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Clima: Federbio, dall'agricoltura bio risposta al riscaldamento globale

12 settembre 2016 | 12.42
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(Xinhua)

Una relazione complessa quella tra agricoltura e cambiamenti climatici, all'interno della quale una conversione verso il biologico può offrire un contributo significativo nella lotta al riscaldamento globale e al raggiungimento degli obiettivi fissati alla Cop21 di Parigi. E' quanto emerso durante il convegno di FederBio in collaborazione con Kyoto Club 'Agricoltura biologica: la risposta globale al riscaldamento globale', che si è svolto al Sana, Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.

L'agricoltura è allo stesso tempo fonte di gas serra e 'vittima' degli effetti del cambiamento climatico. "Le relazioni tra agricoltura e cambiamenti climatici sono estremamente complesse. Da una parte l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), alla radice dei cambiamenti climatici in atto - evidenzia Lorenzo Ciccarese, ricercatore Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - Secondo la Fao, le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia. Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali".

"Tuttavia l’agricoltura, grazie all’attività fotosintetica delle piante presenti sulle colture, sui prati e sui pascoli, può avere un ruolo significativo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici se fossero implementate quelle pratiche agricole, come una migliore gestione dei suoli, delle risaie (fonti di metano), degli animali e delle loro deiezioni, dell’irrigazione (il recupero dei suoli organici) che portano a una riduzione delle emissioni di gas serra, alla produzione di bioenergia in sostituzione delle fonti fossili e di sequestro di carbonio nel suolo e nella biomassa", spiega Ciccarese.

"Per completare il quadro delle relazioni agricoltura-cambiamenti climatici, dobbiamo evidenziare come l’agricoltura sia uno dei settori produttivi più colpiti dagli effetti negativi delle alterazioni climatiche, soprattutto attraverso l’innalzamento delle temperature medie e l’intensificarsi dei fenomeni estremi, come siccità e inondazioni - osserva il ricercatore - L’Ipcc Intergovernmental Panel on Climate Change stima che le anomalie climatiche potranno provocare una riduzione della produttività agricola, da qui al 2050, compresa tra il 9 e il 21%".

In questo contesto, conclude, "l’agricoltura bio ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno. In questo senso l’agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione sia di adattamento ai cambiamenti climatici".

"A partire dalla Carta del Bio di Expo Milano 2015, FederBio sta lavorando per promuovere l'agricoltura biologica come modello agricolo e alimentare per il futuro dell'agricoltura, anzitutto italiana - spiega Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, federazione interprofessionale che rappresenta l’intero settore del biologico - In un momento in cui anche il mercato sta inequivocabilmente dimostrando che i cittadini vogliono un'agricoltura senza Ogm e pesticidi, capace di tutelare acqua, suolo e biodiversità è necessario attuare un grande progetto di conversione al biologico che dia risposte anche al tema della lotta ai cambiamenti climatici".

Sergio Andreis, direttore di Kyoto Club, auspica "una diffusione, oltre che un sostegno da parte delle istituzioni nazionali ed Ue, delle buone pratiche che già contribuiscono a massimizzare l'efficacia dell’agricoltura biologica e biodinamica nell'ambito del contenimento delle emissioni climalteranti".

A conclusione Hans Herren, presidente e Ceo del Millennium Institute, presidente di Biovision, vincitore del World Food Prize 1995, rimarca: "I dati sulla relazione tra agricoltura biologica e riscaldamento globale ci forniscono una valida motivazione per incrementare il bio, l’agricoltura rigenerativa e l’agroecologia includendo in questa conversione sostenibile e più in generale nel dibattito sull’agricoltura biologica anche i decision makers. E’ necessario che l’agricoltura del futuro e le politiche alimentari siano coerenti con le evidenze scientifiche. In questo contesto la ricerca è sempre più necessaria per confermare i benefici dell’agricoltura sostenibile nel presente e nel futuro".

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