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Arte, Sgarbi: "Mai avuto dubbi su proscioglimento"

30 giugno 2021 | 21.04
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Il critico d'arte all'Adnkronos: "Se investigatori mi avessero interrogato, la vicenda si sarebbe chiusa subito"

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"Non ho mai avuto dubbi sull'esito di questa vicenda giudiziaria, né potevo averne: le opere erano autentiche, non c'erano dubbi in merito". Lo afferma all'Adnkronos Vittorio Sgarbi, commentando il 'non luogo a procedere' stabilito dal giudice nel procedimento che lo vedeva accusato dalla Procura di Roma di aver autenticato false opere d’arte attribuite all’artista anconetano Gino De Dominicis, scomparso nel 1998.

"Hanno cominciato un'indagine sulla base della malignità di questo collezionista Tomassoni, che possiede un'ottantina di opere di De Dominicis che parlava di opere che non aveva visto -spiega il critico d'arte- e da lì è cominciata un'indagine che non aveva senso". "L'errore fondamentale -sottolinea Sgarbi- è stato che gli investigatori, una volta aperta l'inchiesta, non siano venuti da me e non mi abbiano mai interrogato: avrei detto come stavano le cose, e la vicenda si sarebbe chiusa subito. Invece no: sono andati avanti a pedinarmi, intercettarmi, e sono dovuto arrivare a difendermi da solo".

E sull'esito della vicenda giudiziaria, il critico d'arte aggiunge: "Le mie memorie, per fortuna, hanno evidentemente colpito un magistrato intelligente, quindi onore al magistrato Angela Gerardi che ha capito come stavano le cose". Nelle sue memorie, Sgarbi aveva tra le altre cose spiegato: "L’attribuzione di un’opera spesso è mutevole nel tempo", aveva infatti affermato Sgarbi nella sua memoria depositata in tribunale. "Funziona così nella storia dell’arte. Esistono decine di pareri differenti sull’attribuzione di questo o quel capolavoro che resta dibattuto".

E sugli articoli di stampa che hanno ricostruito la vicenda riportando la notizia del procedimento a suo carico, Sgarbi è netto su un direttore di giornale: "La cosa più deludente è stata che senza farmi nessuna intervista ha pubblicato due articoli contro di me dando ragione all'accusa", conclude.

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