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Oman: dubbi su salute Sultano, paese al bivio si interroga su successione

Da quattro mesi Qablus, al potere da 44 anni, è in Germania per imprecisati test medici

POLITICA
Oman: dubbi su salute Sultano, paese al bivio si interroga su successione

Domina l'incertezza sul futuro politico dell'Oman, strategico alleato nel Golfo degli Usa e dell'Europa che al tempo stesso coltiva solide relazioni con l'Iran. A pesare sulle prospettive del regno sono le condizioni di salute del sultano Qabus, da 44 anni al potere dopo un colpo di Stato con cui rovesciò il padre Said bin Taimur. Il sultano si trova da luglio in Germania per non meglio precisati controlli medici. La spessa coltre di riservatezza che circonda lo stato di salute di Qabus ha inevitabilmente aperto il dibattito sulla sua successione.


Nelle ultime settimane si sono diffuse voci, rivelatesi false, che il sultano fosse malato terminale o che fosse addirittura morto. La fuga di notizie ha spinto Qabus ad apparire alla tv di Stato lo scorso 5 novembre per smentire le indiscrezioni. Il sultano, apparso teso e con indosso un copricapo di lana al posto del consueto turbante dai colori sgargianti, si è rivolto ai suoi quattro milioni di sudditi, dolendosi per non poter rientrare nel paese in occasione della festa dell'indipendenza che si celebra oggi, lo stesso giorno del suo 74esimo compleanno.

"La festa nazionale arriva in un momento in cui sono fuori dal mio amato paese per le ragioni che voi sapete", ha detto il sultano. "I risultati (dei test, ndr) sono stati positivi - ha assicurato - Nella prossima fase dovrò seguire un protocollo medico". Nessun altro dettaglio.

Negli ultimi anni l'Oman, per la posizione strategica rispetto ai principali corridoi energetici mondiali e per il ruolo di interlocutore privilegiato dell'Occidente e dei suoi alleati del Golfo, ha assunto un ruolo da protagonista su alcuni dei più delicati dossier regionali, in particolare sul programma nucleare iraniano.

Muscat, in quanto 'ponte' tra l'Occidente e la Repubblica islamica, di recente ha ospitato un vertice tra il segretario di Stato Usa, John Kerry, e il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in vista dell'ultima settimana di negoziati che si è aperta ieri a Vienna.

"Qabus ha svolto un ruolo significativo grazie alla sua abilità di mediatore su numerose questioni", conferma Theodore Karasik, analista del Risk Insurance Management di Dubai. "Il sultano - prosegue - ha agito come intermediario tra l'Iran e l'Occidente. Questo canale è servito per aprire la strada, come si auspica, a un accordo che risolva la disputa sul nucleare tra Teheran e Washington".

Ad alimentare i dubbi sul futuro del sultanato concorre il fatto che, al contrario delle altre monarchie del Golfo, non c'è un erede al trono di Muscat in quanto Qabus non è sposato e non ha figli né fratelli. "Non c'é un cosiddetto 'numero due' del regime per questo c'è molta incertezza su chi diventerà il prossimo sultano", spiega Giorgio Cafiero, direttore del centro di ricerche Gulf State Analytics.

Secondo Cafiero, il prossimo leader "non ridefinirà la posizione dell'Oman sulla scena internazionale. Tuttavia se il paese entrasse in una fase di destabilizzazione, possiamo aspettarci che le autorità dedichino maggiori energie e risorse per affrontare le crisi interne".

La prolungata assenza di Qabus, tra i monarchi più longevi al mondo, ha spinto numerosi analisti ad interrogarsi anche sulle modalità della sua successione. Secondo la Costituzione in vigore, la famiglia regnante dovrà indicare un successore entro tre giorni da quando il trono sarà vacante. Se questo non dovesse accadere, sarà nominato sultano una persona indicata dallo stesso Qabus in una lettera al consiglio di famiglia.

Qabus è a capo di un paese che ha molte contraddizioni dal punto di vista politico e che, dal punto di vista economico, si regge sui 940mila barili di petrolio estratti ogni giorno. Il sultanato è stato il primo paese del Golfo a garantire alle donne il diritto di voto e ad adottare una Costituzione scritta. D'altra parte, il sistema politico è cambiato poco negli ultimi decenni e il sultano continua a governare a colpi di decreti reali.

Tutte le contraddizioni sono emerse nel 2011, quando l'Oman è stato teatro di una sorta di rivolta 'light' sulla scia delle rivoluzioni della Primavera Araba. Manifestanti sono scesi in piazza per chiedere riforme democratiche. Almeno due persone sono morte negli scontri con le forze di sicurezza e decine sono state arrestate.

La reazione di Qabus, tuttavia, è stata tempestiva. Ha ordinato un rimpasto di governo, istituito una Authority anti-corruzione e, cosa più apprezzata, ha create decine di migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico. Per gli attivisti pro-democrazia i cambiamenti sono stati solo di facciata, ma tanto è bastare per evitare un'escalation di tensioni come avvenuto nei vicini Bahrain e Yemen.



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