quanto i prezzi rimarranno ostaggio della volatilità per gli scarsi livelli delle scorte. E' quanto emerge da Commodity Agricole, evento annuale organizzato da Unione Italiana Food ed Areté – The Agri-food Intelligence Company, da 12 anni riferimento per gli addetti della filiera.

"L’anno scorso la parola d’ordine era spillover/contagio - commenta in apertura Mauro Bruni, presidente di Areté - per la capacità dei mercati di influenzarsi vicendevolmente al rialzo, ma quest’anno la parola che più si sente è differenziazione, per commodity, per gruppi di commodity e, in taluni casi, per aree geografiche". "Non c’è tregua quindi per chi opera sui mercati agrifood e, - precisa Bruni – i mercati faranno fatica anche nel 2023 a ricostituire livelli adeguati di scorte, condizione che aiuterebbe a contenere la volatilità di prezzo".

Per i cereali quali mais, frumento tenero, frumento duro, riso, continua l’erosione delle scorte esacerbata da emergenze climatiche (gravi siccità, alternate a piovosità eccessiva), conflitto Russia-Ucraina, esplosione dei costi produttivi e svalutazione dell’euro. Il concretizzarsi di una recessione potrebbe innescare una contrazione dei prezzi, ma prezzi che rimarrebbero comunque ostaggio della volatilità per gli scarsi livelli delle scorte.

Semi ed Oli Vegetali (palma, soia, girasole, oliva, colza, cocco). Emergenze climatiche, per lo più legate a gravi episodi di siccità hanno causato significative riduzioni delle produzioni. Lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina che ha causato una scarsità immediata sul mercato dell’olio di girasole ha esteso le tensioni di prezzo a tutto il comparto per effetto sostituzione. Gli aumenti hanno superato anche il +300% per alcuni oli vegetali, in primis palma e girasole, sostenuti anche dalla scarsità di manodopera in importanti Paesi produttori, legata alle restrizioni anti-covid.

Dinamiche di mercato disomogenee per le commodities coloniali dallo zucchero al caffè al cacao. Gli stock bassi su zucchero e caffè supportano le quotazioni; sul cacao stock elevati hanno invece fatto da cuscinetto ai prezzi. Per lo zucchero continua lo stato di tensione dei prezzi in Europa ed in Italia, nonostante i mercati internazionali siano più favorevoli ad un contenimento dei prezzi. Le quotazioni in Italia si confermano ai massimi storici.

Sul caffè le gravi difficoltà produttive che nel 2021/22 avevano spinto i prezzi di oltre il 180%, sembrano superate. Tuttavia, il mercato stenta a ricostituire livelli di scorte adeguati. Per il cacao invece si moltiplicano gli spunti rialzisti.

Per quanto riguarda prodotti di origine animale quali latte e derivati e uova, prezzi in tensione per l’effetto trasmissione di mangimi ed energia. In questo contesto i produttori aumentano le macellazioni, calano le rese, calano le rimonte, determinando una generale minore produzione, aggravata da fenomeni di aviaria e meteo avversi.

In controtendenza il trend generalizzato di prezzi bassi per la frutta secca che è stato dovuto ad un mix di fattori endogeni, come le generali scorte elevate che hanno contenuto gli effetti delle minori produzioni. Tuttavia anche per la frutta secca vale il tema della diversificazione fra materie prime, mercati ed aree geografiche. E’ il caso della nocciola italiana o dei pistacchi iraniani che, risentendo in misura maggiore dei deludenti raccolti, hanno raggiunto massimi storici di prezzo. Infine i legumi. Ed infine i legumi. Dopo i raccolti disastrosi del 2021, il 2022 ha fatto segnare miglioramenti produttivi che tuttavia faticano a togliere volatilità dai mercati, dove permangono forti diversificazioni per varietà/aree/mercati.

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